M5S, Bersani: “Via stretta ma è l’unica via possibile”

Pubblicato il 11 marzo 2013 da redazione

ROMA  – Il leader del Pd Pier Luigi Bersani rivendica, anche di fronte all’assemblea degli eletti del suo partito, la proposta per un governo ”di cambiamento”. La strada è ”stretta”, ammette, ma allo stesso tempo spiega di non vedere in giro altre ”autostrade”.

– D’altra parte – attacca -, noi non possiamo governare da soli, ma nemmeno gli altri possono.

Intanto il segretario affida a tre ‘ambasciatori’, Davide Zoggia, Luigi Zanda e Rosa Calipari il compito di provare a mediare sugli incarichi istituzionali con gli altri gruppi, grillini in testa, che vedranno il Pd oggi al Senato.

Niente voti di fiducia, è però la linea ribadita dal Movimento Cinque stelle; anche se i grillini, fanno sapere di volere un questore per Camera (postazione privilegiata per il controllo di tutti gli affari interni al Palazzo), due vice presidenze e di non disdegnare anche la presidenza di Camera o Senato. E’ chiaro che la partita delle presidenze è il primo tassello di quella, più complessa, per il governo.

La piattaforma del Pd per il ”cambiamento”, ribadisce però Bersani, che nel suo intervento non cita mai Berlusconi, è rivolta a tutto il Parlamento. Il segretario, peraltro, riserva i toni più duri a Grillo ”novello principe in formazione” che ”non può essere mai sazio” e pensa di tenersi le mani libere non ”per l’Italia” ma per qualcosa ”che si chiama potere”.

Comunque la si guardi, la strada imboccata dal leader Pd rimane in ogni caso strettissima. Tanto più che dal Movimento Cinque stelle arriva l’ennesima porta sbattuta in faccia. I grillini non voteranno la fiducia a un governo Pd.

– Chi lo farà – ribadisce la linea la capogruppo alla Camera Roberta Lombardi – sarà fuori dal movimento.

E’ chiaro, dunque, che pur nel sostegno all’ipotesi principale del segretario, nel partito si iniziano a vagliare ‘scenari B’, e quello escluso da più parti è un rapido ritorno alle urne in una situazione di crisi e, soprattutto, con l’attuale legge elettorale.

A guardare avanti è certamente il sindaco di Firenze Matteo Renzi che da qualche giorno ha mollato gli ormeggi e iniziato a mettere le basi per la propria partita personale. Il competitor di Bersani alle primarie non manca di dire la sua sull’esito della trattativa del segretario:

– Faccio il tifo per lui ma non sono ottimista.

Non solo. Renzi continua a battere sul tasto del finanziamento pubblico e, procurandosi l’accusa di ‘dossieraggio’, chiede che il partito metta online tutte le spese voce per voce. A chiedere lo stop ai fondi pubblici ai partiti è anche Beppe Grillo che sfida Bersani a firmare un documento in cui rinuncia ai finanziamenti.

– Noi – è la risposta piccata del leader Pd – ce l’abbiamo una proposta sul finanziamento dei partiti. Solo che la discussione si deve legare al fatto della trasparenza, che non è una banalità : perchè un partito che non ha democrazia interna può prendere in mano il Paese e trasferire la mancanza di democrazia al Paese.

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