Stretta sulla presidenza delle Camere, partita aperta per il Colle

ROMA – Stretta sulle presidenze di Camera e Senato, a tre giorni dalla prima seduta del nuovo Parlamento. Sul tavolo la possibilità di trovare un’intesa tra i partiti (M5S incluso) che consenta di comporre il complesso puzzle degli incarichi istituzionali, Quirinale incluso. Ieri, dopo l’incontro tra i pontieri del Pd e i grillini, riprende quota l’ipotesi che lo scranno più alto di Montecitorio possa alla fine andare al Movimento di Beppe Grillo (e in questo caso la candidata più probabile resta Marta Grande). Per conoscere il candidato occorre però attendere oggi, quando verranno resi pubblici i candidati a cinque stelle. Se così fosse sarebbe molto probabile che il Senato sia appannaggio dei Democratici e qui in pole c’è Anna Finocchiaro.

La partita non è però chiusa e resta ancora in piedi anche l’alternativa che passa per un accordo con i montiani, i cui voti possono risultare cruciali per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica. Eventualità, quest’ultima, che lascerebbe ai Democratici la possibilità di occupare la casella della Camera con Dario Franceschini e che sarebbe appunto il frutto di un’intesa con una evidente convenienza di entrambe le parti.

Nel caso in cui alla fine fosse Scelta civica di Mario Monti a esprimere il numero uno di Palazzo Madama, nella rosa dei papabili il più probabile resta quello di Mario Mauro. Qualora invece i Democratici decidessero di lasciare la presidenza di un ramo del Parlamento ai grillini, questa scelta non sarebbe la conseguenza di un tradizionale accordo politico dal momento che il M5S non si stanca di ribadire il proprio no a qualsiasi intesa e alleanza. Ragion per cui c’è chi nel Pd si chiede quale sia l’utilità di cedere la vetrina di Montecitorio a chi non intende dialogare. E questo nonostante la riunione tra i pontieri democratici e la delegazione M5S si sia tenuta in un clima disteso, registrando almeno sul metodo un consenso di massima, che prevedrebbe tra l’altro la disponibilità dei nuovi deputati a esprimere un vicepresidente e un questore per ciascun ramo del Parlamento e consentire così di avviare i lavori della macchina parlamentare.

Una volta comunque eletti i presidenti di Camera e Senato, le trattative fra i partiti non saranno certo chiuse. Governo a parte, nelle prossime settimane infatti si dovrà giocare la partita della elezione del presidente della Repubblica. Tra le personalità più quotate resta sempre quella dell’ex premier Romano Prodi, scelta però invisa al Pdl che gli preferirebbe Massimo D’Alema.

Nel partito di Silvio Berlusconi però non si nasconde che il Cavaliere continui a sperare di vedere salire al Colle Gianni Letta, senza disdegnare anche l’ipotesi Giuliano Amato. Tra i 1.007 grandi elettori che eleggeranno il Capo dello Stato il Pd sfiora comunque il quorum, avendone 501 dei 504 necessari dal quarto scrutinio: numeri che potrebbero spiegare la necessità per i Democratici di costruire un’intesa preventiva con i montiani e assicurarsi così la più alta carica dello Stato.

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