Evasione fiscale, l’Italia dei furbetti

ROMA  – Ci sono gli evasori fiscali incalliti e quelli che prendono la pensione della madre morta; ci sono le imprese e i lavoratori autonomi che incassano i contributi statali ed europei senza averne diritto e i medici specializzati che, pur usufruendo di una borsa di studio, svolgono attività professionale; ci sono i dipendenti pubblici con un secondo lavoro non dichiarato e le società immobiliari che non pagano le tasse sui beni venduti: il bilancio del 2012 del Comando tutela finanza pubblica della Guardia di Finanza ribadisce, ancora una volta, come l’Italia resti il paese dei furbetti, dove truffare lo Stato è l’attività principale di migliaia di cittadini.

I dati relativi all’attività dei tre nuclei che compongono il comando – il Nucleo entrate, il Nucleo spesa pubblica e repressione frodi comunitarie e il Nucleo pubblica amministrazione – sono infatti impietosi e non risparmiano nessun settore della società, dalla pubblica amministrazione all’imprenditoria dal popolo delle partite Iva fino alle aziende che commerciano via web.

“Proseguiremo anche nel 2013 per migliorare l’efficacia e l’efficienza” dell’azione di contrasto, dice non a caso la Guardia di Finanza, “concentrando le risorse a tutela dell’economia legale e del corretto funzionamento delle regole di mercato, puntando al recupero delle risorse sottratte ai bilanci dello Stato, dell’Ue, delle Regioni e degli Enti Locali, per garantire il corretto impiego a beneficio della collettività ed a sostegno delle politiche di rilancio e sviluppo economico-sociale del paese”.

– L’italiano – ammette il generale Riccardo Piccinni, alla guida del Comando tutela finanza pubblica – appena può cerca di evadere. E’ un costume sociale che dobbiamo combattere. Il nostro obiettivo è il contrasto alla macro evasione, ma anche quella micro non va trascurata perché vanno tutelati i contribuenti onesti e l’economia sana del paese.

Per raggiungerlo, ha spiegato il generale, la Guardia di Finanza “eleverà sempre di più la qualità dell’attività svolta, per renderla sempre più efficace, efficiente e proficua”. I numeri dell’evasione fiscale scoperta dal Comando – solo una parte dei redditi non dichiarati dagli italiani che nel 2012 hanno raggiunto la cifra di 56 miliardi – dicono che l’anno passato sono stati sottratti a tassazione redditi complessivi per 2,3 miliardi; 300 sono invece i milioni di Iva non dichiarata, un miliardo l’Irap evasa e oltre mille evasori totali scoperti.

Nel corso dell’anno sono inoltre state scoperte 700 società immobiliari che, a fronte dei beni venduti, hanno sottratto al fisco 650 milioni di imponibile e 60 di Iva. L’attenzione degli uomini del Nucleo speciale entrate si è focalizzata in particolare sui cosiddetti ‘compro oro’: nei loro confronti sono stati eseguiti 348 controlli che hanno portato alla denuncia di 53 persone per vari reati e alla scoperta di un’evasione di circa 200 milioni, oltre a Iva non dichiarata per 90 milioni.

Le indagini sull’evasione fiscale internazionale hanno infine consentito di individuare redditi sottratti a tassazione per 900 milioni. Poi ci sono i dati relativi alle frodi al bilancio, per un totale di 152 milioni truffati allo Stato e all’Ue scoperti nell’ambito di 4.642 controlli. La Finanza ha denunciato complessivamente 2.431 persone tra imprenditori e lavoratori autonomi, che hanno ottenuto contributi per 114 milioni senza averne il diritto o presentando documentazione falsa e oltre 1.500 ‘ladri di welfare’, tra cui 115 cittadini che riscuotevano la pensione di parenti morti, costati allo stato 24 milioni: c’è l’insegnante siciliana che prendeva la pensione della madre morta nel 1999 e il cittadino della provincia di Avellino che l’incassava dal 1986; c’è la moglie di un professionista in provincia di Roma e un vigile urbano in Emilia Romagna che ha truffato lo Stato dal 2007. Quasi 500 medici specializzandi invece, pur avendo una borsa di studio dello Stato per 14 milioni, esercitavano attività professionale.

Dai furbetti non è affatto esente la pubblica amministrazione: 11.713 tra collaboratori e consulenti hanno ottenuto incarichi da 16 enti pubblici nazionali e territoriali in maniera irregolare, mentre quasi 900 dipendenti pubblici avevano un secondo lavoro senza l’autorizzazione della pubblica amministrazione per la quale lavorano: hanno ottenuto compensi, ovviamente esentasse, per 6 milioni.