Nei Caraibi gli italiani protagonisti nel settore alberghiero e della ristorazione

CARACAS – Nessuna pausa. Dopo le “politiche 2013”, nel nostro Consolato Generale di Caracas si è avuto appena il tempo per un bilancio definitivo del lavoro svolto e per tirare un sospiro di sollievo e soddisfazione. In controtendenza rispetto a quanto accaduto in tantissimi altri Consolati, i risultati – leggasi, incremento sostanziale nel numero degli aventi diritti al voto, che sono passati a quasi 80 mila; e crescita nella quantità di schede votate, più del 37 per cento del totale – sono stati il premio all’impegno e alla professionalità.

Quindi, come dicevamo, nessuna pausa. Ed infatti, nei giorni scorsi, il Console Generale, Giovanni Davoli, si è recato alla vicina Barbados, dove ha incontrato i connazionali che vi risiedono.

– L’Italia – ci ha spiegato il Console Davoli – ha deciso di elevare a Consolato, il vice-Consolato dell’isola.
Una promozione per la signora Paola Baldi che da circa 30 anni, in qualità di vice-Console, rappresenta l’Italia.

– E’ stato deciso di aumentare il profilo della signora Baldi – sottolinea – e, quindi, di dare un maggior risalto alla presenza italiana nell’isola. Era indispensabile la mia presenza per il giuramento di rito, senza il quale la signora Baldi non avrebbe potuto assumere pienamente la sue nuove responsabilità.

– Quali sono le caratteristiche della nostra comunità di Barbados?
– Ovviamente – precisa d’immediato -, è una comunità piccola; composta da poche decine di connazionali. Ma è una comunità abbastanza dinamica. Barbados – spiega – è un’isola la cui economia si basa essenzialmente nel turismo. I nostri connazionali sono protagonisti nel settore alberghiero ed in quello della ristorazione. Alcuni dei manager più importanti sono italiani. Ad esempio, è italiano uno dei ristoranti più ‘trend’, più ‘chic’ dell’isola. I nostri connazionali svolgono un ruolo di rilievo anche nell’ambito dei servizi. Quella italiana a Barbados è una comunità relativamente giovane, molto dinamica e attiva.

– Quali sono i loro problemi? Quali sono state le preoccupazioni che le sono state espresse?
– E’ un’isola relativamente tranquilla – commenta -. I problemi di ordine pubblico e di criminalità sono relativamente contenuti, per cui non mi sono state espresse particolari inquietudini.

– Italiani detenuti?
– Non ve ne sono – è la risposta del Console che prosegue segnalando che i nostri connazionali hanno “chiesto una maggiore vicinanza dei servizi consolari alla comunità”.

– Una richiesta, questa – prosegue -, alla quale è stata data una prima risposta con l’elevazione del vice-Consolato a Consolato. Ho approfittato per portare con me la macchina per catturare le impronte digitali, consentendo ai connazionali che ne avevano bisogno, di rinnovare il passaporto.

– Per il rinnovo del documento, il cittadino che vive a Barbados deve recarsi a Caracas…?
– O in qualunque altro Consolato al mondo o alla Questura in Italia – afferma -. Da quando abbiamo le impronte digitali, è necessario che i cittadini italiani si rechino agli uffici consolari di prima categoria. Ma questo vale per il cittadino di Barbados come per quello di Barquisimeto.

Si, in effetti è così. I disagi saranno gli stessi, ma le distanze, ovviamente, no.

Nell’ufficio del Console Generale Davoli, ora, si respira un clima di tranquillità. Che differenza da appena qualche settimana fa! Sono scomparsi i plichi elettorali e gli enormi borsoni che li contenevano. Non vi è più il viavai nervoso di funzionari. Anche all’ingresso del Consolato vi è un ambiente diverso tra i connazionali che attendono il loro turno per il disbrigo di una pratica o la richiesta di un documento. Le “Politiche 2013”, con le sue polemiche, sono ormai alle spalle. Almeno per il momento, visto le difficoltà nel Belpaese di formare un nuovo governo che possa condurre a buon porto la “nave Italia”.

Per concludere, chiediamo:
– Dei paesi in cui è accreditato, quali ha visitato? Quali sono le caratteristiche delle nostre comunità?
– Tranne Suriname e San Lucia, li ho visitati tutti – ci dice -. Non sempre, in questi paesi, si può parlare di Collettività. La Comunità più grande è senz’altro quella di Trinidad e Tobago, con circa un centinaio di connazionali. Poi vi sono quelle di Barbados e Grenada. Ma non possiamo parlare di Collettività, ad esempio, a Guyana, dove vi sono sì e no una decina di italiani; cittadini che generalemnte vanno e vengono… funzionari internazionali.
Spiega che sono comunità piccole con problemi e situazioni “assai simili” perché, “alla fine, sono isole in cui l’economia è concentrata nei servizi e nel turismo”.

– I nostri connazionali – prosegue – sono protagonisti in quanto le loro attività si svolgono in questo ambito. Sono comunità non soggette ai drammi che viviamo noi in Venezuela. Nei Paesi dove risiedono vi è una certa stabilità dal punto di vista dell’ordine pubblico… ed anche politico.

E precisa:
– Comunque, stiamo parlando di contesti anglosassoni, dove domina il legame con gli Stati Uniti e l’Inghilterra e dove il nostro Paese non è un attore principale come qui in Venezuela.

Mauro Bafile