Il “nostro” senatore grillino tra i papabili alla presidenza

Pubblicato il 14 marzo 2013 da redazione

ROMA – Sembra che sia proprio arrivato il momento dei latinoamericani. Dopo il Papa Francesco I, un argentino figlio di un piemontese, anche il grillino Luis Alberto Orellanas, italo-venezuelano eletto al Senato è segnalato per un posto di grande importanza. I suoi sostenitori lo hanno scelto online come candidato del M5S per la Presidenza del Senato.

Orellanas, intervistato giorni fa dalla nostra redazione, è nato a Caracas, in Venezuela, 51 anni fa e lavora nel settore delle telecomunicazioni.

Come lui stesso ricorda nell’intervista alla Voce, il padre si è trasferito in Italia negli anni 50 quando il Venezuela era sotto la dittatura di Marcos Pérez Jiménez che chiuse le università per un periodo molto lungo. “Mio padre – racconta Orellanas – studiava medicina e lottò come molti altri studenti opponendosi a questa decisione e al regime. Mio nonno, che non ho mai conosciuto, decise di mandare mio padre a studiare in Europa e visto il tipo di studi, in Italia, a Roma. Sa, ai tempi si guardava più all’Europa e non agli Stati Uniti come adesso. A Roma mio padre conobbe mia madre che si trovava nella capitale per alcune vicissitudini personali (mio nonno materno stava male ed era stato ricoverato in un ospedale di Roma). Si innamorarono, si sposarono e vissero per un periodo in Italia: a Roma e poi a Pavia dove mio padre si specializzò in ematologia.” In seguito sono tornati in Venezuela e a Caracas è nato Luis Alberto.

Tra i suoi cavalli di battaglia politici c’è quello della difesa dell’ambiente e dei tagli ai costi della politica e alla domanda della nostra giornalista circa un suo possibile impegno verso gli italiani dell’America Latina lui ha risposto: “Come tematica mi interessa anche se non l’ho mai approfondita. Credo si potrebbero sfruttare meglio i rapporti tra i paesi e la risorsa degli italiani residenti in America Latina. Sono tanti gli italiani residenti emigrati e ho potuto vedere personalmente che si fanno ben volere, ma bisogna valorizzare maggiormente questa risorsa.”

Ma il cammino verso la Presidenza del Senato per Orellanas è tutto in salita. Per la guida delle due Camere i bersaniani insistono infatti nel cercare una soluzione condivisa con i 5 stelle: ma nel Pd cresce il malessere dei renziani che per la massime cariche dello Stato chiedono figure autorevoli ‘’perchè non si gioca con le istituzioni’’. Renzi nel partito non è isolato: una componente (che fa capo a Franceschini e Letta) giudica azzardato rincorrere ad ogni costo un accordo con Grillo e preferisce i ‘salti nel buio’’ (le urne) ad un ‘’suicidio intellettualmente assistito’’ (l’intesa col Pdl).
Ben diversa la posizione dei montiani che preferirebbero un patto di responsabilitá con il Pdl.

La strategia di Monti sembra condivisa dal Ppe: il Professore al vertice dei popolari europei ha potuto toccare con mano l’allarme per l’ondata di instabilità indotta dal M5S e anche l’incomprensione della chiusura pregiudiziale al Pdl che pure ha offerto la collaborazione per un governo di riformismo europeo. Per ora il Pd ha deciso di votare scheda bianca sia alla Camera che al Senato.

Lo stallo finora non ha schiodato i grillini dalle loro trincee. La tattica dei 5 stelle è semplice: chiedono di far confluire sui loro candidati i voti degli altri schieramenti senza prendere nessun impegno per la formazione del governo. L’unico spiraglio è stato fatto balenare da Vito Crimi, presidente dei senatori del M5S: il movimento potrebbe forse accettare un premier estraneo ai partiti, designato dal Quirinale. Ma per fare che cosa non è chiaro. Anche perchè Grillo con le sue bordate blocca sempre le piccole aperture dei suoi, forse nemmeno autorizzate.

Il tutto è complicato dallo scontro in atto tra magistrati e Pdl con Berlusconi che conferma la manifestazione di protesta di Roma in programma il 23 marzo che potrebbe davvero dare fuoco alle polveri. Il capo dello Stato si è dovuto difendere anche dall’accusa di aver offerto uno scudo al Cavaliere il che dimostra come ogni appello a stemperare i toni in questo momento cada fatalmente nel vuoto. Ma un accelerazione sul terreno dei rapporti tra politica e giustizia potrebbe trascinare tutto nel pericoloso vuoto di nuove elezioni politiche. Proprio come in Grecia.

Giuditta Tazzi

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