Cerci dal Toro alla Nazionale

Pubblicato il 18 marzo 2013 da redazione

ROMA – Stretto nella trappola dei paragoni illustri (nelle minori della Roma veniva visto come il nuovo Totti, Bruno Conti l’aveva scoperto e individuato come suo possibile erede), Alessio Cerci ha stentato a lungo a uscire dal limbo delle giovani promesse che non sbocciano e ora che il suo grande sponsor Giampiero Ventura lo ha lanciato stabilmente da titolare, ricevendo in cambio prove mature che hanno consentito al Toro di approdare a una salvezza con largo anticipo, il talento di Valmontone cerca gloria nella nazionale di Prandelli.

Una bella rivincita per lui dopo che era stato iscritto nel lungo elenco di potenziali campioni genio e sregolatezza, sulla scia di Cassano e Balotelli. Ma la sua consacrazione è anche un segnale di speranza per un ruolo, quello di ala destra, che sembrava definitivamente tramontato in ossequio a schemi tattici troppo rigidi. E forse non è un caso che a godere degli spunti brillanti di Cerci sia proprio il Toro che in questo ruolo ha visto la breve e rimpianta parabola di Gigi Meroni, la lunga e fruttuosa militanza del ‘Poeta’ Claudio Sala (artefice dell’ultimo scudetto firmato dai gemelli del gol Graziani e Pulici), la carriera intermittente di Lentini.

Per diverse generazioni il calcio italiano ha sfornato fondamentali interpreti del ruolo pur con caratteristiche diverse (da Mora a Domenghini, dal ‘barone Causio a Bruno Conti, da Fanna a Donadoni, da Moriero a Fuser e Camoranesi) ed e’ per questo che Prandelli, conscio delle rare prerogative di Cerci, sta covando il desiderio di farne un punto fermo della nazionale che sogna il Brasile 2014. Ma il ct, che conosce le vicende della Fiorentina, ci va molto cauto visto che Cerci ha fallito il salto di qualità in viola anche per lacune caratteriali. In un gruppo scapestrato che Delio Rossi non riusciva a domare, Cerci parcheggiava la sua Maserati al centro litigando con i vigili, collezionava multe per notti in discoteca, ritardi per comprare una casa a Formentera (oltre alla leggenda metropolitana di andare a spasso con un gatto al guinzaglio). Ai tifosi ricordava un altro campione stravagante come Chiarugi (che però vinse uno scudetto), ma il punto di rottura si è avuto per l’esuberanza della fidanzata Federica, sfegatata giallorossa, che ha litigato di brutto con i tifosi con insulti su facebook. Allora Cerci, che in passato era braccato anche dal City su indicazioni di Mancini, ha seguito Ventura al Torino, suo maestro dai tempi del Pisa (ma anche con lui ha avuto alcuni screzi). I risultati sono sotto gli occhi di tutti: una serie di prestazioni maiuscole, 5 gol e 10 assist e prima convocazione con Prandelli dopo una lunga trafile nelle nazionali minori.

Cerci ha corsa, grande velocità con il pallone al piede e un dribbling ubriacante (per cui l’hanno accostato a un grande campione come Henry) e un tiro interessante: è un mancino naturale che si trova meglio partendo da destra. Ha esordito a 16 e mezzo in serie A con Capello e dopo tante occasioni sprecate ha la possibilità di sfondare, sempre che il carattere fumantino e una certa indolenza non gli tarpino ancora le ali. Ventura e Prandelli si stanno impegnando per trasformarlo da talento a corrente alternata in top player. A 26 anni fa ancora in tempo a consacrarsi campione, ma anche stavolta dipende solo da lui.

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