Roberto Speciale: “La Comunità venezolana: tantissime donne piene di idee”

ROMA – Mi sembra doveroso iniziare con una domanda sul nuovo Papa: l’arcivescovo di Buenos Aires Jorge Mario Bergoglio. Immagino che questa elezione sia un motivo di orgoglio per gli argentini e per tutto il Sud America. Ne è contento? Cosa ne pensa?

Ho visto di questa sua ascendenza di padre piemontese e madre argentina, ma di origini genovesi. Al di là di questo fatto secondario, ciò che colpisce è che sia argentino: è il primo Papa sudamericano!. Non sono un esperto vaticanista, mi astengo da giudizi in merito ma credo che sia un’occasione straordinaria per riportare l’America Latina e l’Argentina in particolare, alla ribalta in Italia e nel mondo. Un’opportunità che reputo molto positiva, per far aumentare la conoscenza media e la sensibilità nei confronti di questo continente.

In che modo il nuovo vescovo di Roma può fortificare il legame tra l’Italia e l’America Latina?
Sapere che l’America Latina è una grande protagonista mondiale, un polo di sviluppo e un laboratorio economico sociale e politico di grande interesse per l’Italia e gli europei, è importante. L’intreccio tra Italia e America Latina è molto forte, e per noi è positivo, perché aiuta a scoprire una realtà che non è così conosciuta in Italia. Ma il Papa è di tutti, è una figura universale e porterà il suo messaggio per il mondo.

La stampa parla di una scelta “geopolitica”. Cosa ne pensa?
Questo non lo so.  Non credo, che ci sia stata solamente una scelta geopolitica da parte dei cardinali.

Tornando a noi e alle attività di Casa America avete inaugurato una mostra dedicata a Tina Modotti dal titolo “Un nuovo sguardo”. Che cosa racconta di Tina Modotti la mostra a Palazzo Ducale?
Io amo definirla una piccola e grande mostra.  Sono 27/30 fotografie, quindi una mostra piccola, non molto estesa, ma una grande mostra perché si intravede una realtà e la grande umanità della protagonista. L’esposizione ha girato diversi paesi prima di arrivare da noi. E’ stata in Israele, Turchia, Soho…

Che cosa volete mettere in rilievo?
Diverse cose. Prima il periodo. Le foto sono degli anni 20 durante i quali Tina Modotti era in Messico, e quindi ritrae il suo sguardo subito dopo la rivoluzione messicana. Lo fa con grande partecipazione, maestria, e soprattutto con grande sensibilità.  Poi vogliamo restituire al pubblico la personalità incredibile della Modotti.  Come ben sa, è nata in una famiglia poverissima friulana, emigrata negli Stati Uniti. Fu modella, attrice del cinema muto e proprio negli Stati Uniti conobbe Edward Weston dal quale impara la tecnica e l’arte della fotografia, e con lui si trasferisce in Messico. Viaggia tantissimo: in Europa, a Mosca, prende parte alla guerra civile spagnola e poi torna nuovamente in Messico. Una vita vissuta pienamente e una donna molto moderna. Muore purtroppo molto giovane a soli 47 anni. Vogliamo rimettere in rilievo anche questo aspetto: quello di immigrante italiana che ha fatto, come ama ricordare anche lei, “della sua vita un’opera d’arte”. Le sue non sono semplici fotografie, seppur molto belle, ma uno sguardo intenso sul mondo. Infine vorremmo far conoscere meglio il Messico e l’America Latina, e le interconnessioni culturali che ci sono tra questi e il nostro paese. È vero che non è cosi numerosa la comunità italiana in Messico, ma è presente anche qui.

Un’artista poliedrica, non solo una fotografa, una vita spesa con passione, come lei ci ha appena ricordato, e un carattere spigoloso, difficile. Le cito una frase di Tina Modotti:

 Ogni volta che si usano le parole “arte” o “artista” in relazione ai miei lavori fotografici, avverto una sensazione sgradevole dovuta senza dubbio al cattivo impiego che si fa di tali termini. Mi considero una fotografa, e niente altro.

Quanto è stato complesso realizzare una mostra su un personaggio così sfaccettato? Non mi riferisco naturalmente all’aspetto organizzativo e logistico.

Abbastanza, infatti abbiamo scelto un programma ricco. Oltre alla mostra, distribuiremo un catalogo e faremo 2 cene con menu messicani. Abbiamo volutamente mischiato i due aspetti culturali: non solo quella “alta”, ma anche la cultura quotidiana. Ci sarà in aprile un incontro con lo scrittore Pino Cacucci, autore dell’opera “Tina”, e una conferenza sulla grafologia per ripercorrere alcuni elementi del carattere di Tina Modotti attraverso i suoi scritti. Verranno proiettati dei film e documentari Rai ai quali ha partecipato l’artista o amici molto vicini a lei. Infine verrà trasmesso il film “Frida”, che racconta la storia della pittrice Frida Kahlo, con la quale Tina Modotti condivise molte battaglie e l’amore per l’arte.

Complimenti, un programma ricchissimo. Leggo che l’evento è in collaborazione con la banca Carige e Euroguarco . Immagino che sia difficile in questo periodo di crisi economica trovare finanziamenti?
Moltissimo. Questa iniziativa è stata praticamente a costo zero: la mostra appartiene all’Ambasciata messicana, mentre Casa America ha organizzato gli eventi paralleli, e il Palazzo Ducale si è occupato dell’allestimento. Diciamo che in questo caso c’è stata una triarchia accomunata, credo, da uno stesso obiettivo: quello di far conoscere il Messico e la cultura messicana.  È stata un’operazione culturale interessante.  Gli sponsor hanno aiutato nelle piccole spese che abbiamo sostenuto, ma il contributo è stato marginale. La situazione nella quale operiamo è certamente difficile.

Quali altre attività promuove Casa America ? Mi può parlare brevemente di cosa si occupa la fondazione?
La nostra missione è quella di contribuire a far conoscere l’America Latina in Italia e l’Italia in America Latina.  Siamo uno dei ponti possibili tra i due paesi e lo facciamo attraverso mostre, convegni, seminari, corsi di lingua ecc. Abbiamo una rivista: “ i Quaderni di Casa America” dedicati a singoli temi e a singoli paesi del continente latinoamericano. L’ultimo è stato sull’Ecuador, il penultimo sul Perù.

Quali sono i prossimi progetti di Casa America? Ce ne saranno alcuni dedicati al Venezuela?

Il 26 marzo è in programma un incontro sul bilancio dei 15 anni del governo Chávez. Mi piacerebbe dedicare entro fine anno, 3 numeri dei “Quaderni” a Haiti, Bolivia e Venezuela. Ci sto lavorando insieme ad altre iniziative.

È molto grande la comunità venezuelana a Genova?
Non è molto numerosa ma è attiva. E`composta da molte donne con le quali abbiamo un ottimo rapporto e sono disponibili, dinamiche, con voglia di fare.

 Come si fonde la cultura italiana con quella latinoamericana?
Ci sono molte cose in comune. L’origine latina innanzitutto, che è culturale e linguistica. Più recentemente ci sono stati dei flussi migratori italiani verso l’America Latina non solo popolari ma anche artistici e culturali. Sono emigrati pittori, attori ecc. artisti che hanno contribuito notevolmente allo sviluppo e all’arricchimento della cultura latinoamericana. Per esempio molti dei grandi teatri si rifanno in particolare a quelli italiani. Anche la musica classica e quella più popolare hanno origini italiane ed europee. Lo stesso tango per esempio.

Come sta vivendo la comunità latina la crisi economica?
Molto male, come del resto gli italiani. La crisi si sente e una delle conseguenze è il ritorno al paese natio. Abbiamo avuto casi di ecuadoriani e peruviani che sono tornati nel loro paese di origine, dove a differenza dell’Italia si sta avvertendo un certa crescita economica.

Mi può dire se mediamente gli immigrati latinoamericani sono ben inseriti rispetto ad altre comunità straniere ?
Dipende, non si può generalizzare. Ci sono famiglie più inserite di altre.

Sentono molto forte il legame con la loro terra? Viene trasmesso questo legame ai figli nati in Italia?
Anche a questa domanda servirebbe un trattato per rispondere. Ci sono colombiani, ecuadoriani, venezuelani … alcuni di questi hanno mantenuto un legame più forte, altri lo hanno perso.  C’è un caleidoscopio di atteggiamenti molto diverso, difficili da generalizzare. E’ una scelta molto personale.

Laura Polverari

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