Occhio-Latinoamericano, Presidenziali Cile: torna in campo la Bachelet

SANTIAGO: In Cile i papabili alla Presidenza scaldano i motori in vista delle prossime elezioni che si effettueranno il prossimo 17 novembre. Ad infiammare il clima il rientro, piuttosto scontato a dir la verità, della Michelle Bachelet che ha dato le sue dimissioni dalle Nazioni Unite, dove presiedeva ‘UN Women’, per tuffarsi nuovamente nella mischia elettorale.

“Torno nel mio paese” – ha detto la Bachelet a New York, nel corso della 57ma sessione della Commissione sullo Status della Donna – Ma continuerò a lavorare per i diritti delle donne”.

E gli applausi sono stati tanti per lei che in questi anni ha lavorato con impegno e serietà a favore del mondo femminile e soprattutto per combattere la violenza contro le donne.

Michelle Bachelet ha lasciato la presidenza del Cile quattro anni fa con un altissimo indice di gradimento. Un patrimonio solamente suo dal momento che, alla fine del suo mandato, la coalizione che la sostiene “La Concertaciòn” ha perso le elezioni vinte dal Presidente Sebastiàn Piñero della coalizione “Alianza”.

La battaglia interna tra i papabili della “Alianza” si giocherà tra Andrés Allamand di Rinnovamento Nazionale (RN) e Laurence Golborne di UDI (Unione Democratica Indipendente) ed entrambi stanno affinando le proprie strategie nella previsione di doversi scontrare con una candidata tanto forte.

Secondo quanto ha dichiarato la portavoce di Allamand al quotidiano El Mercurio la strategia di quest’ultimo sarà quella di presentarsi come il successore di Piñera, colui che – secondo le dichiarazioni della portavoce – “è riuscito a fare quei passi avanti che l’amministrazione della Bachelet non aveva potuto fare” e di mettere a confronto i “magri” risultati dell’ultimo governo della “Concertaciòn” con quelli del primo governo della “Alianza”.

Tra i propositi di chi curerà la campagna presidenziale di Allamand c’è anche quello di affrontare, senza violenza ma con fermezza, la Bachelet per chiederle di fare un resoconto di ciò che ha realizzato durante il suo governo. In secondo luogo le chiederanno di finirla con quella che definiscono la “strategia del silenzio” e di spiegare quale sarà il suo programma di governo.

Diverso atteggiamento consigliano a Golborne i suoi collaboratori. Il comitato politico che sostiene Golborne seguirà la linea del silenzio e quindi eviterà di parlare della Bachelet e quando farà riferimento a lei la chiamerà “rappresentante del vecchio governo della Concertaciòn”.

Soddisfazione per il ritorno in campo della Bachelet ha invece espresso il Presidente del Partito Socialista Osvaldo

Andrade che ha detto:
“Il Cile è felice del rientro in patria di una figura internazionalmente famosa”.

Ma anche all’interno della Concertaciòn c’è chi guarda con diffidenza al ritorno di Michelle Bachelet. Claudio Orrego, ex sindaco di Peñalolén e precandidato per la DC (Democrazia Cristiana) dice di rappresentare “mondi diversi” da quelli che si riconoscono nella ex Presidente e che conta di andare a primarie per la scelta definitiva del candidato della Concertaciòn. “Sono sicuro – ha detto Orrego – che sarà la stessa Bachelet a convocare le primarie.”

Opinioni contrastanti
Contrastanti le riflessioni dei più seguiti opinionisti. Nel quotidiano La Tercera Gonzalo Bustamante mette in guardia contro la “italianizzazione” della politica cilena e dice che “i partiti politici si misurano per la loro capacità di generare programmi che possano guidare e interpretare gli aneli della popolazione articolandone la partecipazione”. A detta di Bustamante quando ciò viene a mancare appaiono delle personalità forti che li rimpiazzano. E considera l’ascesa di Berlusconi in Italia un esempio di questa sua teoria. L’opinionista di La Tercera prosegue con la sua riflessione e scrive “anche se le circostanze e le persone coinvolte, in Cile, sono diverse, desta preoccupazione notare che la politica nazionale ruota attorno ad una sola persona: Michelle Bachelet e che nessuno si preoccupi di conoscere il suo programma. Quelli che si oppongono ad un suo ritorno – dice Bustamante – fanno gli stessi errori perché stanno cercando un candidato che possa generare l’illusione di somiglianza con la Bachelet.”

Di diversa opinione un altro commentatore di La Tercera, Jaime Gazmuri, secondo cui: “nessuno può affermare che l’ex Presidentessa sia una personalità politica priva di convinzioni…” Secondo Gazmurri Michelle Bachelet ha un passato di lavoro e impegno politico che parla per lei e che dimostra le sue capacità al di là delle simpatie che possa attirare personalmente. Poi conclude: “L’immagine di un carisma che si sostiene solo sulla “simpatia” e che molti, con un chiaro aroma machista, vogliono diffondere, non resiste alla sua biografia.”

Ciò che è certo al momento è che la ex Presidentessa cilena che è figlia di un ex generale della Forza Aerea che fu torturato fino alla morte per essersi opposto al colpo di stato di Pinochet, che ha subito insieme alla madre carcere ed esilio, gode di un altissimo sostegno popolare.

Nei prossimi mesi sicuramente la campagna elettorale diventerà più pressante e la seguiremo attraverso Occhiolatinoamericano.

Intanto i cileni all’estero hanno fatto una manifestazione nei paesi in cui risiedono per avere il diritto di votare. Con una campagna che si chiama “Fa il tuo voto volare” si sono riuniti davanti alle loro rappresentanze diplomatiche in tutto il mondo affinchè Consolati e Ambasciate siano messi in condizione di diventare centri di votazione.

Riprende la protesta degli studenti
La Confederazione degli Studenti in Cile ha convocato per il prossimo 11 aprile un nuovo corteo e ha invitato altri movimenti sociali a partecipare.

Sarà la prima manifestazione del 2013 ed è stata decisa dopo una lunga riunione che si è svolta a La Serena, una città in cui vivono moltissimi italiani. I giovani protestano in sostegno degli studenti dell’Università del Mar che i giudici del Primo Tribunale di Viña del Mar hanno dichiarato in fallimento, informazione confermata dal Rettore Patricio Galleguillos. Il Tribunale ha dato l’incarico a Maria Loreto Ried e a Francisco Cuadrado di commissionare tutti i beni dell’istituzione, compresi i libri e i documenti.

Il Rettore ha pregato gli studenti di stare calmi e ha assicurato che le lezioni riprenderanno regolarmente in aprile ma resta un clima di grande incertezza tra i ragazzi tanto più che Nuria Perals, che avrebbe dovuto occuparsi della loro ricollocazione, ha rinunciato al suo incarico.

Cresce il numero di studenti stranieri
Eppure, nonostante i problemi che devono affrontare alcuni atenei, cresce la domanda di studenti stranieri per interscambi di studio o master in Cile. Scrive Rudy Gamboa Navarro su La Tercera che solamente nella Pontificia Università Cattolica di Valparaiso durante il primo semestre sono arrivati 331 nuovi studenti internazionali e in generale il numero degli alunni provenienti da altri paesi è aumentato di un 21 per cento. La maggior parte dei giovani, un 38 per cento, arriva dall’Europa seguiti subito dopo dai nordamericani per un 28 per cento.

I paesi che apportano il maggior numero di studenti sono Francia, Spagna, Germania e recentemente la Finlandia. Un altro 31 per cento arriva da altri paesi latinoamericani, e soprattutto dal Messico.

Gli evangelisti discriminati nell’Esercito
Il Deputato della Democrazia Cristiana, Sergio Ojeda ha denunciato una presunta discriminazione verso i pastori evangelici all’interno dell’Esercito. Contrariamente a quanto accade con i sacerdoti cattolici, ha dichiarato Ojeda, gli evangelici non ricevono alcun salario né altri benefici.

Il parlamentare che è membro della Commissione dei Diritti Umani della Camera dei Deputati ha detto che nelle caserme vige un decreto ministeriale secondo cui gli unici cappellani con diritto a grado, stipendio e altri benefici sono quelli cattolici. Nulla è previsto per quelli di altri credi e ciò contrasta con la legge che garantisce la libertà di religione.
Ojeda ha concluso il suo discorso alla Camera con un appello al Presidente della Repubblica e ai Ministri di Giustizia e di Difesa affinchè mettano fine a questa ingiustizia.

Ombre sulla morte di Neruda
I resti dell’indimenticabile poeta cileno Pablo Neruda saranno riesumati il prossimo 8 aprile e analizzati per dare una risposta definitiva ai dubbi che ancora avvolgono la sua morte.

Fino ad ora sembrava accertato che la morte del poeta fosse stata causata da un cancro alla prostata che si era aggravato a causa delle conseguenze psicologiche per il colpo di stato. Era la convinzione di biografi, ricercatori e della vedova Matilde Urrutia. Ma la voce che si scostava dal coro è sempre stata quella dell’autista Manuel Araya che ha dichiarato: “Neruda non è morto di cancro ma è stato assassinato dalla Giunta Militare con una iniezione.” Per anni ha cercato qualcuno che ascoltasse la sua denuncia e finalmente nel 2011 il Partito Comunista ha presentato una richiesta per la riesumazione del cadavere che dopo 22 mesi è stata accettata. I nerudiani hanno appreso la notizia con un certo sconcerto e hanno adottato la linea del silenzio. Il nipote Bernardo Reyes dice che questa teoria non sta né in cielo né in
terra ma ben diverso è il parere dello scrittore David Schidlowsky che ipotizza il crimine perfetto.

Secondo le testimonianze della moglie Matilde, Neruda soffriva di cancro fin dal ’72 e il 19 settembre del ‘73, dopo che la sua casa era stata praticamente distrutta dai militari, era stato ricoverato d’urgenza a Santiago. In quella clinica il poeta completerà il suo ultimo libro “Confieso que he vivido”.

Si preparavano ad andare in Messico, dovevano partire prima il 22 aprile e poi il 24, quando le condizioni fisiche di Neruda si sono aggravate. I medici gli hanno fatto un’iniezione e subito dopo è entrato in coma e poi è morto.

I dubbi ruotano proprio intorno a questa iniezione. Alcuni sostengono che gli è stato somministrato un sedativo contro i dolori la sera del 24, quando le condizioni del poeta sono precipitate negativamente. L’autista assicura invece che un’iniezione gli era stata fatta il giorno prima e aveva lasciato sull’addome di Neruda una macchia rossa. “Neruda era debole ma non stava in uno stato che lasciasse prevedere la sua morte” ha dichiarato più e più volte Manuel Araya e finalmente nei prossimi giorni si saprà la verità.

Adolescenti difficili
Il problema degli adolescenti difficili che compiono delitti di diverso tipo, torna ad essere prioritario in Cile e una commissione si riunirà nei prossimi giorni per analizzare la Legge Penale adolescente e renderla maggiormente efficace.
La legge è stata varata nel 2007 per dare una risposta agli impegni presi dal Cile all’interno della Convenzione Internazionale dei Diritti dei minorenni ma fin dal primo momento l’Unicef aveva evidenziato alcune carenze. In una relazione l’Unicef sottolineava la mancanza di infrastrutture adeguate ad accogliere e riabilitare i bambini e gli adolescenti e faceva notare che non era prevista neanche una adeguata preparazione del personale che avrebbe dovuto occuparsene.

Al tempo stesso, se per un verso, questa legge assicura il giusto processo dal momento che regola i diritti degli adolescenti, da un altro non prevede il carcere come ultima opzione nonostante sia stato ampiamente dimostrato che le misure alternative alla privazione della libertà siano di gran lunga più efficaci.

Ogni anno in Cile circa 53mila adolescenti compiono atti delinquenziali. La maggior parte ha tra i 16 e i 18 anni. E’ evidente che il sistema usato fino ad oggi non ha dato i risultati sperati, analisti del settore considerano che la responsabilità è da ricercare nella mancanza di strutture di recupero adeguate a questo scopo, di giudici specializzati e di un sistema capace di intercettare prima del tempo i casi più complicati e di vigilare che le condanne in libertà siano realmente eseguite.

La commissione di esperti convocata dal governo dovrà offrire una serie di suggerimenti per modificare la legge, renderla più efficace e di conseguenza abbassare la tassa dei minorenni che subito dopo aver concluso il periodo di reclusione riprendono a delinquere.

Cile è il paese latinoamericano in cui si vive meglio
Secondo il rapporto per il 2013 sullo Sviluppo Mondiale presentato dall’UNDP (Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo) Cile è il paese latinoamericano con la migliore qualità di vita e supera anche il Portogallo. E’ la prima volta dal 2007 che il Cile migliora la sua posizione passando dal 44mo posto al 40mo.

Lo studio analizza l’aspettativa di vita, l’accesso alla scuola e la qualità della vita. Ancora carente l’investimento dello Stato in ricerca e sviluppo. Il Cile investe uno 0,4 del suo prodotto interno lordo a fronte del Brasile che investe l’1,1 per cento.

Tra le ragioni considerate fondamentali per questo avanzamento sono segnalati il Piano di Accesso Universale alle Garanzie Esplicite (AUGE) del 2004 che offre un buon servizio sanitario pubblico e le politiche in materia educativa che prevedono l’istruzione di base obbligatoria durante almeno 9 anni.

A queste si aggiunge il programma Cile-solidale considerato molto importante per l’incremento di politiche di coesione sociale garantite anche nei momenti di crisi.

Mariza Bafile

Fonti utilizzate: El Mercurio (www.emol.com) La Tercera (www.latercera.com), La Segunda (www.lasegunda.com), La Hora (www.lahora.cl); Pulso (www.pulso.cl)

 

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