Papa Francesco: “Non abbiate timore della tenerezza”

Pubblicato il 19 marzo 2013 da redazione

ROMA: Tenerezza, è questa la parola d’ordine di Papa Francesco. La parola che ha pronunciato ben sei volte, nella sua omelia e la parola che ha conquistato la piazza, incantato i fedeli e affascinato i “big” delle terra giunti a Roma in occasione della messa per l’inizio del suo pontificato. Il Papa che ha parlato della necessità di prenderci “cura di noi stessi” ha detto: “Il prendersi cura, il custodire chiede bontà, chiede di essere vissuto con tenerezza. Nei Vangeli, san Giuseppe appare come un uomo forte, coraggioso, lavoratore, ma nel suo animo emerge una grande tenerezza, che non è la virtù del debole, anzi, al contrario, denota fortezza. Non dobbiamo – ha continuato Bergoglio – avere timore della bontà, della tenerezza”. Di tenerezza parla anche quando si riferisce al potere: “Non dimentichiamo mai che il vero potere è il servizio e che anche il Papa per esercitare il potere deve entrare sempre più in quel servizio che ha il suo vertice luminoso sulla Croce; deve guardare al servizio umile, concreto, ricco di fede, di san Giuseppe e come lui aprire le braccia per custodire tutto il Popolo di Dio e accogliere con affetto e tenerezza l’intera umanità”. Bergoglio lo ha ricordato ai grandi del mondo convenuti a Roma per il suo insediamento, alle 132 delegazioni ufficiali, a capi di Stato come Giorgio Napolitano, come la connazionale argentina Cristina Kirchner, come il vice di Obama, Joe Biden, a regnanti e capi di governo, tra questi ultimi anche Mario Monti. Li saluta tutti in Basilica alla fine della messa, compreso – con qualche imbarazzo – il dittatore africano Robert Mugabe. In mattinata prima della messa, aveva telefonato alle persone raccolte a Buenos Aires in Plaza de Mayo, sorprese dal sentire diffusa in piazza la voce del Papa, dicendo loro: ”camminiamo tutti uniti, prendiamoci cura gli uni degli altri e continuate a pregare per me”. A Piazza San Pietro è arrivato sulla ”campagnola” scoperta, accolto dall’ovazione dei duecentomila e dallo sventolio di bandiere di ogni colore. Facendo il giro della piazza, è sceso anche dalla ”papamobile” per baciare neonati, per accarezzare un disabile. Poi, subito prima della messa, i momenti solenni dell’investitura: prima la preghiera sulla tomba di San Pietro, nella cripta della basilica, poi sul sagrato ha ricevuto il pallio dal protodiacono Jean-Louis Tauran e poi l’anello del Pescatore – non in oro, ma più modestamente in argento dorato, e raffigurante San Pietro con le chiavi – dal cardinale decano Angelo Sodano, primo dell’ordine dei vescovi.  Il suo italiano è apparso quasi ingentilito, reso più morbido, dall’accento ”porteño”. All’inizio del discorso, subito applaudito ha ricordato Benedetto XVI, il Papa emerito. Poi, parlando della figura di San Giuseppe, ha invitato a ”custodire Cristo nella nostra vita, per custodire gli altri, per custodire il creato”. Ce l’ha mostrato anche il suo prediletto Francesco d’Assisi, da cui ha preso il nome: la vocazione del ”custodire” è ”l’avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo”. ”E’ il custodire la gente – spiega -, l’aver cura di tutti, di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili”. E’ ”l’aver cura l’uno dell’altro nella famiglia”. Bergoglio chiede, ”per favore”, a ”tutti coloro che occupano ruoli di responsabilità in ambito economico, politico o sociale” di essere ”custodi della creazione”: ”custodi dell’altro, dell’ambiente”, non lasciando che ”segni di distruzione e di morte accompagnino il cammino” del mondo. Infine, il Papa ha ricordato che “abbiamo bisogno di vedere la luce della speranza e di dare noi stessi la speranza. Custodire il creato, ogni uomo ed ogni donna, con uno sguardo di tenerezza e amore, è aprire l’orizzonte della speranza, è aprire uno squarcio di luce in mezzo a tante nubi”.

Parole che riportano la Chiesa vicino ai fedeli, che sono un invito alla pace, ad abbandonare l’egocentrismo nel quale oggi sono chiuse tante persone nella ricerca affannata di potere, successo, denaro. Con il suo atteggiamento prima ancora che con le sue parole il Papa ha teso le mani al popolo, a tutti, a persone di ogni credo e tendenza politica, ha restituito alla Chiesa la dimensione umana del parroco che segue ogni giorno i suoi fedeli.

E l’impatto del suo messaggio sull’opinione pubblica di tutto il mondo è stato straordinario. A pochissimi giorni dalla sua elezione, il nuovo Pontefice ha già conquistato la fiducia dell’83% degli italiani: un dato che – secondo l’indagine condotta dall’Istituto Demopolis – supera il 60% nel segmento composto da non cattolici e non credenti. Elemento, quest’ultimo, con un solo precedente negli anni più intensi del Pontificato di Giovanni Paolo II. A colpire maggiormente cristiani e non credenti contribuiscono la semplicità del nuovo Papa, la spontaneità e il linguaggio vicino alla gente, evidenziati da oltre i due terzi degli italiani intervistati da Demopolis. Ma incide significativamente, per il 65%, anche l’attenzione mostrata subito, nelle sue prime parole, verso i più deboli. E la conferma viene dalle parole del Pontefice fino ad oggi maggiormente apprezzate dai cittadini: “Come vorrei una Chiesa povera e per i poveri!”… I primi giorni di Pontificato stanno già incidendo sul difficile rapporto tra opinione pubblica e Chiesa Cattolica: dopo un periodo di crisi che aveva ridotto negli ultimi mesi al 47% la fiducia degli italiani nella Chiesa, il dato si attesta oggi al 62%. Con una crescita di 15 punti: frutto, indubbiamente, dei primi messaggi e dell’emozione suscitata dal nuovo Papa argentino. Crescono adesso le aspettative verso il nuovo Pontificato: mentre il 27% appare comunque scettico sulla capacità di Bergoglio di innovare profondamente il Vaticano, quasi sei intervistati su dieci ritengono che Papa Francesco contribuirà al necessario rinnovamento della Chiesa.

Giuditta Tazzi

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