Nicaragua, donne contro la violenza di genere

MANAGUA- Una vera e propria battaglia è quella che stanno combattendo le donne del Nicaragua per evitare che sia derogata la Legge 779 detta anche “Legge Integrale contro la violenza verso le donne” approvata lo scorso 22 giugno del 2012. Ben cinque ricorsi sono stati presentati alla Corte Suprema di Giustizia per ottenerne l’abolizione. L’accusa è di incostituzionalitá in quanto contrasterebbe contro il principio che tutti sono uguali davanti alla legge.

La risposta della deputata Irma Dávila è chiara al proposito in quanto cita l’articolo 48 della Costituzione che obbliga lo Stato ad “eliminare gli ostacoli che impediscono l’uguaglianza tra nicaraguensi” e, prosegue Dávila, “la violenza contro le donne non permette uguaglianza”.

Ha chiesto anche la creazione di un Osservatorio Nazionale che è previsto dalla legge 779 e che permetterebbe di monitorare i casi di violenza.

Tra i maggiori oppositori a questa legge si collocano alcuni sacerdoti cattolici ed evangelici.

Mons. Silvio Fonseca dell’arcidiocesi di Managua considera che questa norma “inclina la bilancia a favore delle donne e lascia gli uomini privi di protezione”.

Fonseca ha sottolineato che la 779 permetterebbe alle donne di vendicarsi di un uomo e che basterebbe un complimento lanciato per strada o un commento qualsiasi perché un uomo sia messo all’indice grazie ad una denuncia.

“I fedeli, ha detto Mons. Fonseca, per paura di essere denunciati, hanno paura anche di guardare una donna”.

È un’affermazione a dir poco bizzarra quella di questo sacerdote così come lo è quella del pastore evangelico Augusto César Marenco, secondo cui la legge “rende le cose difficili agli uomini”.

Probabilmente questi sacerdoti danno per scontato il fatto che le donne debbano sempre e comunque accettare di buon grado complimenti e commenti… da qualsiasi uomo, cosa grave in qualsiasi città del mondo, ma che diventa ancora più assurda in Nicaragua. In questo paese, infatti, come ha ricordato la “Procuradora Especial de la Mujer”, Débora Gradinson, ogni anno 35mila donne ricevono attenzione medica perchè sono vittime di violenza.

Livelli di epidemia nella violenza di genere
Marìa Elena Domínguez dirigente della Ong “Rete delle donne contro la violenza” ha detto che in Nicaragua la violenza di genere ha raggiunto i livelli di un’epidemia e, sebbene sia molto difficile quantificare le aggressioni fisiche e le violenze sessuali che in molte subiscono in seno alla propria famiglia, hanno potuto calcolare il numero di assassinate. Tra il 2004 e marzo del 2012, ben 524 donne sono state uccise in Nicaragua. Una cifra agghiacciante visto che parliamo di un paese con 6 milioni di abitanti.

E nel 2011, secondo indicazioni del direttore dell’Istituto di Medicina Legale Zacarías Duarte i magistrati nicaraguensi hanno giudicato come “delitto minore” il 77,5 per cento delle 33.535 denunce presentate per violenza intrafamiliare e abuso sessuale. Giudizi tanto blandi, a detta del dott. Duarte, hanno conseguenze molto gravi sulla società dal momento che contribuiscono a creare un clima di insicurezza tra le donne e di impunitá tra chi maltratta.

La dirigente della “Rete delle donne contro la violenza” aggiunge che i media locali spesso parlano di morti e non di omicidi. E aggiunge che ciò risponde a un problema culturale dal momento che la maggior parte dei delitti è compiuto all’interno della famiglia o nel circolo del lavoro.

Lo scorso 22 febbraio, nel corso del Festival della Poesia Bianca Jagger, il cui vero nome è Bianca Pérez-Mora Macias, e che oggi è dirigente di Amnisty International (EE UU), ha ricordato la sua infanzia a Managua insieme alla madre che, dopo il divorzio, aveva dovuto crescere tre bambini piccoli e aveva vissuto in carne propria l’emarginazione come donna.

La Jagger, che oggi ha la nazionalità inglese, ha sottolineato che il primo studio sulla violenza di genere, che aveva come titolo “Confetti nell’inferno” è stato fatto in Nicaragua nel 1995 e spiegava che, negli ultimi dodici mesi, una ogni due donne aveva subito maltrattamenti fisici da parte del marito o del compagno e questo senza considerare i moltissimi casi che non sono mai denunciati. Lo stesso vale per le violenze sessuali di cui sono vittime soprattutto le minorenni.

Sandra Ramos, fondatrice e direttrice del Movimento di Donne Lavoratrici e Disoccupate “Marìa Elena Cuadra” sottolinea che il Nicaragua continua ad essere un paese molto machista e patriarcale e che “la rivoluzione ha aiutato a diminuire la povertà ma ha fatto molto poco per i diritti delle donne.”

La “Legge sulla violenza contro le donne” è senza dubbio uno dei passi più importanti in questo senso e, nonostante i suoi detrattori, è strenuamente difesa da donne di tutto il paese, che in questa occasione hanno fatto fronte comune superando qualsiasi differenza ideologica e politica.

Fiera delle donne imprenditrici
Nel corso delle iniziative messe in campo all’interno di “Donna, volto e forza della rivoluzione” il Movimento dei Tecnici e Professionisti insieme all’Istituto Nazionale Tecnologico hanno realizzato la Fiera “Donne tecnologiche, donne imprenditrici”.

Secondo quanto riferisce Gabriela Almanza per “El19”hanno partecipato donne che realizzano lavori tradizionalmente poco femminili e hanno mostrato le conoscenze in settori come l’elettricità o la meccanica.

Al tempo stesso era presentata un’ampia offerta di formazione in varie aree tecniche. Hanno partecipato 17 centri di Formazione Professionale e 10 cooperative di donne imprenditrici.

Tensione tra Nicaragua e Honduras nel golfo di Fonseca
Il Presidente di Honduras Porfirio Lobo accusa la Marina del Nicaragua di aver distrutto le imbarcazioni di pescatori che si trovavano nel golfo di Fonseca, un’area che gli hondurensi condividono con nicaraguensi e salvadorensi, grazie ad una decisione della Corte Costituzionale che ha chiarito nel 1992 i limiti terresti e marittimi di El Salvador.

Quello che meno desideriamo – ha dichiarato Lobo – è accendere un conflitto con il Nicaragua dal momento che nella zona del golfo di Fonseca le tre nazioni si dividono la povertà.” Ciononostante il capo di Stato di Honduras ha detto che porterà il caso all’interno del Consiglio Nazionale delle Nazioni Unite affinchè il Salvador e il Nicaragua rispettino la sentenza.

Immediata la replica del contrammiraglio Marvin Elìas Corrales, capo della Forza Navale nicaraguense, che ha precisato che le barche a cui fa riferimento il Presidente Lobo stavano pescando in acque nicaraguensi e per questo la Marina locale ha intimato loro di andarsene.

Secondo Corrales, il Nicaragua si è limitato a far rispettare la sua sovranità nelle acque nazionali e i pescatori dell’Honduras entrerebbero senza permesso nella zona del Golfo che appartiene al suo paese.

Il Golfo di Fonseca ha un’estensione di3.200 chilometriquadrati ed è stato teatro di numerosi episodi di tensione tra i tre paesi che ne condividono l’utilizzazione.

Russia aprirà un centro per combattere la droga
I russi creeranno in Nicaragua un centro per formare personale adibito alla lotta contro il narcotraffico e il consumo di droga in tutto il Centramerica.

Una delegazione del Servizio Federale Antidroga russo realizzerà nei prossimi giorni una serie di visite a vari paesi latinoamericani per conoscere meglio le problematiche locali e creare un centro di formazione che possa rispondere alle esigenze di tutti.

Il capodelegazione Victor Ivanov ha assicurato che Mosca è disposta a vendere anche armi e nuove tecnologie per combattere il problema della droga in America Latina e Caraibi e che in Perù firmeranno un protocollo di cooperazione con la Commissione Nazionale per lo Sviluppo e la Vita senza droghe.

I servizi segreti di Mosca e Managua stanno già collaborando nella lotta alla droga e all’inizio di marzo sono riusciti a smantellare una rete di narcotrafficanti che operava in Nicaragua e che aveva al suo interno anche alcuni cittadini russi.

Il problema del narcotraffico in Nicaragua è preoccupante, si teme che alcune dei gruppi più pericolosi del Messico si inseriscano nel paese.

Intanto il procuratore per i diritti umani Omar Cabezas ha confermato una denuncia molto pesante contro alcuni giudici che, a suo parere, starebbero facendo la staffetta tra diversi gruppi di narcotrafficanti detenuti in carceri diverse.

Cabezas ha detto che è stato possibile verificare che per la prima volta i narcotrafficanti stanno condividendo informazioni importanti ma non ha voluto fare i nomi delle persone sospettate del crimine.

Ancora carente il livello educativo
Secondo il rapporto per il 2013 sullo Sviluppo Mondiale presentato dal UNDP (Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo) il Nicaragua è classificato come paese di mediano sviluppo e occupa il posto 129.

Tra le carenze che segnala la relazione c’è quella che si riferisce al livello di istruzione della popolazione e indica che solamente il 37,60 per cento degli adulti con più di 25 anni hanno completato le scuole medie e superiori. Sarebbe dunque l’unico paese ad avere indici più bassi di quelli registrati nel 2000. Il tasso di alfabetizzazione si attesta su un 78 per cento, i maestri che hanno una minima formazione pedagogica formale sono il 74,9 per cento e la diserzione dalle aule scolastiche è di un 51,6 per cento.

Altro indicatore preso in considerazione per stilare la relazione del UNDP è quello che si riferisce alle possibilità di lavoro. In Nicaragua circa il 66,3 per cento della popolazione ha un lavoro. I disoccupati tra i 15 e i 24 anni sono il 9,7 per cento della popolazione e un 15 per cento di bambini tra i cinque e gli undici anni lavora almeno un’ora al giorno.

Troppo basso viene considerato l’investimento del governo per la ricerca e lo sviluppo. Solo uno 0,4 del prodotto interno lordo.

E l’opinionista Cefas Asensio Flòrez su El Nuevo Diario fa una riflessione sulla scuola e ne mette in evidenza le carenze. Varie le proposte che presenta per migliorare la qualità degli studi, tra queste una riforma che dia maggiore importanza allo sviluppo di competenze e capacità scientifiche, tecnologiche e umanistiche; suggerisce anche di migliorare le relazioni di centri e istituzioni educative con il mondo della tecnologia e del lavoro, di diversificare l’offerta accademica per permettere nuove aree di lavoro e di aumentare il budget governativo destinato alla istruzione e alla ricerca.

Che ne sarà dei grandi investimenti con il Venezuela?
Dopo la scomparsa del Presidente Chàvez i politici di opposizione in Nicaragua credono che i megaprogetti avviati congiuntamente dall’ex capo di Stato del Venezuela e quello del Nicaragua Ortega siano pesantemente in bilico. Tra i pericoli che intravedono nel nuovo panorama, secondo quanto scrive Melvin Areas nel giornale Trinchera, c’è quello dell’indebolimento degli aiuti che il Nicaragua riceveva sia dagli Stati Uniti che dall’Europa.

Inoltre è un po’ convinzione di tutti che Maduro, anche qualora dovesse risultare vincitore nelle prossime elezioni, non ha la forza di Chàvez e quindi dovrà proseguire quei progetti con maggiore lentezza.

E si chiedono: Dove è andato a finire il gasdotto che doveva essere utilizzato in tutto il Centroamerica, e le due fabbriche per l’elaborazione dell’alluminio, il porto di acque profonde Monkey Point e il canale interoceanico annunciati dal governo?

Il governo intanto si difende dicendo che i progetti non si fermeranno e che le relazioni con il Venezuela continuano ad essere molto positive.

Alle perplessità dell’opposizione Bayardo Arce Castaño, consulente economico della Presidenza, risponde dicendo che dovrebbero preoccuparsi piuttosto della crisi economica degli Stati Uniti perché invece il futuro delle relazioni tra Nicaragua e Venezuela continuerà anche dopo la morte del Presidente Chàvez.

 Il dramma degli immigrati che vanno in Costa Rica
La polizia del Nicaragua sta seguendo il grave problema dell’immigrazione che si dirige da questo paese e soprattutto dalle aree di frontiera e in particolare dal paesino Pueblos Unidos de Ocotal verso il Costa Rica a seguito di false promesse.

Familiari di persone che non sono più rientrate e sono considerate “scomparse” chiedono che sia fatta giustizia e si cerchi in ogni modo di ritrovare i loro cari.

Apparentemente ci sono vere e proprie bande di malviventi che si dedicano al traffico di esseri umani e approfittano della necessità di lavoro dei nicaraguensi.

Purtroppo le promesse distano molto dalla realtà e in genere le persone che cadono in queste reti vengono trattate come schiave.

Da Pueblos Unidos de Ocotal sono partite 130 persone ma ne sono rientrate solamente 55.

Intanto è di questi giorni l’arresto in Costa Rica di due donne nicaraguensi che avevano creato una rete di prostituzione di ragazzine, partite dal Nicaragua con ben altre promesse. Erano tutte minorenni tra i 14 e i 17 anni.

Dalle dichiarazioni delle giovani la polizia ha scoperto che erano state adescate con la promessa di lavorare come baby sitter o altri impieghi domestici e poi, al loro arrivo, erano state obbligate a prostituirsi e ad assumere stupefacenti.

E’ questo un altro degli aspetti drammatici del traffico di esseri umani che continua ad essere realizzato tra il Costa Rica e il Nicaragua. Ogni anno il PANI (l’organismo che si occupa dei diritti dei minorenni) segue una media di 35 casi l’anno di vittime del traffico di esseri umani.

Mariza Bafile

 Fonti utilizzate: La Prensa (www.laprensa.com.ni); El Nuevo Diario (www.elnuevodiario.com.ni); Trinchera (www.trincheraonline.com) Hoy (www.hoy.com.ni); El 19 (www.el19digital.com)

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