Con e senza l’accento

La data piú importante di questa settimana di fine inverno é stata sicuramente il 19 marzo: c’é stato l’insediamento ufficiale del nuovo papa Francesco, l’argentino sí di origini italiane ma dall’inconfondibile accento ‘porteño’, comune un po’ a tutti gli argentini che parlano la nostra lingua. Un accetto imitato da molti e riconosciuto come originale, e generalmente simpatico, soprattutto dalle persone di lingua spagnola, ritenuto simile all’italiano per le sue espressioni quasi ‘cantate’.

Tale notizia ha stravolto le scalette di tutte le tv ed i giornali mondiali, evidenziando delle indubbie doti di comunicazione che questo pontefice possiede, in maniera inequivocabile. Ebbene, papa Francesco ha volutamente deciso di insediarsi ufficialmente come vescovo di Roma nel giorno in cui i cristiani celebrano la festivitá di San Giuseppe, evidenziando sicuramente il carattere mite, buono ed obbediente del santo. Ma la data del 19 marzo tocca anche tutti i laici, in Italia e non solo: é la ricorrenza della festa del papá.

Nulla di tutto questo ci sorprende. Il fatto straordinario é invece che in una scuola di Roma, la Ugo Bartolomei, quest’anno si sia deciso di abolire la festa del papá, in quanto ritenuta discriminatoria nei riguardi di un bimbo che attualmente frequenta tale scuola e che vive con una coppia omosessuale. In un mondo occidentale in cui si susseguono i riconoscimenti degli stessi diritti per le coppie omosessuali rispetto a quelle etero, é normale che una polemica del genere fosse sorta: non é la prima e non sará, di certo, l’ultima volta. E’ il segno dei tempi che stiamo vivendo (non ovunque) nel mondo occidentale. Pur non argomentando su tale questione, credo peró opportuno fare delle considerazioni di carattere ‘naturale’, nel senso piú scientifico del termine. Al di lá dei diritti di ogni singolo Paese, esiste una realtá alla quale tutti devono attenersi: quella realtá stessa per la quale in una coppia omosessuale manca, fisicamente, una mamma o un papá, cosí come in una coppia etero manchi un altro individuo dello stesso sesso di uno dei due genitori. Sembra ridicolo puntualizzare l’ovvio ma, a volte, credo sia utile. Non credo pertanto si possa parlare di discriminazione in quanto si tratta semplicemente di un qualcosa di diverso che manca in un caso o in un altro: una coppia etero potrebbe sentirsi discriminata se un giorno (probabilmente succederá) si festeggerá la festa della famiglia omosessuale. In Francia, come probabilmente in altri Paesi, si arriverá all’abolizione del termine mamma e papá, a favore dei termini ‘genitore 1’ e ‘genitore 2’ (anche qui si potrebbe litigare sul primato dei due). Inoltre, utilizzando come unico discriminante l’amore, parola della quale spesso se ne fa un uso improprio, si potrebbe arrivare ad ‘allargare’ il concetto di famiglia, includendo altre tipi di unioni: é infatti possibile innamorarsi di due persone contemporaneamente oppure amare a tal punto un consanguineo tanto da voler arrivare ad avere una unione permanente (le combinazioni possono essere tante), arrivando ad avere anche dei genitori 3 e 4 magari: sembra assurdo e provocatorio, ma forse non lo é.

Non importa se un papá sará chiamato genitore 1 (o molto probabilmente 2, in realtá!). Quello che é importante notare, da un punto di vista meramente biologico e fisico, é che non si puó essere qualcosa e qualcos’altro allo stesso tempo, con tutto ció che ne consegue. La coscienza, in ogni caso, é individuale. I bimbi, per fortuna, sanno perfettamente in quale situazione si trovano, senza bisogno di tante spiegazioni.

Personalmente considero che nessun padre, cristiano o ateo che sia, voglia vedersi negato quel senso di appartenenza alla schiera dei papá migliori del mondo per i rispettivi figli. Non c’é padre che non si senta orgoglioso, fiero e gioioso nel ricevere una letterina semplice ma intrisa d’amore da un figlio o da una figlia: quanto piú le lettere sono sgangherate tanto piú fa piacere custodirle con cura, conservando quella tenerezza dei bimbi che non ha prezzo (‘tenerezza’, leitmotiv di questa settimana a quanto sembra!). Non credo che nessuno possa sentirsi offeso da una tale ricorrenza semplicemente per il fatto di non essere un papá. Da parte mia, i piú cari ed affettuosi auguri, con e senza l’accento.

Andrea De Vizio

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