Paura e ansia per le sorti di un altro connazionale sequestrato

ACARIGUA: – Erano le 7 del mattino di mercoledì scorso quando l’italo-venezuelano Juan Blasi Di Pietro di 57 anni è arrivato in via Las Lágrimas de Acarigua per seguire i lavori di un piccolo Centro Commerciale che sta costruendo in quella cittá.

Juan Blasi Di Pietro è un agricoltore che risiede nella capitale dello stato Portuguesa, uno stato che è considerato il granaio del Venezuela per la fertilità delle sue terre. La savana è una delle zone più affascinanti del paese e vi risiedono molti italiani che al loro arrivo in Venezuela si sono dedicati all’attività agricola.

Purtroppo in questi ultimi anni i casi di espropri e sequestri ai danni di connazionali si sono moltiplicati e questa volta è toccato a Juan Blasi Di Pietro essere vittima di malviventi.

Secondo le testimonianze di alcune persone presenti, l’italo-venezuelano era da poco arrivato al cantiere quando da una Ford Explorer Eddy Bauer rossa bordeaux sono scese tre persone armate di pistole automatiche che, dopo aver bloccato ogni reazione degli operai, hanno minacciato di morte l’italo-venezuelano e l’hanno obbligato a seguirli e ad entrare nel loro suv.

Subito dopo si sono allontanati a gran velocità e i presenti hanno immediatamente avvertito la polizia.  Sono arrivati sul posto funzionari della Polizia dello Stato Portuguesa, del CIPC (Corpo di investigazioni scientifiche, penali e criminali) di Acarigua, del Gruppo Antiestorsione e Sequestro (GAES) e del Sebin-Araure.

In questo momento il caso è seguito dai funzionari della sub delegazione di Acarigua della Polizia Scientifica che stanno portando avanti accurate indagini.

Siamo certi che si è già attivato anche il nostro esperto antisequestro, l’ispettore Gianluca Rotatori che ha già dato prova in varie occasioni della sua bravura e serietà professionale.

Blasi Di Pietro vive nella zona residenziale Mamanico di Acarigua e si dedica alla coltivazione del riso e ad altre attività commerciali.

I familiari profondamente addolorati sono molto preoccupati perchè il connazionale soffre di una patologia cardiaca e ha bisogno di prendere urgentemente alcune medicine.

Non resta che augurarci che le forze dell’ordine coadiuvate dal nostro esperto antisequestro riescano a liberare al più presto Juan Blasi Di Pietro e a riportarlo tra i suoi familiari.

Il problema dei sequestri in Venezuela è diventato davvero allarmante. Nessuna città, nessuna fascia oraria, nessuna zona, può essere considerata sicura.

Le modalità sono quelle del sequestro lampo o del sequestro prolungato, come in questo caso. Secondo il criminologo Fermìn Màrmol Garcìa il Venezuela si colloca all’ottavo posto tra i primi 10 paesi per numero di sequestri e questo senza contare i tantissimi casi in cui soprattutto i sequestri lampo non vengono denunciati e si risolvono con il pagamento del riscatto.

Il sequestro, soprattutto quello lampo, è utilizzato da bande di delinquenti che in questo modo riescono a guadagnare moltissimo e quasi sempre eludono la giustizia e i controlli della polizia.

Ciò li rende di gran lunga più pericolosi dei sequestratori di professione perchè generalmente agiscono sotto l’effetto di stupefacenti e quindi diventano molto più pericolosi e aggressivi.

Si stima, secondo il criminologo venezuelano, che solamente in Caracas si verifichino ogni settimana cinque casi di sequestro di cui quattro lampo e uno prolungato.

Ma ciò che è ancora più grave, secondo Marmol Garcìa è che solo uno su cinque dei sequestrati denuncia il caso alle autorità competenti.

Gli italiani e italo-venezuelani spesso sono rimasti vittime di sequestri di entrambe le tipologie tanto che, a seguito anche di una intensa campagna fatta attraverso le pagine della Voce, è stato assegnato alla nostra Ambasciata un esperto antisequestro che è di grande aiuto per i connazionali che restano vittime di un delitto tanto grave.

 Giuditta Tazzi

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