Una emigrata la “decana dell’umanità”

ROMA: Dina Manfredini, nata il 4 aprile 1897 a Sant’Andrea Pievelago (Modena), morta nel dicembre del 2012, è l’italiana che con i suoi 115 anni e 257 giorni, ha vissuto più a lungo, tanto da essere definita “decana dell’umanità”. Era un’italiana all’estero, negli Stati Uniti, per la precisione: insomma, una lunga vita spesa tra Umberto I e Barack Obama. Oggi, la nonnina d’Italia è Maria Redaelli, nata il 3 aprile 1899 ad Inzago, in provincia di Milano. I suoi 113 anni ne fanno anche la signora più anziana d’Europa. Di sicuro, è la più fedele e “antica” tifosa dell’Inter: fin dal 1908, in pratica, dall’inizio della storia della squadra. Un amore ricambiato: al suo ultimo compleanno, Beby Moratti le ha regalato una maglia con il numero 113. Poco più giovane, 110 anni, Arturo Licata, nato ad Enna il 2 maggio 1902, anche lui è nonno d’Italia e d’Europa.

Solo alcuni dati a conferma dei risultati di una ricerca resa nota dalla rivista Lancet, che definisce gli italiani tra i più longevi d’Europa e del mondo intero. A quanto pare, i risultati di questa ricerca hanno letteralmente sconvolto gli anglosassoni che proprio non riescono a capacitarsi di questo “miracolo”: “come è possibile – pare stiano a chiedersi – che proprio gli italiani, fumatori, buone forchette, poveri, con una spesa sanitaria ridotto all’osso e una situazione economica la cui gravità è fin troppo nota, riescano a sopravvivere ben 18 mesi in più di noi?” Se la nostra età media è infatti di 81 anni e mezzo, gli inglesi riescono a raggiungere “appena” i 79 anni e 9 mesi.

Ancora una volta il merito di questa longevità è da ricercarsi nella miracolosa dieta mediterranea: olio extravergine di oliva, legumi, frutta e verdura fanno la differenza in fatto di salute, ed anche quella dose di vino gustata durante i pasti aiuta a ridurre il consumo di alcolici lontano dalla tavola. Gli esperti non si fermano al cibo, pur importantissimo, ma tendono ad analizzare tutta una serie di altri fattori che vanno dalla genetica all’umore. A quanto pare, siamo un paese di felici, o per lo meno, capaci di sdrammatizzare, di tendere al sorriso anche nelle situazioni più critiche, amare, difficili. E se lo dicono gli esperti…

Già nel 2008 i dati di Eurostat (Ufficio statistico dell’Unione Europea) davano l’Italia ai primi posti, sempre tra i paesi più longevi, anche per i prossimi decenni. A darci filo da torcere, i giapponesi: non è un caso se, oggi, l’uomo più anziano del mondo è Jiroemon Kimura, nato il 19 aprile 1897, e quindi di 115 anni. Il giapponese vanta anche il record di maschio più longevo da… quando hanno inventato queste rilevazioni. Fino a qualche anno fa, studi sempre mirati a scoprire il mistero della lunga vita, raccontavano che il popolo più longevo al mondo sono gli Hunza che con i loro 120-130 anni (in media) di età, possono mettere in dubbio ogni altro dato. Gli Hunza vivono in Pakistan e sembrano essere immuni da malattie di noi mortali, come il cancro, e pare che la loro “pozione miracolosa” sia da ricercare nell’acqua e nei digiuni.

Per tornare in Italia, sono sempre più frequenti studi, indagini, ricerche, test proprio per scoprire l’origine di questa longevità: una vera e propria  caccia all’elisir di lunga vita. Diversi i paesi che sembrano custodire strani “segreti”, come Limone sul Garda, definito, il “paese più longevo d’Italia”, appunto. Il suo segreto, sembra essere l’olio che, grazie ad un’alchimia di clima e terra, vanta particolari qualità organolettiche, mentre nel DNA degli abitanti di Limone sul Garda è stata rilevata un’apolipoproteina, ovvero una proteina contenuta nel sangue, che protegge dagli infarti e dall’aterosclerosi.

L’ambita definizione di paese più longevo d’Italia, è spettata anche a Campodimele, un piccolo centro in provincia di Latina, che con le sue mille anime è stato oggetto di una ricerca da parte dell’Università La Sapienza di Roma. Gli studi hanno individuato un gene all’origine dell’elevata età dei suoi abitanti e delle scarse malattie. Anche in questo caso si tratta di una proteina che fa da scudo al colesterolo e, di conseguenza, alle malattie di origine ischemica legate all’aterosclerosi.

Per quanto riguarda invece le regioni, sembra che il primato spetti alla Toscana che con i suoi 80 anni di media per gli uomini ed 84 per le donne, è la terra con l’aspettativa di vita più alta del mondo.

Al di là delle “fortune” genetiche, ci sono altri fenomeni alla portata di tutti che possono contribuire ad allungare la vita. Il matrimonio, ad esempio, ma questo dato riguarda solo gli uomini perché le donne, sposate o non, vivono comunque più a lungo, ed il sesso. In questo caso, stranezze della “scienza”, la regola vale più per le donne.

Anche lo stress, più dell’apatia e della pigrizia, può rappresentare uno stimolo per allungare la vita, così come, ben risaputo, una sana, puntuale attività fisica. Amare, qualsiasi cosa, ci permette di non perdere questo primato, mentre i buoni propositi, secondo gli esperti, andrebbero evitati, soprattutto perché le reiterate promesse a noi stessi che riguardano la dieta, lo smettere di fumare, cercare un lavoro più gratificante, il più delle volte non vengono mantenute creando solo disagio e senso di sconfitta. E, per tornare al cibo, mangiare fa bene…mangiare ciò che si vuole, ciò che piace, purché in piccole quantità. Insomma, poche ma gustose calorie che ci permetteranno di raccontare tante fiabe ai figli, dei figli, dei figli dei nostri figli.

In sintesi, al di là di studi, analisi, proiezioni e statistiche, il vero segreto della longevità è da ricercare, come sempre, nella saggezza popolare…ovvero, nel detto “mangia, bevi e fregatene”, che suona più musicale in dialetto abruzzese, così come usato da Mario Gigli, esperto in tradizioni e autore di opere in vernacolo, ma rende bene anche in italiano.

Giovanna Chiarilli

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