Governo, Bersani in bilico. Secco ‘no’ del M5S

ROMA – Si chiude, di fatto, con l’ennesimo no da parte del Movimento Cinque Stelle, il giro di consultazioni che Pier Luigi Bersani, dopo il pre-incarico affidatogli da Giorgio Napolitano, ha fatto con parti sociali e forze politiche. Oggi vedrà le delegazioni della sua coalizione ma, soprattutto, si attende di ricevere le risposte che chi gli ha chiesto tempo (Pdl e Lega in primis) si è riservato di dargli. Poi in serata (o al più domani mattina), salirà al Quirinale per riferire al capo dello Stato l’esito dei suoi colloqui. Lo farà, assicura il leader del Pd, ”senza diktat” ma per ”valutare insieme al Presidente della Repubblica” il da farsi. A quel punto, in base al quadro che il segretario del Pd gli prospetterà, Napolitano farà le sue scelte. E deciderà se mandare Bersani alle Camere per la fiducia o mettere in campo un’ipotesi B, quella dell’incarico a un altro, una personalità ‘terza’, autorevole e lontana dalla politica. Ipotesi, quest’ultima, che pare non essere del tutto sgradita ai ‘grillini’.

– Se Napolitano – dice il capogruppo M5s al Senato, Vito Crimi (salvo poi precisare) – fa un altro nome è un’altra storia.

Parole che vengono bollate dal Pd come l’ennesima provocazione a Cinque Stelle. Del resto Bersani sul tema è tranchant:

– Non so cosa voglia dire governo del presidente e credo che non lo sappia nessuno. Io sto a questo tracciato, al mio, e non penso ad altro e il mio tentativo non credo sia fazioso.

Il segretario del Pd, in ogni caso, non demorde e restano in piedi contatti perchè Pdl e Lega non impediscano la nascita di un esecutivo targato Pd a fronte, in primis, di una scelta condivisa del nuovo capo dello Stato.

– Le forze parlamentari – dice Bersani – si stanno prendendo le loro ore di riflessione. Attendo una risposta conclusiva.

Le diplomazie sono al lavoro e qualche segnale di apertura si registra sul fronte della Lega.

– E’ verosimile – si chiede il segretario leghista Roberto Maroni – che Pdl e Lega non si oppongano alla nascita del governo? Non so quanto probabile ma è possibile a certe condizioni e l’abbiamo detto a Bersan.

Dal Pdl, invece, i segnali sono al momento di chiusura, anche se sembrano ancora schermaglie tattiche.

– La vicenda è chiusa – attacca Angelino Alfano – e l’ha chiusa Bersani che ora si trova nel vicolo cieco in cui si è infilato. Sta a lui, ora, rovesciare la situazione.

Replica secca dal Pd:

– Se il Pdl vuole una trattativa sul Quirinale noi non ci stiamo.

Ciò che appare ormai appurato è l’impossibilità della ‘via grillina’ per la nascita del governo Bersani. Dopo il no dei due capigruppo Crimi e Roberta Lombardi al segretario in diretta streaming, Beppe Grillo (se il messaggio non fosse già chiaro), ci mette il carico definendo Bersani e il Cav, ”padri puttanieri” che verranno presto ”mandati a casa” dai cittadini.

Auguri ai salvatori della patria – è la replica ironica del segretario Pd -. Pensare di fermare l’intelligenza con gli insulti – chiosa poi – è  come fermare l’acqua con le mani…si può insultare se si sta fuori dal Palazzo, quando si sta dentro si deve decidere che cosa si vuole fare per il Paese”.

 Consultazioni in streaming diventano reality
Le consultazioni per formare il nuovo governo scoprono un nuovo format, quello del ”reality”, in cui gli interlocutori parlano non tanto l’uno a l’altro, quanto si rivolgono allo spettatore, che è il vero protagonista. Questa ”prima” per la politica italiana c’è stata ieri alla Camera per l’incontro tra Pier Luigi Bersani e la delegazione di M5S, avvenuto in ”streaming” sulla Web Tv della Camera a cui si sono collegate numerose televisioni.

La presenza dell’ex ”gieffino” Rocco Casalino nella delegazione a 5 Stelle ha sancito il nuovo mix tra politica e fiction. Come ogni evento in cui lo spettatore è protagonista, la scenografia ha svolto un ruolo.

Pier Luigi Bersani si presenta accompagnato, come nei precedenti incontri, dal suo vice, Enrico Letta e si siede alla sinistra del tavolo predisposto nella sala del Cavaliere, al primo piano di Montecitorio. Sulla destra i due capigruppo a Cinque stelle, Vito Crimi e Roberta Lombardi, e alle loro spalle sette-otto parlamentari grillini, muti testimoni che danno la sensazione di dover controllare i due ‘capi’.

Nella delegazione i giornalisti riconoscono pure ”Rocco del Grande Fratello” ora nell’ufficio stampa di M5S. La telecamera fissa è l’unica cosa che ricorda gli ”streaming” del blog di Grillo: infatti la qualità di immagine e audio è altissima, tanto che riprendono il segnale di Montecitorio le televisioni collegate (Rainews24, La7, Tgcom24, Sky, ecc).

La diretta fa sì che l’esito dell’incontro sia già scritto, con il ‘no’ dei M5S alla ”proposta indecente” di Bersani. Lo streaming lo hanno voluto entrambi: i grillini per l’ossessione dell’inciucio e per eliminare l’alone di sospetto verso la delegazione che potrebbe nascere nella base. E l’ha chiesta Bersani per non farsi scavalcare dai grillini sulla trasparenza e per avere la possibilità di parlare direttamente al Popolo a Cinque stelle (20.000 i contatti diretti alla Web Tv). Insomma l’incontro non serve a convincersi. Il clima, come si lascia sfuggire Roberta Lombardi, sembra rimandare a Ballaro, ai talk show: ovvio quindi che Bersani sia più a suo aggio, e i grillini siano tesi.

Il segretario del Pd dice subito che di ”governissimi” lui non ne vuol sentire parlare, e poi spiega la sua teoria del doppio registro, con l’invito al Movimento a far nascere un governo ”del cambiamento” che vari alcune riforme, tra cui la madre di tutte le leggi, quella sul finanziamento ai partiti. La risposta di Crimi e Lombardo è identica.

– Sono venti anni che sentiamo queste parole. Sono venti anni che voto e che sento parlare delle stesse cose e non vengono mai realizzate – sferza la capogruppo alla Camera. E il suo collega del Senato rincara la dose:

– Respingiamo questa assunzione di responsablità sulla mancata partecipazione al governo, perchè siamo gli ultimi a doverci sentire responsabili.

Bersani spiega che non è vero ”che tutti i partiti sono uguali” e che ”purtroppo non siamo a Ballaro’, il governo è una roba seria”; infine chiede a M5S almeno di ”consentire” la nascita del suo governo, magari uscendo dall’aula del Senato. Crimi chiude: i 5 stelle voteranno ”no”. Punto. I passaggi successivi, come il dibattito interno al gruppo di M5S, e gli ultimi tentativi di Bersani per far decollare la sua creatura non avverranno in diretta streaming.

Questa mattina, intanto, Bersani, oltre ai Cinque Stelle, ha incontrato l’Upi che ha valutato con favore la sua ipotesi della convenzione per le riforme.