Moody’s, rating a rischio per l’Italia

ROMA  – Moody’s accende i propri riflettori sul tentativo, oggi nuovamente andato a vuoto, del leader Pd Pierluigi Bersani per formare un governo. Un esito negativo, in un quadro europeo peggiorato, potrebbe avere ”implicazioni sul profilo di credito” dell’Italia. Dietmar Hurnung, analista responsabile per l’Italia dell’agenzia di rating, un mese fa aveva giudicato ”credit negative” l’esito inconcludente delle elezioni appena concluse:il voto – aveva scritto in un report a caldo – ”aumenta la possibilità di nuove elezioni, potenzialmente prolungando l’incertezza politica in Italia”.

Ieri, in un’intervista all’agenzia Reuters mentre le elezioni diventano un’ipotesi sempre più reale con il rischio di una semi-paralisi politica, Hornung fa il punto. Di fronte alle difficoltà di Bersani,  confermate dalla chiusura del Movimento 5 Stelle, e agli ostacoli politici a un governo delle larghe intese che coinvolga Pd e Pdl, lo stallo che s’intravedeva un mese fa è rimasto e le nebbie non sono affatto diradate. E così l’analista ricorda che ”abbiamo un outlook negativo sul rating Baa2 dell’Italia”. Il rating, ad appena due gradini dalla categoria speculativa ‘junk’, sembra appeso al filo della crescita: ”se l’aspettativa (di una stabilizzazione del Pil nella seconda parte dell’anno, ndr) non dovesse essere confermata, e chiaramente l’attuale situazione della zona euro e dell’Italia stanno fornendo venti contrari, questo potrebbe avere un impatto attraverso diversi canali sul merito di credito dell’Italia”.

E’ chiaro che la situazione di Cipro, con i timori di una fuga di capitali che hanno spinto a un blocco dei depositi nelle banche dopo la partecipazione dei correntisti alla loro ristrutturazione, è negativa per i rating dell’Eurozona: ”e l’Italia non fa eccezione”. Ma è l’evoluzione della crescita, e la formazione di un esecutivo in grado di rilanciarla, che preoccupa di più, dopo che il governo ha dovuto drasticamente peggiorare le sue stime sul 2013 (a -1,3% contro il precedente -0,2%).

Un mese fa, infatti, Moody’s si era detta pronta a considerare ”un taglio del rating dell’Italia nel caso di ulteriore peggioramento delle prospettive economiche del Paese o di difficoltà nel realizzare le riforme”.

Anche Fitch, ai primi di marzo, aveva messo in guardia tagliando il rating della Penisola a ‘BBB+’, un gradino sopra Moody’s: la recessione che dura dall’ultimo trimestre 2011 ”mette a rischio” gli sforzi dell’Italia. Mentre resta più defilata Standard & Poor’s, che  risponde con un ”no comment”. Dopo il voto l’agenzia americana aveva escluso un impatto immediato sul rating, ma metteva in guardia: c’è il rischio che chi governa non abbia un mandato abbastanza forte per rilanciare la crescita.

Condividi: