L’incertezza politica preme sullo spread. Bocciatura Moody’s?

ROMA  – L’incertezza politica italiana mette sotto pressione lo spread e frena Piazza Affari, mentre resta lo spettro di una imminente bocciatura dell’Italia da parte di Moody’s. Il differenziale tra Btp e Bund è volato fino a quota 360 punti base, ai massimi da settembre scorso, per poi ripiegare e chiudere sotto la soglia dei 350 punti (347).

La Borsa di Milano ha chiuso debole (-0,10%), in controtendenza rispetto alle altre piazze del Vecchio Continente. Alla vigilia del lungo ponte pasquale, sui mercati ha regnato la volatilità in un giorno cruciale per Cipro dove le banche hanno riaperto i battenti dopo 12 giorni di black-out. Non c’è stato panico e la prospettiva di una soluzione ‘ordinata’ dell’esplosiva crisi bancaria cipriota ha fatto tirare un momentaneo sospiro di sollievo.

Le Borse europee – complice anche la revisione al rialzo del Pil Usa che ha spinto l’indice S&P 500 a nuovi record – hanno tentato il rimbalzo con guadagni vicini al punto percentuale per poi rallentare il passo. Francoforte ha chiuso vicino la parità (+0,08%); Parigi a +0,53%; Londra a +0,38% e Madrid a +0,25%. Piazza Affari ha perso quota nel finale, bruciando il rialzo di circa l’1% messo a segno a metà seduta, appesantita soprattutto dall’attesa per la missione di Bersani al Quirinale. Al pari di Moody’s, anche il Fmi ha detto di monitorare da vicino gli sviluppi politici in Italia che ha bisogno di ”un governo stabile” e ”deve andare avanti con il risanamento e le riforme”.

 

Ocse: ripresa dell’Italia incerta

L’uscita dell’Italia dalla recessione, arrivata al diciottesimo mese consecutivo, rischia di slittare. E anche per il 2014 il quadro potrebbe essere meno roseo di quanto previsto dal governo. A mettere in forse le stime dell’esecutivo, che danno un -1,3% di Pil per il 2013 con crescita positiva nel secondo semestre e un +1,3% per il 2014, non sono i soliti economisti delle banche di investimento nè le agenzie di rating. Sono invece Ocse, Bankitalia e Istat, fonti autorevoli e accreditate, che fotografano un’economia che ancora non riesce a risollevarsi e (salvo Bankitalia) fanno slittare la ripresa al 2014: il governo uscente la prevede per quest’estate, le stime precedenti la davano per il 2012.

Enrico Giovannini, il presidente dell’Istat, oggi ha avvertito: ”non si può escludere che gli elementi di incertezza esistenti, con riferimento sia allo scenario politico sia a quello economico, incidano sfavorevolmente sulle decisioni di consumatori e imprese, con conseguente rinvio delle decisioni di spesa”. E così ”il risultato annuale in termini di contrazione del Pil potrebbe essere ulteriormente peggiore di quanto attualmente previsto, con una ripresa congiunturale del prodotto confinata all’ultimo trimestre dell’anno o rinviata al primo scorcio del 2014”.

La vede in modo simile l’Ocse, che nel suo interim report prevede per l’Italia un Pil in calo sia nel primo trimestre (-1,6%) che nel secondo (-1%), caso unico fra le economie del G7. Pier Carlo Padoan, l’italiano vice-segretario generale e capo economista dell’organizzazione parigina, esclude un contagio dalla crisi di Cipro ma spiega: per l’Italia ”si conferma una crescita generalmente negativa quest’anno, ma si tratta di una recessione che si sta avviando alla fine con un ritorno alla crescita positiva fra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo”.

Per la Banca d’Italia il -1,3% previsto dal governo per il 2013 (rivisto di recente da una stima pari a -0,2% ormai accantonata) è ”sostanzialmente in linea” con le previsioni di Ue e analisti privati. Ma le stime del Tesoro per il 2014 ”risultano piu’ ottimistiche per oltre mezzo punto percentuale”, avverte Via Nazionale, che teme l’impatto delle ”tensioni sui mercati internazionali”. Un peggioramento del Pil rischia di influire negativamente sul percorso di rientro del deficit, anche se c’è chi, come Goldman Sachs, è convinto che i Btp italiani stiano scontando uno scenario politico catastrofico che potrebbe non verificarsi: una possibile alleanza Pd-Pdl – scrive la banca d’affari americana – farà scattare un rally dei titoli italiani: meglio comprarli ora, lo spread scenderà a 275 (oggi e’ in zona 350). Mentre il Fondo monetario internazionale torna a chiedere un ”governo stabile” e ”segue da vicino” gli sviluppi nella Penisola, ad aumentare la pressione su Roma ci si mette la possibile scure delle agenzie di rating. Dopo il taglio del rating da parte di Fitch, a muoversi potrebbero ora essere Standard & Poor’s e Moody’s, rischiando di aumentare ulteriormente la spesa per interessi. Per tutte e tre, il giudizio sull’Italia dipenderà dalle prospettive di crescita. La speranza à appesa alla possibilità di un governo stabile che eviti le elezioni anticipate e rilanci il Pil, una prospettiva per ora avvolta dalla nebbia.