Volpini (Cgie): “E’necessario rivalutare l’associazionismo”

ROMA:- “E’ piuttosto difficile parlare di futuro quando il rischio di un ritorno alle urne è davvero dietro l’angolo”. Questo, in sintesi, il pensiero di Roberto Volpini, già coordinatore degli Italiani nel Mondo per le Acli, membro del CGIE dal 1994 ed ora Vice Segretario generale…insomma, una vita spesa per gli italiani all’estero. “Nuove elezioni rappresenterebbero un danno. Sia in Italia, sia tra le nostre comunità nel mondo c’è molta attesa per l’urgente formazione di un Governo in grado di affrontare questa fase molto dedicata in cui il Paese si trova. Anche per le nostre comunità all’estero si aspettano risposte concrete ai problemi esplosi in questi ultimi anni, e tornare alle urne rappresenterebbe un intralcio al cammino che il CGIE ha avviato in questo ultimo anno per mettere a fuoco le politiche degli italiani nel mondo”. Soffermandoci un attimo sull’esito delle elezioni “estere”, secondo Volpini il calo di partecipazione alle urne in qualche modo era prevedibile “perché le politiche nei loro confronti , soprattutto durante il Governo Berlusconi, sono state disastrose: tre anni dannosi non solo per i tagli finanziari, ma anche per il duro confronto che vi è stato intorno alla riforma sui Comites e sul CGIE. Un progetto di legge che tendeva a bloccare il processo di sviluppo delle forme di rappresentanza dei nostri connazionali all’estero. Anche le associazioni hanno risentito di questo disegno, ed è mia impressione che sono parzialmente  risultate assenti da questa tornata elettorale che ha invece visto protagonisti gli schieramenti dei partiti senza il coinvolgimento del tessuto associativo ancorato ai valori dell’autonomia e del pluralismo.”

Alla luce di queste considerazioni, diventa urgente capire quale sarà il percorso che il CGIE dovrà affrontare, anche per evitare i danni che una eventuale stagnazione politica potrebbe avere sui progetti in itinere. “Con l’ultimo Governo – spiega Volpini –  il CGIE ha intrapreso un cammino per andare, nel 2014, al rinnovo di questi organismi; ma si tratta di un cammino che rischia di interrompersi in quanto, se perdura la mancanza di un Governo, non potremo confrontarci con nuovi interlocutori. Il CGIE ha inoltre messo in programma quattro seminari che rappresentano momenti significativi per affrontare i temi delle politiche degli italiani nel mondo. Il primo seminario sulla lingua e cultura si è svolto in concomitanza con l’Assemblea del CGIE del dicembre scorso. E’ stato un momento significativo, aperto a molti contributi, che ha messo in evidenza le tematiche per un reale sviluppo della lingua e cultura italiana nel mondo”. In quella occasione, il Presidente della Commissione Cultura del CGIE, Graziano Tassello, ha ricordato che tra il 2008 ed il 2012 si è assistito ad una decurtazione dei fondi pari al 68%. Un dato prontamente “giustificato” dal Sottosegretario Staffan De Mistura che ha ricordato che per fronteggiare questo momento caratterizzato dai tagli, in tutti i settori, “bisogna essere più creativi per fare di più con meno” senza dimenticare che proprio per la promozione della lingua italiana sono stati recuperati tre milioni di euro.

“Gli altri seminari in programma quest’anno – continua Roberto Volpini – focalizzeranno l’attenzione sulle forme di rappresentatività  degli italiani residenti all’estero, previsto per giugno; l’assistenza e tutela dei diritti, in calendario per la fine dell’anno, e quello  sui problemi dell’informazione e comunicazione.  Ma, come ho già detto, questi momenti hanno bisogno di ‘interlocuzione’ soprattutto con il Governo e il Parlamento”.

Secondo il Vice Segretario Generale del CGIE, l’appuntamento che ricopre particolare importanza è il seminario sulla rappresentatività “anche perché non richiamerà l’attenzione soltanto sulla riforma dei Comites e del CGIE, tra gli obiettivi c’è quello di voler rimettere al centro il valore ed il ruolo dell’associazionismo. In questi ultimi anni si è registrata certamente una crisi dell’associazionismo, ciò è dovuto anche agli ostacoli che si sono frapposti allo stesso processo di rinnovamento a cui è stato chiamato. In  questa direzione, la legge di riforma di Comites e CGIE ne è stata una delle principali cause in quanto tendeva a sminuire o sottovalutare il ruolo che esso ha ricoperto e ricopre tra le nostre comunità ormai attraversate dai processi di integrazione. In questa legislatura – tiene a precisare Volpini – tenteremo di riproporre anche il disegno di legge, presentato per due volte dall’onorevole Narducci primo firmatario, per il riconoscimento dell’associazionismo di promozione sociale che opera  all’estero”.

Sempre in riferimento ai seminari, lo stesso Segretario generale del CGIE, Elio Carozza, ha tenuto a sottolineare che comunque si continua a lavorare, e per il seminario sulla rappresentanza, è stato costituito un gruppo di lavoro cui partecipano Governo, Regioni ed ovviamente membri del CGIE.

Mentre i riflettori sono accesi proprio sulla formazione e ancor di più sulla durata del prossimo Governo, per il Vice Segretario Generale del CGIE, il mondo dell’emigrazione si aspetta, innanzitutto, “la conferma di una volontà politica, dimostrata in questo ultimo anno, che vede ormai superata l’idea che le comunità degli italiani all’estero sono un problema, bensì una risorsa a cui vanno garantite adeguate risposte”.

Per quanto riguarda il ruolo e le ricadute che gli eletti all’estero possono arrecare all’universo di chi ha permesso loro di godere del titolo di parlamentari, secondo Volpini questa presenza, “pur con alcuni distinguo, ha rappresentato un valore aggiunto nel Parlamento contribuendo a sviluppare  una sensibilità intorno ai processi che interessano le comunità dei cittadini italiani nel mondo, aiutando il Parlamento, ma anche la società civile, a prendere coscienza, anche storica, di questo processo, e del valore di esperienze vissute per lo sviluppo dell’integrazione che oggi vive anche il nostro Paese. Certamente si deve avere la consapevolezza che questo è un ruolo difficile perché chiama ad una sensibilizzazione culturale, sociale e politica”.

Una presenza, quella dei 18 parlamentari esteri, che all’indomani dell’approvazione della legge sull’esercizio del diritto di voto degli italiani residenti all’estero, ha aperto il  dibattito su quale sarebbe stato, a questo punto, il ruolo del CGIE. “Abbiamo ritenuto sbagliato affermare che il CGIE non sarebbe più servito perché bastava il confronto con i rappresentati in Parlamento: il ruolo dei Comites e del CGIE è quindi indiscutibile perché questi organismi sono i primi interlocutori dei cittadini sui territori, sono i luoghi di partecipazione e di rappresentanza della società civile. E’ in questi organismi che vengono individuate, espresse, le istanze delle nostre comunità e valutate le proposte e le richieste per rispondere ad esse. In questo ambito l’importante rete, rappresentata dall’associazionismo, è un valore che deve ritrovare la sua centralità”.

Giovanna Chiarilli