M5S: Grillo rimotiva i suoi, ma restano i dubbi

FIUMICINO – ”Si stanno dividendo gli altri, non noi”. Beppe Grillo riunisce per la prima volta i parlamentari del M5S dopo il loro ingresso nei palazzi del potere. E’ passato neanche un mese, ma deputati e senatori M5S sono già stati messi duramente alla prova. E il malcontento di una minoranza interna tracima quotidianamente sui giornali. Perciò il ‘facilitatore’ Grillo sbarca a Roma per ribadire la linea. Ma senza invettive o minacce, che potrebbero allontanare ancor di più i ‘dissidenti’.

Il leader del M5S crea un clima conviviale, adotta un approccio ‘paterno’ e dice:

– Siete liberi di definire la linea politica, ma tenete fede alle idee M5S e non fidatevi dei partiti, che non hanno neanche cambiato la legge elettorale.

“Dobbiamo arrivare calmi e sereni all’elezione del presidente della Repubblica”, è il ragionamento che il leader del M5S fa con i suoi, parlando in piedi di fronte a loro, in una sala dell’agriturismo scelto per l’incontro, nel silenzio della campagna romana. Solo dopo l’elezione del capo dello Stato si riaprirà la partita governo, spiega.

Dunque, inutile dividersi adesso sulla linea da tenere sul governo. E a quella minoranza (oltre trenta parlamentari) che chiede di indicare fin da subito una rosa di nomi per la guida di un esecutivo ‘a 5 Stelle’ su cui cercare la condivisione dei partiti, risponde:

– Lo faremo solo dopo aver ricevuto l’incarico. Ora il nome è il movimento nel suo insieme.

Insomma, la linea non cambia. Discorso chiuso. Ma le perplessità restano. E più d’uno si alza a esporle: il rischio è di essere visti come i responsabili dello sfascio del Paese. Non stiamo fornendo un pretesto ai partiti per fare l’inciucio?, domanda una voce dalla sala. Risposta:

– No, perchè l’hanno già fatto da un mese.

Non tutti i parlamentari sono presenti all’incontro: ce ne sono un centinaio, su 163. Manca quel Tommaso Currò che ha rilasciato un’intervista per dire che si doveva votare la fiducia al Pd. C’è Walter Rizzetto, che la pensa più o meno alla stessa maniera, ma non prende la parola. Chi parla, premette che non voterebbe il Pd, ma spiega perchè il movimento dovrebbe mostrarsi più dialogante, facendo dei nomi. Grillo ascolta (perchè ”sono legittime opinioni diverse”) e non minaccia di cacciare nessuno: Se decidi di votare il Pd – ragiona – noi ti salutiamo amichevolmente, perchè sei tu stesso a chiamarti fuori, tradendo i principi del Movimento. Adesso però l’obiettivo è compattare le truppe, perchè si può fare bene sul fronte del programma (”Non parlate della vita privata su Facebook, ma dell’attività parlamentare”, consiglia) e anche influenzare, come successo per le presidenze di Camera e Senato, i partiti sulla scelta del capo dello Stato, che – scommette – sarà ”diverso”. Il M5S avrà un nome specchiato e nuovo, esterno alla politica, spiega, e gli altri si dovranno adeguare.

– La gente è stufa, prenderà i bastoni’ – arringa Grillo i suoi, agitando lo spettro dell’inciucio.

E le possibili spaccature?

– Abbiamo un listino prezzi per i grillini in vendita – scherza con i giornalisti. Alla fine, anche tra i ‘malpancisti’ i volti sono distesi e sorridenti.

– Ci sentiamo gruppo. Cerchiamo di essere compatti – commenta qualcuno.

Gli incontri con il leader si terranno d’ora in poi una volta al mese. Magari senza più luoghi top secret e depistaggi alla stampa. Anche perchè più d’un parlamentare esprime perplessità: si rischia di apparire poco trasparenti, forse la strategia di comunicazione va rivista.