Corea del Nord al Sud: “Mettere a punto misure per l’evacuazione”

Pubblicato il 09 aprile 2013 da redazione

TOKYO – Il Giappone schiera le sue batterie anti-missile Patriot Advanced Capability-3 (Pac3) nel centro di Tokyo, nella sua area metropolitana e nella lontana Okinawa, in una mossa di natura ”precauzionale”, fatta anche in passato, allo scopo di ”neutralizzare” test balistici nordcoreani. A maggior ragione quando i preparativi di Pyongyang sembrano essere ultimati, secondo le stime dei militari di Seul, al punto che, ”tecnicamente parlando”, è ”possibile” che il lancio possa avvenire ”anche domani”, rilancia l’agenzia sudcoreana Yonhap.

Con la massima festività del 15 aprile, giorno del compleanno (il 101/mo) del fondatore dell’ultimo baluardo stalinista al mondo, il ‘presidente eterno’ Kim Il-sung, ogni momento potrebbe essere ideale per ”la nuova provocazione”. Le forze armate del Sud sono in massima allerta per una mossa ora più verosimile da parte del regime, che la scorsa settimana ha deciso di trasportare sulla costa orientale e montare sulle rampe di lancio due vettori Musudan, capaci di coprire 3-4.000 chilometri e di raggiungere quindi Guam, la fortezza americana.

La benzina sul fuoco non manca: il Nord, oltre a non mandare – come del resto promesso – gli oltre 53.000 lavoratori all’area industriale di sviluppo congiunto di Kaesong, decretandone la chiusura sia pure temporanea, ammonisce gli stranieri presenti in Corea del Sud a prepararsi all’evacuazione del Paese.

”Non vogliamo fare del male agli stranieri nel caso ci fosse una guerra”, riporta l’agenzia del regime, la Kcna, citando il portavoce del comitato per la pace in Asia-Pacifico. L’invito è a ”tutte le organizzazioni straniere, le imprese e i turisti, a mettere a punto tutte le misure per l’evacuazione”. Una ”velata minaccia”, secondo fonti di Seul, che raddoppia nella sostanza quella indirizzata al personale delle ambasciate straniere a Pyongyang, con tanto di scadenza al 10 aprile per abbandonare il Paese, perchè dopo quella data il Nord non sarebbe più in grado di garantire la sicurezza dei diplomatici nell’esercizio delle funzioni in caso di conflitto.

In ogni caso, lo scenario si caratterizza per ”la tensione e la volatilita”’, ma nulla risulta ”al punto di non ritorno”. Sono situazioni ”tutte reversibili, anche Kaesong”, dice all’Ansa una fonte del coordinamento delle ambasciate straniere a Pyongyang, secondo cui il regime nordcoreano ha comunque centrato l’obiettivo: ”Alzare la tensione, artificiosamente”.

La Cina ”non vuole vedere il caos” nella penisola coreana, afferma ancora il portavoce del ministero degli Esteri, Hong Lei, esprimendo contrarietà ”a qualsiasi iniziativa porti a un peggioramento della situazione”. L’Ue, in base a fonti della Commissione, valuta l’ipotesi di rafforzare le sanzioni se Pyongyang andra avanti con i test e le minacce nucleari, dopo il robusto pacchetto di misure prese il 18 febbraio, a ridosso del test atomico del 12 febbraio.

Il premier Mario Monti ribadisce al segretario dell’Onu Ban Ki-moon (”l’attuale livello di tensione è molto pericoloso”, dice) che l’Italia, sulla crisi intercoreana, ritiene del tutto inaccettabile la minaccia di ricorso all’uso della forza e che debbano immediatamente cessare provocazioni e allarmismi. Mentre il segretario generale delle Nazioni Unite avverte che in questa situazione ”un piccolo incidente, provocato da un calcolo o un giudizio sbagliato, potrebbe scatenare una situazione incontrollabile”.

Le batterie di Patriot a Ichigaya, nel quartier generale del ministero della Difesa, nel cuore di Tokyo, fanno per l’intera giornata da sfondo alle dirette delle tv internazionali. Il Giappone ”farà quello che c’è bisogno di fare con calma e collaborando con gli alleati”, assicura il premier, Shinzo Abe, secondo cui il governo prendera’ ”ogni misura possibile per proteggere la vita delle persone giapponesi e la sicurezza”.

Due cacciatorpedinieri con standard Aegis, dotati di missili intercettori, sono stati mandati nel mar del Giappone a presidio del territorio, perchè il sospetto è che il missile, se lanciato, possa ripercorrere la traiettoria di quello del 2008, quando sorvolò il Giappone prima di inabissarsi nel Pacifico. Il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, sarà in visita ufficiale in Corea del Sud dall’11 al 13 aprile prossimi; il 12 aprile sara’ la volta del segretario di Stato americano, John Kerry, in un periodo massima tensione

Giappones indifferente è “business as usual”

La fila dei taxi, immancabile nelle vicinanze dei ristoranti, è il segnale che la clientela c’è. Ad Akasaka, quartiere di Tokyo a due passi dal parlamento, dai ministeri nipponici e dalla sede del primo ministro, la serata procede senza intoppi, anche se a un paio di chilometri, a Ichigaya, sede del ministero della Difesa, le batterie anti-missile di Patriot Advanced Capability-3 (Pac3) sono pronte per abbattere un possibile vettore nordcoreano. L’area è ricca di ristoranti economici, ramen e izakaya, i tipici luoghi dei ‘sarariman’, i ‘salaryman’ dipendenti di società e compagnie.

Rie Matsumoto, segretaria di circa 30 anni, esce con amici e colleghi da Hyungboo, ristorante coreano, portandosi dietro l’inconfondibile odore di kimchi (il ‘cavolo cinese’ fermentato insaporito con spezie piccanti, noto come il ‘pane coreano’) e di barbecue, l’ottima carne grigliata. E’ a conoscenza, racconta brevemente all’Ansa, delle turbolenze scatenate dal ‘giovane generale’ nordcoreano Kim Jong-un (”non e’ la prima volta”), ma sa pochissimo della decisione del ministro della Difesa, Itsunori Onodera, di presidiare e difendere la città da possibili blitz del regime. E i suoi amici ne sanno anche meno, ma sono concordi sul fatto che ”non c’è da avere paura”.

Sbirciando in altri ristoranti, la clientela sembra esserci, come una normale serata. Eppure, la tv pubblica giapponese, la Nhk, è stata la prima a mostrare già dal mattino le immagini aeree di quelli che sono stati presentati come missili balistici intercettori, dispiegati vicino a Tokyo, in risposta alle possibili azioni della Corea del Nord. La verita’, dice in inglese un uomo sulla cinquantina, è che non è la prima volta che il Giappone prende contromisure del genere. I tg, ad esempio, ricordano i precedenti del 2009, di aprile e dicembre 2012, menzionando il posizionamento di Patriot nella capitale e, in alcuni casi, dei tecnologici cacciatorpedinieri Aegis, che trasportano gli Standard missile-3 (SM-3), vettori intercettori ad alto impatto.

C’e’ un altro precedente più indicativo: anche dopo il sisma di magnitudo 9 e lo tsunami devastante dell’11 marzo 2011, con tutte le incertezze sull’evoluzione della crisi nucleare di Fukushima, i ristoranti della zona hanno lavorato accusando una frenata delle attività di pochi giorni, ma solo perchè il trasporto pubblico, con le difficoltà di approvvigionamenti elettrici, era a rischio.

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