Saggi, criteri aperti sulla Legge Elettorale

ROMA  – Accompagnato da costanti critiche e scetticismi, è alle ultime battute il lavoro dei ‘saggi’ che Giorgio Napolitano ha chiamato al Quirinale per spianare la strada ad un nuovo esecutivo.

Oggi l’ultima riunione plenaria dei Dieci e, domani a mezzogiorno, la consegna al capo dello Stato di un lavoro che i ‘faciliatori’ hanno svolto con tutto l’impegno, sollecitati fino all’ultimo dallo stesso Napolitano ad avere ”fiducia nell’utilita”’ dell’impresa.

Nonostante il totale riserbo imposto dal Colle, dal gruppo di lavoro istituzionale (Luciano Violante, Gaetano Quagliariello, Valerio Onida e Mario Mauro) è filtrata la quasi certa intesa su tagli ai costi della politica (ancora un 30% in meno sui rimborsi elettorali ai partiti), regolamenti parlamentari (con tempi di approvazione certi delle leggi), riduzione del numero dei parlamentari (da 630 a 470 i deputati, Senato delle Regioni formato dai consiglieri regionali con ulteriore ‘taglio’ di 315 senatori).

Davvero ancora in alto mare, invece – a prescindere dalle dichiarazioni di facciata – l’accordo su forma di governo (Quagliariello non demorde sul semipresidenzialismo) e legge elettorale, capitolo princeps della trattativa. Un’intesa non c’è: nè sulla reintroduzione del Mattarellum, riveduto e corretto, nè sulla modifica del Porcellum, altrettanto opportunamente modificato.

Ieri ancora una giornata di approfondimenti, oggi l’ultimo tentativo di sovrapporre le griglie delle diverse proposte. L’obiettivo è arrivare ad indicare criteri ‘aperti’ e di massima: un sistema a base proporzionale che blocchi le piccole forze con un’alta soglia di sbarramento, governabilità garantita attraverso la conferma del premio di maggioranza, possibilità per i cittadini di scegliere chi li rappresenta con preferenze o collegi uninominali per una parte degli eletti.

Anche la task force economica (Enrico Giovannini, Giovanni Pitruzzella, Salvatore Rossi, Enzo Moavero Milanese, Filippo Bubbico e Giancarlo Giorgetti) consegna domani il risultato del suo lavoro a Napolitano, puntando su crescita economica, liberalizzazioni, rimodulazione di fisco e welfare.

– Venerdì chiuderemo i nostri lavori. Napolitano vi dirà tutto – anticipa il senatore Pd Filippo Bubbico, lasciando intendere che lo stesso Capo dello Stato potrebbe annunciare i risultati del lavoro, mentre i saggi si limiteranno a spiegarne i dettagli.

Napolitano insomma mette ancora una volta la sua ‘faccia’ sulla scelta dei ‘saggi’, insediati a 7 giorni dal voto e nell’impossibilità di formare subito un governo per facilitare un’intesa politica.

Sulla nomina sono piovuti attacchi dei partiti che hanno ‘sconcertato’ il Capo dello Stato, costretto a precisare la durata limitata dell’incarico (8-10 giorni) e la natura ‘ricognitiva’ del mandato. Di fronte alle critiche del M5s, allo scetticismo del Pd e all’ultimatum del Pdl (che voleva ridurre al massimo a 72 ore la durata delle commissioni e chiedeva a Quagliariello di dimettersi), Napolitano aveva dovuto ricordare che i ‘facilitatori’ erano entrati in campo a causa della ”situazione politica irrigidita in posizioni inconciliabili”. A funestare il breve percorso dei ‘facilittori’ anche la telefonata di una ‘finta’ Margherita Hack a Valerio Onida, indotto ad ammettere l’inutilità dei ‘saggi’ e di un dibattito destinato a ”coprire lo stallo”. A chiudere l’incidente le scuse di Onida e la stretta di mano pubblica di Napolitano al Presidente emerito della Consulta, dopo il suo costernato chiarimento.