Siria: massacro di regime a Daraa, ma il G8 è impotente

Pubblicato il 11 aprile 2013 da redazione

BEIRUT – Residenti uccisi dalle bombe o nelle sparatorie, case date alle fiamme, esecuzioni sommarie: un nuovo massacro in Siria, con un bilancio di almeno 26 civili – tra i quali cinque bambini – e 16 ribelli morti, è stato denunciato  dagli oppositori nel sud del Paese, mentre nella riunione dei ministri degli Esteri del G8 a Londra non sono stati fatti passi avanti verso una soluzione del conflitto.

– Persistono le divisioni – ha ammesso al termine dei lavori il ministro degli Esteri britannico, William Hague, riferendosi alle diverse posizioni della Russia, che rimane al fianco del regime di Bashar al Assad, e i Paesi occidentali, che continuano a chiedere “l’uscita di Assad” per favorire “una transizione democratica”, come ha sottolineato il presidente del Consiglio italiano Mario Monti, che ha partecipato alla riunione in veste di ministro degli Esteri ad interim.

I capi delle diplomazie del G8 si sono trovati uniti solo nel dirsi “atterriti” dal numero dei morti, oltre 70.000 secondo l’ultimo calcolo dell’Onu. A raggiungere un consenso non aiutano certo i timori suscitati – nell’intera regione e anche all’interno delle forze di opposizione – dall’annuncio fatto della propria affiliazione ad Al Qaida da parte del gruppo jihadista Jabhat al Nusra, una delle maggiori forze della ribellione.

“La rivoluzione siriana è cominciata per raggiungere la libertà, la giustizia e lo Stato civile (non militare né teocratico), la democrazia e il pluralismo”, hanno affermato i Comitati locali di coordinamento dell’opposizione interna, rifiutando la creazione di uno Stato islamico. Mentre l’Iraq ha rafforzato le sue difese al confine con la Siria affermando che respingerà ogni tentativo di creare “una forza terroristica regionale di Al Qaida”. Il governo di Damasco ha invece chiesto all’Onu di inserire Jabhat al Nusra nella lista delle organizzazioni terroristiche, come hanno già fatto gli Usa. Sono stati i Comitati di coordinamento e l’ong Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus) a denunciare il “massacro” avvenuto  nella provincia di Daraa, investita da un’offensiva delle truppe regolari per riconquistare importanti capisaldi verso le frontiere con la Giordania e Israele. Immagini diffuse su internet dagli attivisti mostrano case distrutte, alcune delle quali ancora avvolte dalle fiamme. Secondo l’Ondus, il bilancio potrebbe aggravarsi, perchè diverse persone sono disperse mentre 40 sono gravemente ferite. Alle vittime vanno aggiunti nove soldati governativi morti nei combattimenti e altri tre uccisi, riferisce l’ong, mentre cercavano di disertare.

Ma altre decine di morti si contano in diverse aree del Paese, tra cui la stessa provincia di Daraa, dove due bambini sono stati uccisi sotto i bombardamenti nella cittadina di Al Hirak. Mentre combattimenti sono segnalati dagli attivisti nei sobborghi di Damasco e nel quartiere di Jobar, all’interno del perimetro urbano. L’Ondus afferma che ad Aleppo sono stati i ribelli a bombardare un’area della città tra l’ospedale di Al Kendi e la prigione centrale, provocando perdite non quantificate tra le forze del regime. Secondo la stessa fonte, combattimenti sono avvenuti anche a ridosso del confine con il Libano, nella provincia di Homs, tra ribelli da una parte e, dall’altra, miliziani filo-governativi e membri dell’Hezbollah libanese, schierato con Assad.

 

Mondo 2

G8, Accordo storico a Londra: stupro crimine di guerra

LONDRA – Fermi, uniti e duri nella condanna contro le minacce della Corea del Nord. Divisi, sebbene ”atterriti” dal numero dei morti e dall’emergenza umanitaria in Siria. I ministri degli Esteri del G8 hanno concluso così, l’incontro a Londra preparativo per il vertice dei capi di Stato dei Grandi a giugno, e che ha visto sul tavolo dossier complicati e urgenti, Siria e Corea del Nord innanzitutto. E il raggiungimento di un ”accordo storico” che considera lo stupro un vero e proprio crimine di guerra. Con una testimonial d’eccezione: l’attrice Angelina Jolie, in veste di inviato speciale dell’Onu per i rifugiati.

Unanime, ferma e nei termini più duri la condanna per l’escalation delle minacce di Pyongyang espressa dai capi delle diplomazie di Germania, Canada, Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Italia, Giappone e Russia riuniti a Lancaster House, non lontano da Buckingham Palace, per la seconda e conclusiva giornata di lavori. Hanno chiesto che si fermino le provocazioni e hanno inviato un messaggio chiaro a Kim Jong-un.

– Un altro lancio di missile o test nucleare e siamo pronti a ulteriori e significative misure – ha dichiarato William Hague, ministro degli Esteri britannico che ha presieduto l’incontro. L’intenzione al momento resta quella di far lavorare la diplomazia ”per stemperare le tensioni”, come ha spiegato il premier Mario Monti che alla riunione londinese ha preso parte in veste di ministro degli Esteri ad interim.

Le provocazioni del regime di Pyongyang e le minacce al ricorso della forza sono una escalation inaccettabile e devono cessare, ha detto Monti che ha sottolineato la necessità di ”coesione, fermezza e unità di intenti” affinchè ciò accada. Anche perchè: ”la condotta di Pyongyang rischia di minacciare il principio di non proliferazione nucleare e aprire la strada a inquietanti scenari di corsa agli armamenti”.

La posizione risoluta e coesa sulla Corea del Nord, non trova tuttavia lo stesso riscontro sul caldissimo e centrale dossier siriano: la Siria rimane la spina nel fianco della diplomazia che non riesce ancora a ‘sbloccare’ l’impasse facendo un passo avanti verso una soluzione della crisi. Unanime la preoccupazione per l’emergenza umanitaria nel Paese, quello sì, ma ”permangono le divisioni”, ha ammesso Hague. Il riferimento è evidentemente alla posizione della Russia, rappresentata ieri a Londra dal ministro degli Esteri, Serghei Lavrov.

Ancora una volta, nella conferenza stampa conclusiva, si è dovuto ammettere il fallimento.

– Fino ad ora, il mondo ha fallito nel tentativo di porre fine al conflitto in Siria – ha detto Hague.

Parlando con i cronisti in margine alla riunione, il premier Monti ha sottolineato da parte sua che ”è necessario mantenere lo spirito positivo della riunione di Roma, affinchè si creino le condizioni per una soluzione politica, con l’uscita di Assad e per una transizione democratica”.

Il G8 ha invece messo a segno un risultato importante per la lotta alle violenze sessuali nei conflitti, con l’intenzione che vengano riconosciuti come crimini dei guerra. Il tema è stato portato all’attenzione dei colleghi dalla presidenza britannica, ma a Lancaster House ha trovato tutti gli otto d’accordo, con la decisione storica di sbloccare fondi pari a 27,5 milioni di euro destinati proprio alla lotta contro queste violenze. Una causa subito abbracciata da un ‘ospite a sorpresa’: testimonial d’eccezione per il G8 è giunta a Londra l’attrice Angelina Jolie, in veste di inviato speciale dell’Onu per i rifugiati.

– Lo stupro in situazioni di guerra non deve essere considerato inevitabile – è l’appello dell’attrice e inviata dell’Onu -. Puo’ essere prevenuto e deve essere affrontato.

La Jolie ha quindi rilevato l’importanza dell’accordo raggiunto:

– Finalmente si dà una speranza alle vittime.

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