La poesia della forma nello spazio

BUENOS AIRES:- L’Italia, l’Argentina e tutti noi italiani all’estero, abbiamo perso uno degli uomini che, con la sua fantasia e creatività, ha portato il meglio della sua patria d’origine in quella d’adozione.

Clorindo Testa, architetto, pittore, scultore e autore di molti testi d’arte e di architettura, si è spento all’età di 86 anni. Nato a Napoli il  10 dicembre del 1923 è emigrato in Argentina quando era ancora adolescente. Nel 1948 si laurea alla Scuola di Architettura dell’Università di Buenos Aires e poi, influenzato dall’esempio di Le Corbusier, viaggia per tutta l’Europa allo scopo di consolidare la sua formazione intellettuale e professionale.

L’incontro con le culture europee lo segna profondamente, Testa assorbe la bellezza dei luoghi che visita e la trasforma in un suo personalissimo modo di intendere l’arte e l’architettura. Studia ogni spazio e i suoi lavori diventano parte integrante di quello spazio e delle persone che vi abitano. Per lui la città non è “un semplice ammasso di costruzioni ed elementi urbani funzionali ed esteticamente piacevoli, ma è essenzialmente uno spazio etico in cui ogni elemento evidenzia una stretta corrispondenza con le finalità che ne hanno determinato la realizzazione”.

Lo spazio per Testa è essenzialmente un luogo della fantasia, un modo per crescere come artista e come essere umano. Nel libro “Clorindo Testa. Un poeta urbano” Achille Maria Ippolito, Francesco Menegatti e Dina Nencini scrivono: “dai progetti per la grande Buenos Aires alle piccole case di vacanza sulle spiagge atlantiche, le architetture animate di Clorindo Testa rimandano a forme organiche primordiali e di fantasia, multiformi e coloratissime. Come se l’energia che pervade gli straordinari e imprevedibili spazi che ne derivano fosse attinta dalle più profonde e recondite origini della vita e della terra. Le figure dell’immaginario dell’architetto argentino prendono forma nell’architettura, nella pittura – numerose le sue mostre personali in tutto il mondo -, nella scultura, narrando o evocando storie nel labirinto della città contemporanea”.

Testa è stato il creatore di opere emblematiche in Argentina, dalla Biblioteca Nazionale e il Centro Culturale Recoleta, alla Camera della Costruzione, all’ex Banco di Londra e America del Sud, all’Ospedale Navale.

L’ultima opera inaugurata lo scorso agosto insieme alla Presidentessa Cristina Fernàndez è stato il padiglione permanente argentino alla Biennale di Venezia.

Tanti i riconoscimenti che ha avuto nel corso della sua vita, sia come architetto che come pittore, due strade che a suo dire sono andate avanti in perfetta armonia. In Argentina ha avuto il Premio Di Tella, il primo Premio Citta Culturale Konex in Abasto e il Primo Premio Nazionale di Pittura del Banco Central. Nel1987 haricevuto il premio “Architetto d’America”.

L’Università di Buenos Aires gli ha conferito il dottorato Honoris Causa e nel 2003 stesso riconoscimento gli è stato dato dall’Università La Sapienza di Roma.

Clorindo Testa è stato la viva testimonianza della positiva mescolanza di culture e di tradizioni. Nelle sue opere, spesso ironiche, irriverenti, si mescolano ricordi di vita e amore per le diversità, per gli esseri umani. Testa sapeva che le pareti che lui sognava e costruiva avrebbero ricevuto in dono un nuovo soffio di vita dalle persone che le avrebbero abitate anche solo per un minuto.

Al cordoglio di amici, politici, architetti e artisti si è unito quello del Comites di Buenos Aires. La presidentessa Graciela Laino si è detta “sinceramente” addolorata per la “triste” notizia e ha espresso a tutti i familiari di Testa il “commosso pensiero” e le “più sentite condoglianze” dell’intero Comites di Buenos Aires.

Lo staff della Voce, addolorato per una perdita che, come italiani all’estero, sentiamo nostra, invia sentite condoglianze alla famiglia di Clorindo Testa.

Giuditta Tazzi