Ecco il Pd che vorrei

ROMA – Fabrizio Barca lancia il suo manifesto, ‘Un partito nuovo per il buon governo’, con un documento-saggio di oltre 50 pagine che rilancia la necessitá per il Paese di forze politiche ‘’robuste’’ e ben radicate sul territorio. Una proposta che chiama in causa direttamente il Pd al quale il ministro si é appena iscritto, in un momento di forte fibrillazione interna.

“Ho mandato il mio manifesto a Bersani, Vendola e Renzi. Levando dal tavolo i personalismi, spero che si possa aprire su questo testo un confronto sulle idee e non sulle persone”. Fabrizio Barca, ministro per la Coesione territoriale del governo Monti ha scelto YouDem, la tv dei democratici, per un ulteriore passo di avvicinamento al partito. “L’unica cosa che produce risultati – spiega – è il conflitto tra le idee. Quando ci sono persone che hanno interessi e valori diversi che, accettando la sfida di mettersi in discussione, possono produrre innovazione e cambiamento”. Secondo Barca, il luogo giusto per fare questo è il Partito Democratico, “la cosa meno lontana dalla mia concezione di partito”, nonostante un passato a dire poco scettico. “Ho cambiato idea sul Pd – spiega – avevo dubbi, pensavo che non funzionasse, invece il melting pot è avvenuto, non solo a Roma ma soprattutto sui territori, dove c’è un patrimonio straordinario di persone e di circoli che va a tutti i costi riattivato”.

Il Pd che vuole Barca tiene fermamente intrecciati la questione partito e la questione governo, uno al servizio dell’altro: “Un partito che costituisca un telaio forte. Senza un ritorno di fiducia nei confronti di questa istituzione non si potrà mai pensare di tornare al buon governo stabile. Un partito-palestra – termine ricorrente – moderno, che si inserisca in un mondo dove ci sono centinaia di migliaia di persone che possono contribuire alla formazione delle idee”. Un Pd di sinistra? “Il Pd è già a sinistra”, afferma convinto Barca, che non teme le accuse di ‘inguaribile comunista’ rivoltegli dal quotidiano Libero, che vede nel ministro troppa continuità con il passato: “La gente ha bisogno di espressioni e convincimenti forti, non di un’affannosa ricerca di un fantomatico centro”. Nonostante le idee chiare, Barca tiene a sottolineare che la sua non è una discesa in campo per puntare alla guida del Pd, come invece ipotizzato da molti: “Iscriversi a un partito e candidarsi subito a segretario sarebbe grottesco e sarebbe un modo di uccidere le parole scritte nel mio documento. Mi piacerebbe che, attraverso il confronto sulle idee, emergesse una squadra a cui mi farebbe piacere appartenere”. Le ultime due battute dell’intervista sono dedicate a Bersani e Renzi. “Non avrei fatto niente di diverso rispetto a quanto sta facendo lui in questo momento”, afferma Barca riferendosi al primo. “Trovo sintonie di metodo, di modo di concepire il web e un’idea di apertura”, chiosa a proposito delle affinità con il secondo.

A largo del Nazareno, la ‘discesa in campo’ del ministro per il Pd viene considerata un
segno di ‘’vitalita’’’ del partito e quindi viene considerato ‘’un fatto positivo’’.

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