Obama: un atto atroce e codardo

NEW YORK. – Alla fine Barack Obama ha detto ció che fin dal primo momento era chiaro a tutti: le bombe di Boston sono un atto di terrorismo. Un atto ‘’atroce e codardo’’, ha scandito in diretta tv, rivolgendosi a un’America sconvolta. Ammonendo come ‘’gli americani non si faranno terrorizzare’’. Ma ammettendo anche come ancora si sappia poco: la matrice della strage resta incerta e si lavora incessantemente per avere le tante risposte che mancano. A piú di 24 ore dalle esplosioni che hanno insanguinato la piú antica maratona dell’era moderna – causando almeno tre morti tra cui Martin, un bimbo di 8 anni, e 176 feriti, di cui 9 bambini – è la stessa Fbi a sottolineare come sia ancora troppo presto per tirare delle conclusioni. Cosí le indagini vanno avanti a tutto campo. Si seguono tutte le piste, da quella interna a quella legata al terrorismo internazionale. O all’azione di un ‘lupo solitario’, di un folle alla Breivik.

Le uniche certezze che sembrano emergere sono il numero delle bombe – solo le due esplose a distanza di 12 secondi, senza altre inesplose come si era creduto in un primo momento – e il tipo di ordigni utilizzati: artigianali, realizzati con delle pentole a pressione e confusi con la spazzatura dentro zainetti o borsoni. Il loro effetto – come hanno raccontato i medici che hanno in cura i tantissimi feriti – sono stati devastanti. Almeno dieci le amputazioni alle gambe. Nei corpi delle tantissime persone colpite, almeno 17 in gravi condizioni, sono stati estratti decine di chiodi e schegge di metallo.
Alcuni simboli portano a una pista interna: gli anniversari pesanti di metá mese. 19 aprile 1993, il raid di Waco dell’Fbi contro la setta dei Brach Davidians che provocó almeno 75 morti tra cui 25 bambini. Due anni dopo lo stesso giorno Oklahoma City: 168 morti, 800 feriti nell’esplosione all’Alfred Murrah Federal Office provocata da Timothy McVeigh e Terry Nichols, due estremisti bianchi. E poi il 20 aprile 1999, la strage nella scuola di Columbine in Colorado: la data della sparatoria, forse solo una coincidenza, cadeva nel giorno del compleanno di Hitler. Lunedí scorso, mentre le due bombe artigianali esplodevano sulla finish line della Boston Marathon, negli Stati Uniti era Tax Day, il giorno della presentazione della denuncia dei redditi. E Boston, la cittá piú liberal d’America, è anche il luogo della ‘rivolta del te’ contro i balzelli imposti oltre due secoli fa da Sua Maestá britannica ai coloni.

Proprio lunedí in tutto il Massachusetts si celebrava il Patriot’s Day, la festa statale che ricorda gli anniversari delle battaglie di Lexington e Concord, le prime della rivoluzione americana. Una vacanza per tutti, che spiega il fatto che tra il pubblico della maratona ci fossero tanti bambini. Ed è forse anche un caso che l’ultimo miglio della gara fosse stato dedicato dagli organizzatori a Newtown, la cittadina del Connecticut teatro della strage a scuola dello scorso dicembre che ha rilanciato negli Usa il dibattito sulle armi facili: 26 morti tra cui 20 bambini nel primo massacro per il presidente Obama dopo la rielezione alla Casa Bianca.

Intanto anche la pista internazionale é seguita con grande attenzione e gli investigatori passano al setaccio tutti i video delle telecamere di sorveglianza della zona, nella speranza di trovare anche un solo dettaglio che possa imprimere una svolta alla caccia agli attentatori.

E in un Paese letteralmente sotto shock, si moltiplicano i falsi allarmi. All’aeroporto newyorkese di Laguardia è stata ordinata l’evacuazione del terminal centrale per un pacco sospetto. Mentre al Logan di Boston si è temuto per un bagaglio a bordo di un volo arrivato da Filadelfia. ‘’Ma non c’è alcuna indicazione di ulteriori minacce’’, assicura l’Fbi. Anche se il livello di allerta in tutte le principali cittá Usa – da New York a Washington e Los Angeles – resta elevatissimo. Restano a mezz’asta tutte le bandiere degli edifici pubblici, a partire dalla Casa Bianca, per una strage che fa ripiombare l’America nel terrore. Solidarietá per le vittime è arrivata da tutto il mondo. Da Roma, Giorgio Napolitano e Mario Monti hanno inviato messaggi di cordoglio e ‘’sdegno’’ al presidente Obama: l’attacco a Boston, ha scritto tra l’altro il capo dello Stato, è ‘’un potente monito’’ anche per l’Italia.

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