In Italia ci vorrebbe una Tatcher

ROMA:- Come ogni settimana, arrivano i sondaggi delle varie emittenti televisive per verificare l’umore degli italiani in fatto di politica. L’ultimo, commissionato dal Tg di La7 condotto da Enrico Mentana, parla di un Pd “primo partito” con il 26,5%, tallonato da un Pdl, in costante crescita, al 25,6% (era al 21,6% alle ultime elezioni). Quello che invece ha ottenuto una vittoria solo morale (anche se con una percentuale di voti decisamente al di là di ogni aspettativa), l’alternativa verso cui il 25,6% degli italiani assegnava il proprio consenso alle scorse elezioni, ovvero il Movimento 5 Stelle, continua a perdere consensi. Sempre nel sondaggio di La7, era al 23,9%. Certo, a parte le sortite di Beppe, i due grillini più famosi, Roberta Lombardi e Vito Crimi, rispettivamente capogruppo alla Camera e al Senato, sembra le abbiano studiate tutte, ma proprio tutte, per attirarsi le antipatie degli elettori, del popolo della rete e convincere i simpatizzanti ma scettici ad aver fatto bene a non votarli. Sempre sul podio, nonostante gli affettuosi scambi di opinioni tra lui ed i suoi amici di partito,  Matteo Renzi, leader “amato” dal 27% degli italiani. Una percentuale che di certo darà problemi di digestione al suo Segretario di partito, Pierluigi Bersani che raccoglie appena il 18%. Silvio Berlusconi, che ha definito la manifestazione di Bari di sabato scorso “forse” il primo appuntamento della campagna elettorale, raggiunge il 16% dei consensi. Uno scarso 8% segue il nome di Grillo.

Intanto, in attesa che questi partiti si decidano a far qualcosa, sono altre le percentuali che davvero preoccupano gli italiani. E la prima causa di questi dati davvero drammatici, è da ricercare proprio nel clima di incertezza politica che segna l’Italia da un paio di anni: una situazione cui con le elezioni di febbraio ci si era illusi di mettere la parola fine.

Il prodotto interno lordo, secondo dati del Fondo Monetario Internazionale, se nel2012 haregistrato un  -2,4%, nel 2013 scenderà dell’1,5%. In continua crescita, purtroppo, solo i dati che riguardano la disoccupazione (al 12% nel 2013). Se ripresa ci sarà,  sarà solo per Giappone e Stati Uniti. L’Italia, per tornare a tirare un sospiro di sollievo, dovrà aspettare il 2014. Ed è davvero quello che tutti sperano: che questa volta non ci siano errori di valutazione, che non si rinvii, come si fa ormai da anni, la data di questa ripresa che tutti anelano.

Intanto un illustre italiano all’estero, che di affari se ne intende, in una intervista rilasciata a Il Giornale, ha confermato che l’Italia è al disastro e che per rimetterla in sesto servirebbe un leader dal forte temperamento come la Tatcher, la Lady di ferro scomparsa lo scorso 8 aprile. Secondo Rocco Forte, figlio di Carlo Forte (nato in un paese della Ciociaria e che dal nulla ha creato in Inghilterra un vero impero fatto di alberghi e ristoranti, nominato proprio dalla Tatcher, Barone nel 1981), Monti è stato capace solo di aumentare le tasse a discapito di una classe già fortemente provata e in difficoltà. E proprio l’instabilità politica, anche secondo Forte, è la prima causa di questa crisi che non accenna ad affievolirsi. Nelle sue parole, l’amarezza di un italiano all’estero, fiero della sua italianità ma triste perché il sistema non favorisce, non privilegia coloro che hanno voglia e capacità di lavorare e creare. Rocco Forte, nato nel1945 aBournemouth, in Inghilterra ha seguito le orme del padre con grande successo, ed ora guida il “suo” impero rappresentato da 11 hotel di lusso. Secondo Sir Forte, a frenare gli investimenti in Italia è la legge sul lavoro, o meglio ancora, l’impossibilità di licenziare che non aiuta affatto né gli imprenditori né i lavoratori. Altra questione che dal suo punto di vista contribuisce a penalizzare ulteriormente l’Italia, la burocrazia. Per aprire alcune sue attività in Italia, ha impiegato un anno mezzo per sostenere tutta una serie di incombenze burocratiche che di certo rappresentano un deterrente soprattutto per gli investitori esteri abituati ad adempimenti più snelli.

Eppure, sarà che per lui l’Italia “è casa”, continua ad investire nel Paese dei suoi avi, sperando che altri imprenditori italiani all’estero, per affetto o per affari, scelgano la sua strada per contribuire, ancora una volta, a risollevarci.

Giovanna Chiarilli

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