Un salvagente per Cipro

BERLINO – Negare gli aiuti a Cipro porterebbe l’isola alla bancarotta. E un’insolvenza di questo pur piccolo Paese metterebbe a rischio l’Italia e la Spagna, scrive Rosanna Pugliese per l’Ansa. Con queste parole, chiare, il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble ha chiesto ieri al Bundestag di votare a favore del pacchetto di 10 miliardi di risorse per Nicosia. E il Parlamento tedesco ha dato il via libera ad ampia maggioranza alla misura. Sui 602 parlamentari che hanno partecipato al voto, 487 si sono pronunciati a favore, 102 contro e solo 13 si sono astenuti. Per il severo ministro dell’esecutivo Merkel è l’occasione per un nuovo richiamo alle riforme: anche in questo caso cita esplicitamente Roma e Madrid, per i cui governi non vi è strada alternativa. La Germania poi, che nel contesto di crisi generale sta meglio degli altri, deve ricordare che in questi Paesi la gente sta affrontando una situazione difficile, ha aggiunto il ministro. Per Schaeuble comunque l’eurozona è sulla buona strada, sta molto meglio di un anno fa e gli sforzi intrapresi hanno mostrato i loro effetti.

Nel giorno in cui gli istituti economici rivedono al ribasso le prospettive di crescita della locomotiva tedesca per il 2013, allo 0,8% (rispetto all’1 previsto precedentemente), nel Bundestag si gioca soprattutto una partita politica, visto il clima elettorale in vista delle federali del 22 settembre. Spd e Verdi, che hanno votato ancora una volta assieme alla coalizione di governo, in favore degli aiuti per l’eurozona, hanno tuttavia attaccato Angela Merkel sul caso Cipro: ‘’Questa non è certo un’approvazione alla gestione della crisi dell’euro’’, ha sottolineato il capogruppo parlamentare socialdemocratico Frank-Walter Steinmeier. Nel pacchetto approvato in parlamento sono passati anche un lieve aumento della partecipazione al fondo salvatati EFSF, che passa dal 29,07% al 29,13%, visto l’alleggerimento delle garanzie date da Nicosia previste nell’accordo complessivo con l’Eurogruppo. E il prolungamento dei termini di restituzione dei crediti per il Portogallo e Irlanda. Lisbona e Dublino, lodate da Schaeuble per i risultati ottenuti finora nel contrasto alla crisi, avranno sette anni in piú su cui contare.