Ma é falso allarme

BERLINO. – Falso allarme, in Germania, per una presunta busta esplosiva recapitata al castello di Bellevue, residenza berlinese del presidente della Repubblica federale tedesca, Joachim Gauk. Ieri pomeriggio le forze di sicurezza locali hanno fatto detonare nel parco del complesso presidenziale una lettera sospetta, indirizzata personalmente a Gauck, che si era temuto, erroneamente, potesse contenere materiale esplosivo. L’insolita lettera, hanno reso noto le stesse forze di sicurezza e il portavoce del presidente – che al momento non si trovava nella sua residenza ma è stato tenuto costantemente informato dello svolgersi degli eventi -, era stata notata dal personale dell’ufficio di Bellevue. Dopo una prima radiografia con le apparecchiature in dotazione, i responsabili avevano subito allarmato gli artificieri. In serata, in seguito alle indagini svolte, un portavoce del ministero degli Interni ha smentito ufficialmente la presenza di materiale esplosivo nella busta sospetta, facendo tirare un sospiro di sollievo al Paese dopo un pomeriggio ad alta tensione. Anche per le notizie che arrivavano dall’altra sponda dell’Atlantico.

In un primo momento alcuni media tedeschi avevano infatti parlato di un pacchetto contenente Hmtd, un materiale altamente esplosivo. Quella prima informazione era stata smentita poco dopo dalle forze di sicurezza, che interpellate dall’agenzia Dpa avevano peró dato per certa la presenza di un esplosivo meno potente. Notizia in seguito smentita. Per ora non ci sono informazioni sul mittente, né sul contenuto della busta, cui si tenterá comunque di risalire. Dall’inizio della crisi economica e finanziaria la tensione nei confronti della Germania a livello internazionale è in aumento. Giá nell’autunno del 2010 era stata spedito un pacchetto esplosivo in cancelleria, neutralizzato grazie all’intervento degli artificieri. Altri pacchetti in grado di esplodere erano stati recapitati anche presso alcune rappresentanze diplomatiche ad Atene, tra cui quella tedesca. Poco piú di un anno dopo, nel dicembre del 2011, un gruppo anarchico italiano aveva inviato un altro pacco bomba all’indirizzo francofortese di Josef Ackermann, allora a capo della Deutsche Bank. Anche in quel caso l’esplosivo era stato neutralizzato senza fare vittime.

Matteo Alviti

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