Il terrore arriva dalla Cecenia?

Pubblicato il 19 aprile 2013 da redazione

MOSCA. – Sono di origine cecena ma cresciuti in Usa da oltre 10 anni, dopo varie e non ancora del tutto chiare peregrinazioni tra l’Asia centrale e il Caucaso, i due fratelli Tsarnaev sospettati dell’attentato alla maratona di Boston: Tamerlan, 26 anni, morto in uno scontro a fuoco con la polizia, e Dzhokar (19)- diventato cittadino americano l’11 settembre del 2012 – ancora in fuga, scrive Claudio Salvalaggio per Ansa. Una sorpresa anche per Putin, che nei giorni scorsi aveva inviato le condoglianze a Obama e offerto collaborazione nella lotta al terrorismo. Il padre dei due giovani, Anzor, un meccanico che vive a Makhachkala, nella repubblica caucasica del Daghestan, li descrive come ‘’musulmani ferventi’’ ed è convinto che proprio per questo siano stati ‘’incastrati dai servizi segreti’’ Usa. ‘’Ma non avrebbero fatto del male ad una mosca’’, assicura. Anche un loro zio trapiantato negli Usa, Ruslan Tsarni, si è detto stupito ma li ha dipinti come dei ‘’perdenti’’, ipotizzando che il movente del gesto possa essere stato ‘’l’odio verso tutti coloro che sono capaci di integrarsi’’.

Del resto lo stesso Tamerlan, aspirante ingegnere con la passione per la box, aveva confessato nel suo account Youtube di ‘’non avere neanche un amico americano perchè non li capisco’’. Ma su quell’account aveva postato tante altre cose che sono inspiegabilmente sfuggite all’intelligence americana, come video di combattenti nella guerra civile siriana, link a pagine web di matrice islamica o inneggianti all’indipendenza cecena, tra cui le canzoni del ‘’bardo della jihad cecena’’ negli anni ‘90, il cantautore ed ex guerrigliero Timur Mutsuraev.

Sulla sua pagina di Vkontakte, il Facebook russo, suo fratello Dzhokar, un ragazzino che porta lo stesso nome di Dzhokar Dudaiev, il leader secessionista della prima guerra cecena (1994-1996), dichiara alla voce ‘’idee’’ ‘’Islam’’ e alla voce ‘’Cose importanti della vita’’ ‘’Carriera e denaro’’. Non gli manca l’ironia, come quando racconta barzellette sulla reputazione dei caucasici: ‘’se in un’auto viaggiano un ceceno, un daghestano e un inguscio, chi guida? la polizia’’.

La loro vita è una diaspora dove non mancano i buchi neri. Pare che la loro famiglia fosse stata deportata in Kirghizistan in epoca staliniana prima di tornare in Cecenia ed approdare poi in Kazakhstan. Quindi, dal 2001 al 2002, il Daghestan, dove i due fratelli frequentano la scuola a Makhachkala. Infine gli Usa, forse passando prima per la Turchia. Ma qualcosa non deve aver funzionato nel loro ultradecennale inserimento nel melting pot americano, nonostante le borse di studio e gli studi brillanti, anche se resta da capire come il loro disagio possa averli indotti ad un inedito attentato con una pentola a pressione imbottita di esplosivo. Di certo non erano i ragazzi che si arruolano nella guerriglia cecena, quella che negli anni Duemila ha continuato a insanguinare la Russia con gli attentati piú vari e piú atroci: da Beslan alla Dubrovka, fino agli attentati nella metropolitana del 2009 e all’aeroporto Domodedovo nel 2011. Ma non è escluso che possano essere rimasti influenzati dalla nuova, potente arma del terrorismo islamico: internet.

Negli ultimi anni Doku Umarov, il capo dei ribelli del Caucaso del nord, ha alzato il tiro invitando i musulmani devoti a combattere non solo contro la Russia ma contro tutti i nemici dell’Islam: insomma, una jihad globale, che potrebbe aver offerto il destro per un attentato in Usa, il primo di matrice cecena fuori della Russia se saranno provate le responsabilitá. E giá sorgono i primi interrogativi: cosa è venuto a fare Tamerlan a Mosca quando ha preso l’aereo a New York il 12 gennaio 2012, tornando negli Usa il 17 luglio dello stesso anno? Ma il controverso leader Ramzan Kadyrov invita a non criminalizzare in ogni occasione la sua Cecenia, attribuendole ‘’anche gli tsunami’’: ‘’non conosciamo i Tsarnaev, non hanno vissuto qui, hanno vissuto e studiato negli Usa, è lí che bisogna trovare la radice del male’’, ha ammonito, sostenendo che ‘’la colpa dell’attentato a Boston é dei servizi segreti americani’’, incapaci di prevenirlo. Putin intanto attende conferme ufficiali sulla nazionalitá dei due sospetti, ma il suo portavoce Dmitri Peskov ha giá messo le mani avanti citando una vecchia convinzione del leader del Cremlino: ‘’i terroristi non si possono distinguere in base alla nazionalitá’’.

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