Governo: Amato in pole per la ‘transizione’

Pubblicato il 22 aprile 2013 da redazione

ROMA  – Niente formule, quanto piuttosto un modello che viene dal recente passato, e cioè dal voto all’unanimità su alcuni provvedimenti del governo Monti, come l’ultima Legge di Stabilità (o Finanziaria) dove i due relatori di Pd e Pdl lavorarono in sintonia. E’ questo il governo prospettato dal Presidente della Repubblica Napolitano nel discorso di insediamento davanti alle Camere. Un governo che potrebbe nascere già in settimana, in attesa della Direzione odierna del Pd, il partito che ancora si contorce nelle proprie contraddizioni ma che è essenziale per la nascita dell’esecutivo.

E proprio la necessità di non indebolire troppo i Democratici, per evitare rischi in parlamento all’esecutivo, guiderà Napolitano nella scelta del premier, anche se il Capo dello Stato ha in mente sempre il nome di Giuliano Amato. Parlando della natura dell’esecutivo, Napolitano ha invitato a ”non correre dietro alle formule” (governo di larghe intese, di scopo, del presidente, ecc). E poi c’e’ l’esortazione al realismo.

– Qualunque prospettiva si sia presentata agli elettori – ha detto alle Camere – non si possono non fare i conti con i risultati complessivi delle elezioni. Essi indicano tassativamente la necessità di intese tra forze diverse per far nascere e per far vivere un governo.

Quindi l’esecutivo deve nascere, cioè deve avere la fiducia di Senato e Camera, ma deve poi ”vivere”, cioè portare avanti il programma che ha nei documenti dei dieci Saggi un punto di partenza. E allora quando gli esponenti del Pd andranno alle consultazioni sottolineeranno che una loro spaccatura in Parlamento toglierebbe respiro al governo. E anche il Pdl insisterà affinchè il governo sia appoggiato dalla Lega. In tal senso gli auspici sono che Napolitano non indichi Giuliano Amato (indigesto al Carroccio e a una consistente parte del Pd) finora ritenuto il candidato preferito dal Presidente della Repubblica. Questi vuole nomi autorevoli all’estero almeno in alcuni dicasteri chiave (Tesoro, Esteri Difesa), oltre che per la poltrona di Presidente del Consiglio.

Per la casella principale Napolitano, si ragiona in ambienti parlamentari, potrebbe anche prendere in considerazione il nome ”istituzionale” di Pietro Grasso, presidente del Senato o anche del ministro uscente dell’Interno, Annamaria Cancellieri, che si è fatta apprezzare dal Quirinale. Altro nome circolato è quello di Giuseppe De Rita, il più autorevole dei sociologi italiani. Allora Mario Monti potrebbe andare agli Esteri, Fabrizio Saccomanni all’Economia, mentre tra gli ”entristi” del Pd (quelli favorevoli ad una presenza diretto nell’esecutivo) non dispiace l’idea dell’impegno dei ‘grandi vecchi’, come Massimo D’Alema o Walter Veltroni, slegati dalle bagarre del Congresso.

Il Pdl chiederà che nel governo entrino politici ai massimi livelli, a partire da Angelino Alfano, mentre è difficile un bis di qualche ministro del Governo Berlusconi (Nitto Palma, Mariastella Gelmini). Per quanto riguarda la Giustizia il Cavaliere ha detto ai suoi di non attendersi che Napolitano assegni al Pdl il dicastero, ma di sperare in un nome di garanzia. E quello di Luciano Violante non sarebbe.

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