Musica, è morto Richie Havens, icona di Woodstock

NEW YORK  – Il musicista americano Richie Havens, il cui grido di libertà (‘Freedom’) aprì nel 1969 il maxi-concerto di Woodstock, è morto di infarto a 72 anni nella sua casa nel New Jersey. Presente fino all’ultimo, il musicista diventato famoso per caso aveva cantato una versione della sua Freedom per la colonna sonora dell’ultimo film di Quentin Tarantino, Django Unchained.

Icona per caso: per la generazione del baby boom Havens vivrà per sempre sul palco del festival che ebbe la ventura di aprire perchè il complesso folk rock Sweetwater a cui sarebbe spettato il primo posto nella scaletta era rimasto bloccato nel traffico. Havens, il suo chitarrista e batterista erano invece arrivati in elicottero. Sarebbero dovuti salire sul palco per quinti. Cominciarono invece con Minstrel From Gault pochi minuti dopo le 17 del 15 agosto e anzichè le quattro canzoni del loro programma ne suonarono dieci perchè altri interpreti erano in ritardo.

Richie disse poi di aver suonato due ore e 45 minuti: forse un’esagerazione visto che altre due band presero il suo posto prima del tramonto. ‘Freedom’, improvvisata sul posto mixando il gospel Motherless Child con la parola ‘libertà ripetuta all’infinito, divenne istantaneamente un inno della controcultura. Dopo l’esperienza di Woodstock, Havens scrisse poche canzoni. La sua attività principale era legata soprattutto alla registrazione di cover dei Beatles (‘Here comes the Sun’) o di Bob Dylan (‘Just Like a Woman’). Nel 1967 la sua versione di ‘Handsome Johnny’ incisa per la Verve divenne un inno della protesta contro la guerra in Vietnam. Nel 1993 si esibì per il presidente Bill Clinton neo-insediato alla Casa Bianca.

Nato a Brooklyn nel 1941, Havens aveva cominciato a cantare a 12 anni agli angoli di strada. Fu reclutato da una gang e lasciò la scuola adolescente, una ‘macchia’ che lo aveva poi indotto a cercare di istruirsi da solo con risultati che lo avevano reso orgoglioso. Giovanissimo si era trasferito a Greenwich Village, lavorando come ritrattista per i club, poi cominciando a suonare. Aveva mani grandi e faceva fatica con la chitarra.

– E’ stato un buon esempio del fatto che non devi essere perfetto tecnicamente per comunicare con successo col pubblico –  lo ha ricordato il chitarrista Barry Oliver sulla rivista Guitar.

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