ANALISI. Gli Stati Uniti ed il terrorismo

Gli Stati Uniti ed il terrorismo. L’incubo si ripete. Ad una settimana esatta dall’attentato che ha scosso Boston e l’America intera, due persone sono state arrestate a Montreal, in Canada, con l’accusa di voler far deragliare un treno sulla linea Toronto-New York.

Polizia ed Fbi hanno dichiarato che i due giovani erano nel loro mirino da tempo e si lavora in queste ore ad una pista che ricondurrebbe al lontano Iran. Alla Casa Bianca torna dunque ad essere rovente il dossier sicurezza collegato all’Islam radicale. È emerso, infatti, che tra i documenti ritrovati nel nascondiglio di Osama Bin Laden vi fossero dei piani contenenti indicazioni ben precise in merito ad un possibile attentato a danno delle linee ferroviarie del «nemico occidentale». «Colpite i treni. Se non avete a disposizione degli esplosivi, fatelo causando un deragliamento». A quanto pare, il suo richiamo era stato accolto da questa piccola “cellula”, che potrebbe aver ricevuto sostegno e mezzi dal Governo di Teheran. La breve nota rilasciata da Washington, pur non confermando alcuna prova concreta che riconduca al Medio Oriente, sottolinea che l’intelligence sta lavorando attorno alla figura di tutti i possibili attori coinvolti.

Le recenti immagini di un commosso Barack Obama, che piange le vittime ed il dolore della scorsa settimana, sono ancora impresse nelle menti dei suoi connazionali. Ed è proprio a loro che gli esperti della difesa rivolgono l’invito a collaborare, così come avvenuto in questi giorni durante la “caccia all’uomo” che si è scatenata nella città simbolo del Massachussets, segnalando qualsiasi persona o movimento che risulti essere sospetto.

Una partita estremamente difficile, giocata contro un nemico in grado di mimetizzarsi senza sollevare alcun sospetto, come dimostrato dalla storia dei due fratelli ceceni, apparentemente ben integrati nel tessuto sociale del “sogno americano”. Una sfida complessa, già rilanciata dai tragici eventi dell’11 settembre del 2001, che pone gli Stati Uniti in una posizione assai delicata. Tenere la guardia alta senza far degenerare il confronto in conflitto. Tornano alla ribalta studi, saggi e riflessioni di analisti ed esperti che invitano le due culture a parlarsi, nel tentativo di ridurre quel solco che le separa e che potrebbe rivelarsi ancora una volta focolaio di tensioni di cui si rischia di perdere il controllo. La società più multietnica del mondo è ben cosciente di non potersi permettere di trasformare la sua più grande forza in debolezza.

Romeo Lucci

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