Bankitalia: sugli onesti pesa l’evasione fiscale

ROMA  – La pressione fiscale al 44% è la più alta degli ultimi 50 anni e supera di 3 punti la media degli altri Paesi dell’euro. Inoltre, combinata con ”l’elevato livello di evasione fiscale rende il carico sui contribuenti onesti ancora più ingente” creando anche un ”ostacolo alla crescita”. E’ il direttore centrale della Ricerca Economica della Banca d’Italia, Daniele Franco, a disegnare con nettezza l’impatto sociale dell’alto livello delle tasse.

Ma l’allarme fisco risuona più volte nell’aula del Senato dove i parlamentari delle due commissioni speciali si sottopongono ad un tour de force di audizioni sul Def, il documento di economia e finanza con le nuove stime. Ne parlano artigiani e commercianti di Rete Imprese Italia che stimano un aggravio di 2.600 euro l’anno per famiglia. Lo dice Confindustria che denuncia ”livelli intollerabili” e un peso del fisco reale che tocca il 53%. Già perchè, come dice Bankitalia, la pressione fiscale è al 44%, ma c’è l’evasione che fa sbilanciare il prelievo soprattutto sugli onesti.

Il peso delle tasse è tale che comincia ad avere consistenza macro economica anche il fenomeno di chi non riesce a pagare. Lo si legge tra le righe dell’intervento del presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino. Le manovre, spiega, sul fronte delle entrate non hanno gli effetti sperati. Nel 2012 sono mancati all’appello 30 miliardi rispetto alle prime stime. E non tutti si spiegano con la congiuntura, visto che alcuni parametri sono migliorati. Questi, ad esempio, non giustificano i circa 6 miliardi di imposte indirette venute meno.

Certo le ragioni possono essere molte, ma tra queste c’è anche la ”difficoltà del contribuente ad onorare il proprio debito nei confronti del fisco”. Già perchè ”con un alto livello di entrate e di spese pubbliche, oltre che con un’inflazione in risalita, la compressione del reddito disponibile delle famiglie e imprese non può non generare una caduta dei consumi e degli investimenti”.

Sul tappeto del confronto parlamentare, che affronta anche il nodo delle nuove manovre da attuare dopo il 2015, c’è l’Imu. Bankitalia chiede al governo – che nel Def aveva delineato un doppio scenario con e senza l’imposta – di ”dissipare incertezze” che peserebbero sui mercati. Ma l’avvertimento è già arrivato dall’Ue, tanto che il Tesoro presenta una maxi-errata corrige al Def, spiegata con i tempi stretti tra le elezioni e il varo. I conti sono sul filo. Quest’anno sono al 2,9% del deficit, anche se si raggiungerà il pareggio strutturale tenendo conto della scarsa crescita.

Così – spiega la Corte dei Conti – qualsiasi modifica, dalla Cig alla sterilizzazione dell’Iva, andrà coperta per evitare rischi. Anche modifiche dell’Imu richiederebbero una manovra. Ma di certo correttivi sono attesi dopo il 2015 per mantenere il pareggio.

Il Def prevede una manovra di 0,6 punti di Pil tra il 2015 e il 2017. Bankitalia ritiene invece che sarà necessario un intervento di almeno un punto. Il ministro Grilli invece minimizza: 0,2 punti l’anno – spiega – non richiedono interventi strutturali ma solo ”un percorso di manutenzione”. Già, perchè anche se la strada è stretta e non senza pericoli, ”dopo un anno di notevoli sacrifici, ora l’Italia è un Paese più solido”.

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