La crisi: e ora si taglia… anche su cibo e sanità

ROMA  – Corsa al discount, tagli non solo al carrello della spesa ma anche alla cura della persona, a visite mediche, controlli, esami radiologici, fino al dentista. Così la crisi costringe le famiglie italiane a una severa spending review, secondo quanto emerge dai dati dell’Istat che certifica, dopo numerosi allarmi da più fonti, come ”la crisi degli ultimi cinque anni sta modificando in profondità i modelli di consumo delle famiglie”.

Per far fronte a budget falcidiati soprattutto dalle voci obbligate (imposte, tariffe, contributi) e dalla spinta inflazionistica, ormai il 62,3% delle famiglie fa spesa cercando le catene della Gdo più competitive sui prezzi, con sguardi occhiuti sulle quantità ma anche sulla qualità. I picchi massimi sono al Sud (dal 65% al 73% nel 2012 rispetto al 2011), evidenzia il presidente dell’Istat Enrico Giovannini in audizione sul Def. Ma gli incrementi maggiori si sono avuti nelle regioni del Nord con un salto di quasi 10 punti percentuali (dal 46% al 55,5) e al Centro (dal 53% a quasi il 62%).

Che i consumi degli italiani siano sempre più in picchiata lo conferma anche Rete Imprese Italia: nelle prime 14 settimane di quest’anno – dice l’organizzazione delle Pmi – la spesa reale presso grande distribuzione e centri commerciali è in calo di un ulteriore 4,0% rispetto ai primi tre mesi del 2012. Il reddito disponibile è crollato del 5,2% l’anno scorso; oltre 4 milioni di persone sono in povertà assoluta, dice Rete Imprese che parla di ”valutazione prudenziale” e di ormai ”crisi sociale”.

Sempre piu’ numerose inoltre le famiglie che acquistano prodotti alimentari negli hard discount (dal 10,5% al 12,3%, soprattutto al Nord), le catene commerciali più economiche. Tra i nuclei familiari a reddito debole, uno su 5 acquista cibo all’hard discount e la quota è raddoppiata nel 2011.

Un segnale positivo pero’ arriva sempre l’Istat. Ad aprile 2013, dice l’istituto di statistica, l’indice del clima di fiducia dei consumatori segna un rialzo, aumentando a 86,3 da 85,3 di marzo. Il miglioramento giunge dopo il calo del mese precedente e vede l’indice posizionarsi al livello più alto dallo scorso luglio. Ma Rete Imprese ribadisce, è difficile intravedere la luce in fondo al tunnel, tanto più che il Documento di economia e finanza del governo porterà in regalo a famiglie e aziende nuove tasse ed esborsi. Pari ad almeno 2.600 euro annui a nucleo familiare, a causa degli incrementi di imposte dirette e indirette (66 miliardi in totale).

Il totale dei trasferimenti dal privato al pubblico toccherà i 100 miliardi e l’aggravio per le famiglie schizzerà così a 4mila euro annui, al netto dei trasferimenti dal pubblico al privato, assicura Rete Imprese Italia. Livelli insopportabili, afferma Confindustria, la pressione reale è al 53%. Non c’è da stupirsi quindi che si proceda con l’accetta, soprattutto tra le famiglie più a basso reddito. Tra queste, segnala Giovannini, oltre sette su 10 (71%) hanno tagliato quantità e qualità della spesa e non solo alimentare, quasi eliminate le spese per visite mediche, analisi, controlli, radiografie, incomprimibile quella per le medicine mentre il dentista diventa tabù. A fronte di una spesa media aumentata del 42% in 15 anni, le famiglie si sono indebitate sempre più, nel 2011 il 19% di fascia più debole ha intaccato i risparmi e quasi la metà ha aumentato i debiti o ne ha contratti di nuovi. La casa per tutte le fasce di reddito, è la voce di spesa più pesante, certifica l’Istat: affitto, mutuo, condominio, utenze domestiche. I tagli per i più abbienti si abbattono così su cultura, viaggi, istruzione, trasporti. E’ spending review per tutti