Caso Marò: un complesso mosaico

Italia ed India continuano ad affrontarsi in un delicato duello giuridico relativo all’oramai nota vicenda dei marò. Roma non intende commettere altri passi falsi, mentre Nuova Delhi prosegue spedita lungo il sentiero che porta alla verità, dimostrando ogni giorno di più ferma determinazione nel voler ottenere giustizia.

Il primo tassello di questo complesso mosaico risale al 15 febbraio del 2012, data in cui Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, a bordo di una nave civile battente bandiera italiana, pensando di trovarsi di fronte ad un equipaggio di pericolosi pirati, ingaggiano a largo di Kochi nello stato del Kerala un conflitto a fuoco uccidendo due pescatori locali. L’episodio ha luogo in acque internazionali, ma lo scafo italiano viene individuato e scortato in territorio indiano dove i due militari vengono immediatamente arrestati. Inizia così un lungo braccio di ferro fatto di colloqui, tensioni ed accuse, fino al materializzarsi dello “strappo” di alcune settimane fa. Latorre e Girone, cui era già stato concesso il temporaneo rientro in patria durante il periodo natalizio, riabbracciano nuovamente le loro famiglie nel mese di marzo, grazie ad un permesso erogato dalla Corte Suprema indiana in occasione delle recenti elezioni politiche. Proprio in questo frangente matura un colpo di scena inaspettato. Il ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata, nonostante l’ambasciatore italiano in India Daniele Mancini si fosse impegnato per iscritto a garantire il rientro dei due militari entro il termine prestabilito, annuncia a sorpresa che i marò non avrebbero fatto rientro a Nuova Delhi. Sono sufficienti, però, poche ore ed alcune dichiarazioni provenienti dai vertici indiani per capire che la soluzione del caso è ancora lontana. La reazione, infatti, è molto dura e nel giro di alcuni giorni la Presidenza del Consiglio smentisce il titolare della Farnesina attraverso una nota in cui l’Italia dichiara che manterrà invece la parola data. I due protagonisti si imbarcano dunque su un volo militare diretto a Nuova Delhi, accompagnati dal sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura, sulla base della promessa che la pena di morte non sarà una delle opzioni sul tavolo.

Le dimissioni di Terzi giungono improvvise e gettano ulteriore caos su una contesa diplomatica destinata ad agitare ancora la politica estera di un Paese, l’Italia, che non è riuscito a far valere le proprie ragioni di fronte a quel colosso che è oggigiorno l’India. (RL)

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