Governo: Napolitano vuole nomi forti e giovani

Pubblicato il 26 aprile 2013 da redazione

ROMA  – Nomi d’esperienza nei dicasteri chiave, tanta attenzione alle riforme da mettere subito in cantiere ma anche sui provvedimenti economici da assemblare per dare un segnale forte all’estero. Ecco il metodo Napolitano per permettere una partenza sprint al Governo targato Enrico letta che dovrà costruirsi su un sapiente mix di novità ed esperienza. Come conferma Silvio Berlusconi:

– Ho sentito che da parte del presidente della Repubblica c’è l’indicazione di membri del governo di nuova generazione con una notevole presenza di donne.

Ma ieri in serata il clima era ancora confuso. Il presidente segue con estrema attenzione l’evoluzione della situazione cercando di capire quanto tatticismo dell’ultima ora ci sia tra le forze politiche. Ma l’estrema ‘ratio’ non può non essere considerata dal Quirinale. E sembra essere già tracciato il sentiero alternativo nel caso il tentativo di Enrico Letta effettivamente naufragasse tra i veti incrociati. Il presidente sembrerebbe infatti intenzionato suo malgrado – confermano diverse fonti – a non procedere con una crisi extraparlamentare preferendo, con l’accordo di Enrico Letta, mandare il nuovo governo comunque alle Camere. Con la sua elezione infatti il Parlamento – questo è il cuore del ragionamento che Napolitano ha fatto sin dall’inizio della sua rielezione – si è assunto una responsabilità su una soluzione politica ben precisa, cioè a favore di un esecutivo d’intesa. E se ora le forze politiche non mostrano la flessibilità necessaria per trovare questa intesa sarà il Parlamento ad essere chiamato ad una assunzione di responsabilità di fronte al Paese.

Una possibilità che potrebbe alla fine anche portare allo scioglimento delle Camere: e non sarebbe il Governo Monti a portare il Paese al voto. Mai scordare le recenti parole del capo dello Stato.

– Non ci sono alternative al successo – disse dal Quirinale dando l’incarico a Enrico Letta. Pochi giorni prima spiegò con chiarezza che, nel caso i partiti non trovassero un accordo dopo avermi pregato di accettare un secondo mandato, ”ne avrebbe tratto le conseguenze”. Una frase che fu letta come un ultimo avviso prima dello scioglimento delle Camere e, da alcuni, anche delle sue dimissioni. E che pesa oggi sulle rigidità dei partiti.

Ma al di là degli scenari catastrofici, l’obiettivo che il Colle condivide con il probabile neo-premier è quello di costruire solide fondamenta a un esecutivo che, seppur non sarà di legislatura, ha dei compiti da far tremare le vene nei polsi. Non dovrà solo aggredire la crisi, e quindi mettere in preventivo la necessità di fare la voce grossa in Europa per allascare le politiche rigoriste ‘made in Germany’. Dovrà avviare immediatamente – in una forma che ancora non è chiara – una serie di fondamentali riforme istituzionali che se andranno a buon fine sanciranno davvero la nascita della terza repubblica. Ecco perchè il presidente sostiene paternamente gli sforzi del premier incaricato di formare un inedito governo di larga intesa che il giovane Enrico Letta preferisce chiamare ‘governo di servizio’.

La giornata, ieri, si è costruita su un lunghissimo incontro (oltre due ore) al Quirinale tra Napolitano e Letta nel corso del quale al presidente è stato mostrato il canovaccio del Governo che presentava ancora molte variabili e diversi punti interrogativi. Ed è proseguita attraverso una serie di telefonate mirate partite dal Colle per sostenere gli sforzi di Letta che invece ha passato la giornata alla Camera

Il capo dello Stato ha poi ricevuto il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, con il quale – proprio a conferma dell’importanza che attribuisce al programma economico del futuro esecutivo – ha fatto il punto dei dati economici e delle emergenze da affrontare. L’obiettivo è, si è appreso, inquadrare i provvedimenti più urgenti all’orizzonte per non trovarsi impreparati.

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