Mandela, una pesante eredità politica

Le condizioni di salute di Nelson Mandela costringono i sudafricani a riflettere sulla sua eredità politica, sul ruolo dei suoi successori e, soprattutto, su che cosa ne sarà del Sudafrica quando avrà perso la sua icona.

Ricoverato in ospedale dal 27 marzo scorso per una grave infezione polmonare, l’ex presidente non appare ormai in pubblico da circa 3 anni. Le ultime immagini che lo ritraggono risalgono alla cerimonia di chiusura dei Mondiali di calcio 2010. Questo non significa, però, che non sia ancora dappertutto. A 94 anni è debole e si sta spegnendo, ma continua ad essere  in una posizione di primo piano nei pensieri di popolo e governanti. Ogni volta che finisce in ospedale, i rappresentanti dell’African National Congress, alla guida del Paese da tempo, si affrettano a sollevare un muro di silenzio attorno a quanto potrebbe accadere. Lasciano trapelare poche informazioni, ma allo stesso tempo rivelano tutta la loro preoccupazione per l’importante appuntamento con la storia che attende il Sudafrica. Lo scenario attuale, infatti, sembra distante dalle aspirazioni e dagli ideali cui ha dedicato una vita intera “Madiba”, affettuoso soprannome riservato a colui che tanti considerano “l’ultima leggenda vivente”.

Una disoccupazione giovanile che sfiora gli 80 punti percentuali, la gestione della cosa pubblica intralciata da una corruzione dilagante ed una montagna di promesse elettorali puntualmente disattese. Queste le problematiche dei cosiddetti “nati liberi”, quella generazione di persone che ha appreso del fenomeno dell’apartheid dai libri di storia e dai racconti di familiari ed amici che li hanno preceduti. Nessuno di loro potrà mai dimenticare ciò che Mandela ha fatto per il Sudafrica. 27 anni di prigionia non sono bastati a far esplodere la sua rabbia, ma al contrario lo hanno reso protagonista di una riconciliazione nazionale destinata a rimanere scolpita per sempre nella memoria dell’intera Comunità Internazionale.

Difficile immaginare, dunque, che i suoi connazionali possano tradire il significato di tale lascito ed altrettanto difficile che possano sopravvivere soltanto di questo. L’industria mediatica sorta attorno alla sua figura, fatta di inviati, speculazioni ed un’attesa quasi morbosa alimentata dall’approssimarsi della fine di un’era, non servirà ad offrire delle risposte concrete né a tracciare il sentiero che consentirà al Paese di affermarsi nelle vesti di democrazia matura. I politici saranno chiamati ad individuare le soluzioni. Il loro compito sarà quello generare opportunità che consentano soprattutto ai più giovani di coltivare i propri sogni. Presto, però, dovranno imparare a farlo senza nascondersi dietro l’immagine del Mito.

R. Lucci

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