La forza di Martina Giangrande: “Fiera di mio padre”.

ROMA – Ha appena 23 anni Martina Giangrande, ma ha già lo sguardo compiuto di chi ha dovuto superare prove importanti. Ha la voce ferma, solo a tratti increspata dalle lacrime trattenute. Ha il tono deciso ma pieno di quel dono che l’età le regala, la speranza.

– Sono giovane e spero in un mondo migliore – dice ai giornalisti incontrandoli in una pausa di quell’interminabile attesa al Policlinico Umberto I dove suo padre, carabiniere, ora lotta per non lasciarla sola. Persino il premier Enrico Letta dopo averla incontrata si dice ”impressionato dalla forza e fermezza” di questa ragazza. ‘

– Oggi sono tre mesi che mia madre non c’è più – dice guardando in faccia i giornalisti quasi intimoriti da tanta serena forza – tutti i progetti di vita che avevo fatto già dalla sua morte si sono nuovamente stravolti, quindi ora si ricomincia, si rifà un altro piano, un altro progetto, altre speranze, altri obiettivi e vedremo finalmente di portarli a termine. Ora – dice con una forza straordinaria – devo stare accanto a questa famiglia al momento sgangherata.

Parla del padre Martina.

– Sono fiera ed orgogliosa di lui – dice e si commuove – mio padre che ha dedicato tutta la sua vita al rispetto delle istituzioni, le istituzioni che ieri con orgoglio stava vigilando.

Non c’è rabbia nelle sue parole né nel suo sguardo, a tratti smarrito. Ma per ora, riflette, non c’è spazio per perdonare Preiti, quell’uomo che ha lacerato la vita sua e del padre.

– Tra i due chi ha perso sono stata io – dice netta – quindi non so, non penso. Ora non mi interessa. Ora penso a mio padre e a me perchè siamo due. Noi ci definivamo un piccolo esercito, ora siamo solo un mezzo esercito. Quindi – ripete – penso a noi ora.

Ma non si sente sola Martina e ringrazia quella grande famiglia ”l’Arma dei Carabinieri che in questo terribile momento ha assistito me e i miei familiari”. Ringrazia anche ”i rappresentanti delle istituzioni che mi hanno trasmesso umanità e tranquillità”.

E non sono parole di circostanza le sue. Perchè spende un pensiero, vero e sentito quasi filiale, ”per la signora Boldrini”, la chiama proprio così ”signora” affettuosamente: ”mi ha toccato in modo particolare la sua sensibilità e mi piacerebbe incontrarla nuovamente”.

E’ una piccola donna Martina e sa già quale è il suo dovere.

– Ho lavorato fino a ieri – dice pianificando un futuro da rifare -. Mi sono licenziata. Per seguire papa, mi sembra doveroso e l’ho già fatto quando mia mamma stava male. Lo rifaccio per mio padre come è giusto che sia.

Andare avanti con dignità. Forse l’unica lezione di questa brutta storia finita nel sangue è quella che arriva da Martina Giangrande, la lezione di un’Italia giovane ma forte che spera, nonostante tutto, ”in un mondo migliore”.

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