E torna la speranza

Pubblicato il 30 aprile 2013 da Mariza Bafile

Abbiamo sempre sostenuto, e purtroppo anche molte volte ne abbiamo avuto riscontro, che gli schizzi dell’intolleranza e della xenofobia colpivano inevitabilmente anche noi italiani all’estero.

Il rifiuto per il diverso, per l’altro nel quale fai difficoltà a riconoscerti, non risparmia nessun “diverso” e noi che ci siamo arricchiti negli anni di un’altra cultura e un’altra lingua siamo “diversi” dall’italiano che è rimasto sempre fermo nel suo piccolo, che viaggia unicamente per turismo e spesso al chiuso di strutture sicure e che è abituato alla protezione dei posti di sempre e le persone di sempre.

Il nuovo governo finalmente dà una scossa a questa chiusura, proietta l’Italia verso il mondo confermando l’importanza della nostra posizione in Europa, parlando di internazionalizzazione delle Pmi, di integrazione degli immigrati e in particolare dei ragazzi nati nel nostro paese e ricordando gli italiani all’estero.

Il discorso di Enrico Letta e la squadra di governo che ha scelto, restituiscono all’Italia e a tutti noi che viviamo all’estero un respiro di speranza e finalmente riusciamo a vedere una luce alla fine del tunnel.

E’ bello e ci inorgoglisce come italiani e come emigrati vedere il nome di Cecile Kyenge Kashetu tra i nostri neo Ministri. La Kyenge, nata in Congo, è ormai italiana a tutti gli effetti così come noi ci sentiamo venezuelani in Venezuela o argentini in Argentina ecc. Essere di un paese non significa e non deve significare perdere l’amore, la cultura, la lingua del paese in cui si è nati e non a caso lei è stata chiamata a dirigere un Ministero dell’Integrazione.

Solo chi l’emigrazione l’ha vissuta in carne propria può realmente percepirne tutte le sfumature fatte di speranze e delusioni.

E anche in questo noi potremmo dare sostegno e aiuto al governo che si è appena costituito e in particolare alla Ministro Cecile Kyenge Kashetu.

Ma bisogna anche ricordare i tanti problemi delle nostre comunità che sono in attesa di risposte e che si moltiplicano perché ai vecchi si aggiungono anche quelli che portano i “nuovi” emigranti, quei tanti giovani che lasciano l’Italia così come ieri l’hanno fatto i nostri genitori e nonni. Lo fanno con una laurea in tasca ma con la stessa amarezza mista alla voglia di nuovo e con la stessa grinta di chi non vuole smettere di sognare.

Fare la lista delle cose che attendono risposta all’interno delle nostre comunità sarebbe troppo lungo, purtroppo con il governo berlusconiano prima e poi con quello montiano i nostri problemi sono stati accantonati e sacrificati sull’altare di altre e ben più importanti necessità. Ma vogliamo ricordarne uno, uno per tutti, quello degli italiani che hanno riacquistato la nazionalità italiana e non l’hanno mai potuta trasmettere ai figli che in quel momento erano maggiorenni. Un problema che crea gravi problemi all’interno di famiglie nelle quali ci sono figli italiani e figli stranieri.

Se davvero l’Italia vuole fare uno scatto in avanti e posizionarsi tra le nazioni vincenti, quelle che guardano al mondo per garantire un’espansione alle proprie imprese e acquistare un’autorevolezza nelle istanze internazionali, non può continuare a considerare le nostre collettività un problema che sa di stantio. Costruire rapporti solidi e costruttivi con tutti noi che viviamo nel mondo significa dialogare sulle istanze che attendono risposte e creare insieme reti e relazioni produttive con i paesi in cui noi viviamo.

Gettare il cuore al di là dell’Italia significherà per noi dare un valore al senso di appartenenza che abbiamo ereditato dai primi emigrati e  per gli italiani costruire uno spazio globale nel quale poter allargarsi sapendo di trovare sempre dei punti di sostegno.

All’amarezza che è derivata dal “consiglio dei saggi” di abolire la Circoscrizione Estero ora è subentrata la speranza che qualcosa finalmente possa cambiare.

Bisogna fare tesoro della voglia di fare dei nuovi italiani, così come bisogna valorizzare gli italiani all’estero“.

Dobbiamo “migliorare e tornare a crescere”, ha detto Letta, citando il dramma degli esodati – “con loro la politica ha rotto un patto” – e richiamando l’importanza di avere “fiducia reciproca: imprese e lavoratori devono agire insieme”, con i “sindacati protagonisti”. Tutti interlocutori di questo Governo che vuole “aprire la strada con proposte che approfondiremo insieme”. Tra queste “l’internazionalizzazione delle Pmi, dare più credito a chi lo merita, semplificare gli ostacoli burocratici, valorizzare il lavoro autonomo e le libere professioni, dare opportunità giovani” e alle donne, perché “non siamo ancora un paese delle pari opportunità”.

  • Antonio

    Cara Mariza, sono pienamente d’accordo su quanto dici. Ma ti sei dimenticata di un gruppo di connazionali che doppiamente hanno diritto alla cittadinanza italiana, sia perchè figli di italiani (ius sanguinis) sia perchè nati in Italia (ius solis, quando e se cambieranno la legge sulla cittadinanza). Sono quegli italiani che obtorto collo si son dovuti nazionalizzare nei paesi di residenza per poter lavorare in base alle leggi locali, e non hanno approfittato della finestra aperta per il riacquisto della cittadinanza. Sicuramente per ignoranza. Ma gli vogliamo dare un’altra opportunità?

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