Eva Kottrova, la lunga marcia della “pasionaria” del gusto italiano

Pubblicato il 30 aprile 2013 da redazione

ROMA:- Un disegno che ricordi l’Italia, la bandiera tricolore o un vero e proprio marchio che porti ad immaginare il “bel paese” impazzano ormai un po’ dappertutto e li ritroviamo soprattutto su prodotti alimentari di ogni tipo e nazionalità.

A scapito del vero marchio italiano perché in alcuni casi quei prodotti che usano immagini e scritti che fanno pensare al made in Italy sono ben lontani dagli standard di qualità di quelli realmente prodotti in patria.

E questo senza contare che il danno prodotto dalla contraffazione dell’enoalimentare italiano nel mondo e dal fenomeno del falso gastronomico evocante sentimenti di italianità è stimato in oltre cinquanta miliardi di euro ogni anno, facendo divenire la lotta al cosiddetto italian sounding obiettivo prioritario per ogni onesto produttore e per le istituzioni preposte.

Ecco dunque che nasce ad Ancona “Spumarche” per tenere alto il vessillo del Made in Italy e in particolare dei prodotti marchigiani di nicchia.

Protagonista di questa crociata la “pasionaria” Eva Kottrova, sommelier famosa, opinionista di eccellenze gastronomiche sui media, pluripremiata in numerosi concorsi culinari, alcuni dei quali prestigiosissimi, grazie alle sue insolite preparazioni che si basano sulla destrutturazione degli elementi e sulla decontestualizzazione delle materie prime utilizzate.

La vulcanica e versatile Eva Kottrova, slovacca di nascita ma di cultura ungherese, è un’esperta di prodotti e vini italiani ed è diventata la più impegnata sostenitrice del marchio italiano di qualità che difende con grinta in tutto il mondo.

I suoi interventi sono stati inseriti all’interno delle manifestazioni in programma sia in Ungheria che negli Stati Uniti, paesi per i quali il 2013 è l’Anno della Cultura Italiana.

In entrambi i paesi Kottrova ha tagliato il nastro di avvio del progetto di sistema denominato “Spumarche” e ha altresì esortato le tante associazioni del comparto a fare squadra e contrastare la moda dilagante dei tanti inutili vessilli campanilistici dal tratto tricolor-folcloristico apposti sui prodotti, sempre in divenire e ognuno ispirato ad una presunta eccellenza territoriale o qualitativa,  che generano ulteriore confusione al consumatore finale e facilitano la contraffazione sui mercati esteri in assenza di una auspicata politica di educazione. Il condominio delle responsabilità collettive per la mancanza di serie politiche di protezione e l’utilizzo incontinente del brand Made In Italy, apposto indiscriminatamente su ogni genere e in ogni dove, unitamente al proliferare di improbabili certificazioni e marchietti tutti improntati all’eccellenza genera confusione, omologazione qualitativa dei prodotti e forte calo di credibilità disorientando i fruitori finali – ha detto Eva Kottrova – L’Italia è protagonista assoluta nel comparto ma ancora non ha piena coscienza della sua meravigliosa identità; è necessario rivalutare l’utopia della bellezza, del sublime, di tutto ciò che è dato dall’intrinseca relazione tra sapere e ben fare innalzando il grado di consapevolezza degli operatori del settore, poiché oggi sorprende la facilità con la quale si regala il termine eccellenza ad ogni prodotto dell’enoalimentare”. Il bisogno di meditare sui sani valori che fanno leva sul senso di appartenenza territoriale e l’informazione corretta da condividere con le culture di altri popoli rappresentano un valido baluardo a salvaguardia delle tradizioni, delle emozioni, della laboriosità, dell’essenza creativa e dei sentimenti dal sapore antico che esprimono i prodotti dell’enoalimentare italiano. Altro argomento dibattuto dalla promoter-sommelier Eva Kottrova riguarda le troppe contaminazioni mistificatrici subite dalla ristorazione italiana all’estero, causate dalla non corretta divulgazione da parte soprattutto di chi spaccia pietanze con chiare allusioni al tricolore, che nulla hanno a che vedere con l’immenso sapere culinario del Belpaese.

Giuditta Tazzi

  • Antonio

    Mi sembra giusto difendere l’esclusività del prodotto italiano di qualità. Molti si approfittano del prestigio raggiunto nel mondo dal made in Italy, per apporre una etichetta con un nome in italiano (spesso anche con errori di ortografia) soprattutto nel settore enoalimentare, della moda e della ristorazione sfruttando l’ignoranza dei clienti che vivono all’estero. Bene sta facendo Assocamerestero, attraverso le Camere di Commercio italiane all’estero, a rilasciare il Marchio di Qualità a quei ristoranti che usano esclusivamente prodotti originari dall’Italia.

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