M5S, polemica sugli stipendi: il gruppo si spacca e il web insorge

Pubblicato il 06 maggio 2013 da redazione

ROMA  – Il nodo dei ‘costi della politica’ finisce per travolgere anche il Movimento Cinque Stelle che ha trionfato alle elezioni anche grazie alla promessa di drastici tagli alle indennità degli eletti M5S. Un sondaggio tra i parlamentari ha di fatto di ‘sconfessato’ la richiesta di una più marcata ‘trasparenza’ sugli emolumenti lanciata ancora pochi giorni fa da Beppe Grillo e da Gianroberto Casaleggio.

La maggioranza dei senatori e deputati del gruppo 5 stelle – interpellati in un sondaggio – si è infatti espressa per mantenere completamente la quota della ‘diaria’, la somma spettante a tutti i parlamentari in aggiunta all’indennità. Una decisione che ha ‘spaccato’ i gruppi in Parlamento e scatenato le ira dei militanti, che protestano in rete costringendo i ‘vertici’ del Movimento ad un’ondata di precisazioni.

Sugli stipendi ”vorrei assicurare tutti che il M5s manterrà gli impegni presi” assicura il capogruppo al Senato Vito Crimi che posta in rete un video per spiegare: ”oggi siamo impegnati sulle Commissioni: dateci qualche giorno e non vi deluderemo..”.

Quello delle Commissioni di garanzia è infatti in questi giorni il cavallo di battaglia del M5S: il count down per la scelta delle presidenze delle Commissioni è infatti iniziato e, seppure la formazione di quelle speciali avverrà in coda a quelle permanenti, il M5s è impegnato ora a rivendicarne la guida invocando la prassi che le affida alle forze di opposizione. I gruppi stanno così lavorando all’individuazione della squadra di candidati alle presidenze: alla Camera sarebbero stati selezionati Roberto Fico, candidato forte per la Vigilanza Rai accompagnato da Stefano Vignaroli e Dalila Nesci.

Per il Copasir è stato indicato Angelo Tofalo. Anche il gruppo del Senato è al lavoro per sfornare altri nomi e si parla di Vito Crimi per il Copasir. Candidature destinate comunque ad essere vagliate dalla ‘graticola’, quella sorta di ‘esame’ collettivo da parte dei colleghi a cui vengono sottoposti i candidati alle cariche parlamentari del M5S, che potrebbe ‘legittimare’ la prassi di far indicare il nome per la Vigilanza alla Camera e quello per il Copasir al Senato.

L’azione di rivendicazione delle Commissioni, intanto, è sostenuta in Parlamento e sul web. Al Senato il gruppo M5S ha tentato di bloccare i lavori sul Def chiedendo la verifica del numero legale: così, spiega il senatore Mario Giarrusso, ”rivendichiamo il diritto democratico a riconoscerci le presidenze”

In rete torna invece ad intervenire ‘l’ideologo’ Paolo Becchi: la nuova maggioranza governativa, sostiene, ha creato una ”minoranza artificiale” funzionale ad una ‘conventio ad excludendum’ contro il M5s anche nell’attribuzione di Copasir e Vigilanza. Per questo ”il MoVimento deve reagire con decisione, ma evitando di cadere nella trappola della violenza” afferma il professore che, dopo il passo indietro fatto per non danneggiare il Movimento a causa delle sue esternazioni che incitavano alla rivolta armata, è tornato tra le ‘braccia’ del M5S. Dopo aver lanciato però una nuova accusa verso Giorgio Napolitano, ‘reo’, a suo giudizio, di aver segnato la strada dell’esclusione politica del M5S già nel suo discorso di insediamento. Ma proprio con l’accusa di ”offesa all’onore e al prestigio del Presidente della Repubblica” 22 persone risultano indagate in un’inchiesta sulla pubblicazione di decine di post sul blog di Beppe Grillo (che non risulta però indagato).

Intanto nonostante i tentativi di dirottare la questione degli stipendi, il nodo delle buste paga dei Cinque Stelle tiene banco: se il 48,48% dei votanti (130 parlamentari) si è espresso per mantenere la diaria e decidere autonomamente se e quanto restituire, il 36,3% ha optato per una rendicontazione che faccia restituire tutto quanto non risulti documentato. Per la deputata Patrizia Terzoni riuscire a fare questo ‘mestiere’ con soli 2.500 euro al mese è impensabile. Con buona pace del ‘collega’ di Scelta Civica, il deputato Mario Sberna, che devolve in beneficienza tutto l’eccedente i 2.500 euro.

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