Addio a Ferruccio, Il Mazzola che non diventò mito

Pubblicato il 07 maggio 2013 da redazione

ROMA – E’ sempre vissuto un passo indietro Ferruccio Mazzola, quasi nell’ombra, oscurato dal mito del padre Valentino e dai successi del fratello Sandro.

Oggi se n’é andato, a 68 anni, dopo una lunga malattia. L’ex calciatore è morto a Roma, città nella quale visse le sue migliori stagioni sportive con la maglia della Lazio, società cui era molto affezionato e che non a caso ha espresso subito il suo cordoglio alla notizia della scomparsa del suo ex centrocampista.

Nato l’1 febbraio del 1945, Ferruccio Mazzola – un cognome che è la dinastia e la storia del calcio italiano – è stato un discreto centrocampista, che sapeva difendere, e soprattutto correva tanto. Non diventò mai un campione come il padre o il fratello, ma ha percorso onestamente tante stagioni di serie A, soprattutto con la Lazio.

Vestì in biancazzurro dal 1968 al 1971, e poi dal 1972 al 1974, l’anno dello scudetto, una soddisfazione vissuta dalla panchina, senza mai entrare in campo. Collezionò una sola presenza in quelle due stagioni, dopo le 85 nel precedente periodo biancoazzurro.

Ferruccio giocò anche nella Fiorentina, nel Venezia e nel Lecce, ebbe meno fortuna nell’Inter, anche lì una sola presenza, dove invece il fratello Sandro raccolse i suoi massimi successi.

Appese le scarpette al chiodo, Mazzola junior intraprese una seconda vita da allenatore, con alterne fortune. Nel 1985 vinse un campionato di C2, successo ribadito 3 anno dopo anche alla guida del Venezia. Allenò anche ad Alessandria, Perugia, Modena. Ferruccio cominciò a giocare al calcio fin da giovanissimo, coltivando in pratica un vizio di famiglia. Il padre Valentino era stato uno dei più grandi calciatori italiani, morto nel disastro di Superga insieme con il Grande Torino nel 1949, ed entrato nella leggenda. Quella tragedia segnò la famiglia Mazzola non solo sul piano degli affetti, ma anche sotto il profilo sportivo. Ai figli di Valentino il calcio piaceva, ed era quasi un dovere morale scendere in campo sulle orme del padre. Sandro era titubante, c’era troppa attesa su quei ragazzi dal nome importante. Ferruccio lo convinse, per entrambi si aprirono le porte del grande calcio. Baffo al suo primo anno all’Inter vinse uno scudetto, era il 1973. Poi ebbe la carriera che sappiamo.

Ferruccio, cui pure il talento non difettava, se la cavò con minor clamore. Molto clamore suscitò invece molti anni dopo, nel 2005, un libro di memorie in cui Mazzola junior puntò il dito sul doping accusando nientemeno che l’Inter di Herrera: “Helenio che dava le pasticche. Le sperimentava sulle riserve (io ero spesso tra quelle) e poi le dava anche ai titolari”. Quelle accuse segnarono la rottura tra i fratelli, una querela dai nerazzurri, e tanti sospetti aperti. “Con Ferruccio se ne va una persona per bene. Tecnicamente valeva Sandro”, ha detto Vincenzo D’amico, ex fantasista di quella Lazio scudetto, secondo cui “la convivenza col blasone di Sandro e del papà Valentino ne ha condizionato la carriera”.

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