MO: Kerry e Livni a Roma, rilancio su due Stati

ROMA. – Incontri, colloqui, tavoli, spole tra gli uni e gli altri. Gli Stati Uniti accelerano sui negoziati di pace per il Medio Oriente, con il Segretario di Stato John Kerry che intensifica l’attività diplomatica e moltiplica i contatti anche a Roma, dove è arrivato ieri. E a confermare che qualcosa si muove – o almeno si tenta – arriva in serata anche una telefonata fra Barack Obama e il premier d’Israele, Benyamin Netanyahu, dedicata proprio al processo di pace, come rende noto la Casa Bianca, oltre che al tragico dossier siriano. A meno di una settimana dall’ultimo colloquio a Washington, Kerry ha di nuovo incontrato – a Roma su suo invito – Tzipi Livni, ministro della Giustizia israeliano, incaricata del dossier sulle trattative con i palestinesi, accompagnata dal capo negoziatore israeliano Yitzhak Molcho. Nell’occasione Kerry ha annunciato che tornerà lui stesso in Israele il 21 e 22 maggio, per incontrare sia il premier Benyamin Netanyahu che il presidente palestinese Abu Mazen, nel quarto viaggio nella regione in pochi mesi. Tutte le parti, ha detto il Segretario di Stato, ”lavorano su questioni preliminari” con ”un impegno rinnovato”. Un impegno, quello Usa, molto apprezzato da Livni, che ha sottolineato come ”la determinazione e gli sforzi degli Stati Uniti possono cambiare la realtà” e restituire ”speranza alla regione, dove in molti l’hanno persa”. Sforzi che puntano a far rivivere l’Iniziativa di pace araba dell’ormai lontano 2002 (i Paesi arabi accetterebbero di riconoscere Israele in cambio del ritiro totale dai Territori occupati e di una soluzione per i rifugiati) sulla quale la Lega araba ha rinnovato la propria disponibilità.

”Una buona notizia”, ha commentato l’esponente israeliana. ”Abbiamo bisogno del sostegno dei Paesi arabi”, ha spiegato, aggiungendo poi alla fine dei colloqui che un accordo di pace ”è interesse d’Israele” e che un’intesa può essere raggiunta sulla base della formula ”due popoli-due Stati”, auspicando che ”l’entusiasmo e la determinazione di Kerry” riescano a ”creare qualcosa di nuovo dopo 4 anni di stallo”. Sostegno all’instancabile attività di Kerry arriva anche dall’Italia. Il ministro degli Esteri Emma Bonino, che oggi vedrà il Segretario di Stato Usa (così come lo incontrerà il premier Enrico Letta nel primo contatto del nuovo governo italiano con l’amministrazione Obama), ha auspicato in un colloquio con Livni alla Farnesina che ”venga presto ristabilito il clima di fiducia reciproca necessario per perseguire l’obiettivo dei due Stati che coesistano l’uno accanto all’altro in pace e sicurezza”. La titolare della Farnesina ha poi visto il ministro degli Esteri giordano, Nasser Judeh, pure in visita a Roma, sottolineando l’importanza del ruolo di Amman per favorire la ripresa del processo di pace, e a margine di questo incontro ha ribadito inoltre l’auspicio di una soluzione politica come unica strada per la fine del sanguinoso conflitto siriano, accompagnata dall’uscita di scena di Assad. Nella girandola di incontri di Kerry dedicati al Medio Oriente e alla pace tra israeliani e palestinesi, che vedono in queste ore Roma come crocevia diplomatico, oggi sarà nella capitale italiana anche Tony Blair, rappresentante del Quartetto (Ue, Usa, Russia e Onu). Ma in Italia il Segretario di Stato affronta anche il dramma della guerra civile in Siria. Reduce da una tappa a Mosca dove ha annunciato con il collega russo Serghei Lavrov una conferenza internazionale da tenere a fine mese nel tentativo di trovare una soluzione politica, Kerry annuncerà un nuovo pacchetto di 100 milioni di dollari per i profughi in Giordania, Libano e Turchia. Gli aiuti americani raggiungeranno così quota 510 milioni, destinati a rifugi e aiuti alimentari attraverso le agenzie Onu sul campo.

 Hawking boicotta Israele
Una voce autorevole e molto ascoltata nel mondo scientifico come quella di Stephen Hawking si unisce al coro del dissenso a Israele in un’iniziativa di boicottaggio per le sue politiche verso i palestinesi. Il fisico e cosmologo britannico 71enne non parteciperà alla conferenza ‘Facing Tonorrow’ che avrà luogo a Gerusalemme tra il 18 e il 20 giugno prossimi, e dove era stato invitato tra i molti ospiti illustri in questa speciale edizione organizzata anche in coincidenza con i festeggiamenti per il 90/mo compleanno del presidente israeliano Shimon Peres.

Il ‘no’, quindi, dell’accademico di fama mondiale appare così anche più clamoroso, quasi uno sgarbo diretto al capo dello Stato israeliano, tanto che gli organizzatori dell’evento lo definiscono un gesto ”oltraggioso”.