Costi della politica e ‘anticasta’: al governo la prima mossa

ROMA  – Qualcuno promette di rinunciare direttamente all’incasso; c’è chi garantisce di devolvere quasi tutto in beneficienza; altri assicurano che fanno già da tempo metà per uno con il partito: i costi eccessivi della politica animano da tempo il dibattito pubblico con un solo risultato certo, la mancanza di regole precise e l’ampio ricorso a incerti risparmi fai da te.

Sugli emolumenti dei parlamentari si è incagliato anche il confronto all’interno del M5S, dopo che la maggior parte dei grillini si sono accorti che per esercitare il mandato elettorale con 2.500 euro netti al mese dovrebbero comprare una tenda da camping e spostarsi in autostop. In Parlamento sono state presentate alcune decine di progetti di legge, ma solo dalla prossima settimana si metteranno in moto le commissioni per decidere quali sono le vere priorità.

E al clima di rinvio si adegua anche il Consiglio dei Ministri che rimanda la prima mossa  con la quale avrebbe dovuto cancellare lo stipendio dei suoi componenti: i ministri che già percepiscono l’indennità da parlamentare non avranno diritto agli emolumenti provenienti da Palazzo Chigi. Basterà infilare mani bipartisan nelle tasche di deputati e senatori per risolvere il problema dei costi eccessivi della politica? In realta’ potrebbe essere del tutto insufficiente. Ma soprattutto, la lotta agli illeciti compiuti dai rappresentanti dei cittadini potrebbe incagliarsi nel groviglio della normativa.

La denuncia viene da due magistrati, Alfredo Robledo e Piercamillo Davigo che hanno scovato un comma ”nascosto” in una legge approvata lo scorso luglio: non sarebbe più reato, hanno raccontato all’Espresso, presentare ai gruppi parlamentari e consiliari documenti falsi per i rimborsi. Il rischio manette sarebbe stato declassato a una più comoda ammenda amministrativa.

I socialisti di Riccardo Nencini eletti nel Pd sono convinti che non basta minacciare la cura dimagrante per i rappresentanti del popolo: hanno infatti presentato un disegno di legge al Senato per ”ridurre drasticamente pensioni, retribuzioni e liquidazioni d’oro fissando un tetto massimo invalicabile di 200.000 euro l’anno lordi”. Ma fare la guerra ai grand commis di Stato, ai dipendenti degli organi costituzionali, della Banca d’Italia e degli alti magistrati potrebbe rivelarsi impresa difficile

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