Napolitano: “La violenza è la porta alla eversione”

Pubblicato il 09 maggio 2013 da redazione

ROMA – Dagli anni di piombo si devono trarre delle lezioni: una di queste è che la violenza, a volte anche quella verbale, può portare all’eversione e va quindi fermata prima che si trasformi in una malattia della democrazia. E’ la ‘giornata della memoria” che ricorda le vittime del terrorismo e Giorgio Napolitano – in una cerimonia al Senato – cerca di ‘leggere’ gli insegnamenti di quel periodo durissimo per la tenuta della Repubblica. E li attualizza, usando per la prima volta la terribile parola ”eversione”, accostandola alle manifestazioni più estreme dell’antipolitica che da anni bombarda – con un lessico militare – le istituzioni nel suo complesso. Senza distinzioni; è questo che il presidente della Repubblica non accetta.

– Se il Quirinale è la casa degli italiani, i palazzi del Parlamento non sono i luoghi di un’oscuro potere, ma i luoghi della sovranità popolare e della sua rappresentanza democratica. Basta identificarli come i luoghi dell’oscuro potere – dice il presidente alzando il tono della voce mentre l’aula del Senato applaude a lungo.

Anche le parole pesano e il presidente non tollera più l’uso comune di parole che hanno solo un’accezione negativa e populista. Solo pochi giorni fa, difendendo l’ineluttabilità del governo di larga intesa, si scagliò contro il termine ”inciucio” che con la sua forza evocativa distruggeva quello che invece per una democrazia parlamentare non solo è legittimo, ma anche doveroso, e cioè un governo che goda delle maggioranza delle due camere. Se ora si vivono ”momenti difficili”, in quegli anni non così lontani l’Italia dovette affrontare ”vicende tragiche” e le superò anche se, come ha ben spiegato Pietro Grasso, la politica lasciò correre troppe parole e capì la portata del fenomeno terrorista con colpevole ritardo solo dopo il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro.

Per questo ieri Napolitano ha voluto pubblicamente fare un passo in avanti nella scala dell’allarme:

– La violenza va combattuta e fermata prima che si trasformi in eversione. In questo momento – ha sottolineato il presidente – non possiamo essere tranquilli di fronte al riemergere di estremizzazioni violente, anche solo su piano verbale o della propaganda politica.

Ovviamente non ci sono nomi nel ‘j’accuse’ presidenziale. C’è chi le legge come frecciate a M5S e chi come censure a quanti criticano con crudezza di linguaggio le sentenze della magistratura. Beppe grillo comunque si sente chiamato in causa e, con ironia, sul suo blog replica così:

”Un plauso” al presidente Napolitano ”per aver sottolineato, anche se implicitamente, le parole eversive di Brunetta a proposito della condanna confermata in appello a quattro anni per frode fiscale per i diritti tv per le reti Mediaset di Berlusconi”.

Non la pensa così l’esponente del Pdl Sandro Bondi che tira in ballo senza esitazioni il leader dei grillini.

– Grillo – afferma – non va preso sottogamba, le sue uscite sono calibrate in modo tale da creare un crescendo di odio e di incattivimento nella società italiana.

Parallelamente l’Associazione Nazionale Magistrati (Anm) non nasconde la preoccupazione: ”si stanno utilizzando contro i magistrati espressioni violente e offensive estranee a ogni legittimo esercizio del diritto di critica”, sottolinea l’Anm, auspicando che vengano invece “accolti i reiterati inviti del Capo dello Stato a evitare conflitti”.

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