La pioggia stravolge il Giro, Intxausti nuovo leader

PESCARA – I fuochi d’artificio sono stati anticipati di un giorno, sulle rive dell’Adriatico, dove i colpi di cannone hanno accolto i clamorosi rovesci nelle prime posizioni della classifica generale del 96º Giro d’Italia di ciclismo.

La pioggia ha invece bagnato la maglia rosa nuova di zecca del basco Benat Elorriaga Intxausti, che in carriera non ha vinto tanto, ma al Giro ha sempre navigato nelle posizioni di vertice. Già l’anno scorso si era messo in mostra, facendo intravedere una certa predisposizione per le corse a tappe.

A Pescara ha vinto l’australiano Adam Hansen, protagonista di una fuga di oltre 140 chilometri.

Alla partenza da Marina di San Salvo si temeva una tappa fin troppo insidiosa, una specie di ‘Liegi’ in miniatura, con una serie infinita di salite, brevi ma dure, seguite da discese tecniche e rese molto pericolose dalla pioggia, che è cominciata a cadere a metà gara.

La fuga di giornata, oltre ad Hansen, ha visto protagonista anche Emanuele Sella, finito un paio di volte a terra. C’é stato spazio pure per un attacco di Danilo Di Luca, padrone di casa e favorito per la vittoria di tappa. Nel finale è successo di tutto: protagonista la pioggia e una strada che sembrava ricoperta di sapone, sulla quale sono caduti (quasi) tutti: soprattutto Nibali a Wiggins. Unici a restare in sella Hesjedal ed Evans, ma anche Scarponi. Alla fine chi ha pagato più è stato proprio Wiggins che, dopo essere finito a terra, ha avuto paura di farsi molto male e si è letteralmente paralizzato sui pedali, incapace di riprendere il ritmo di gara. Nibali, che nell’ultima discesa è partito in quarta, invece, dopo una scivolata in curva, si è ripreso abbastanza bene e (quasi) senza paura. L’inglese no. ‘Wiggo’ non è riuscito ad allontanare gli spettri, pensando forse anche alla cronometro di domani che lo vedrà sicuro protagonista.

Ai -19 km, sulla salita di Santa Maria de Criptis, il protagonista è stato appunto Di Luca che, dopo un allungo, ha raggiunto Taborre. L’abruzzese di Spoltore ha infiammato la corsa che, di lì a poco, è letteralmente esplosa, con Scarponi, Nibali e Gesink pronti a rispondere alle ‘provocazioni’ del vincitore del Giro 2007. Già a quel punto, Wiggins è apparso in difficoltà, finendo in coda al gruppo e staccandosi dagli attaccati. Il ‘baronetto’ ha dimostrato di patire, e molto, i percorsi eccessivamente tortuosi, le discese ardite, le curve a gomito. In altre parole, tutte le insidie e le trappole che il Giro d’Italia gli riserva quotidianamente. Prima dell’ultimo strappo, a San Silvestro, Nibali è partito e solo il fato è riuscito a fermare il suo impeto.

Ai -7,9 chilometri, lo ‘Squalo dello Stretto’ è finito lungo, con il sedere per terra, ma si è rialzato immediatamente senza battere ciglio. Poco dopo è andato ko anche Wiggins, in curva: da quel momento, per il leader della Sky è come se si fosse spenta la luce. Hansen è volato verso il traguardo, Intxausti si è intanto vestito di rosa per soli 5” su Nibali (che sarebbe stato leader senza quella caduta).

I due domani partiranno rispettivamente all’ultimo e al penultimo posto, a Gabicce mare; il messinese, in particolare, avrà 1’27” da gestire su Wiggins. Forse non basterà per evitare il sorpasso del cronoman inglese, ma gli permetterà di guardare avanti con rinnovata fiducia. Anche Nibali, infatti, adesso sa che questo Wiggins non è imbattibile, soprattutto se non ha al proprio fianco un gregario come il Chris Froome del Tour 2012.