Caso Ruby, chiesti per Berlusconi 6 anni di carcere e interdizione perpetua

Pubblicato il 13 maggio 2013 da redazione

MILANO – Al di la di ogni ragionevole dubbio Silvio Berlusconi ha pagato Ruby per fare sesso pur sapendo che era minorenne e, abusando del suo ruolo di presidente del Consiglio, ha fatto pressioni sui vertici e i funzionari della Questura di Milano affinchè la rilasciassero con lo scopo di evitare che rivelasse quel che era accaduto ad Arcore. Con questa convinzione il procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini ha chiesto per l’ex premier, imputato per concussione e prostituzione minorile nel processo con al centro la giovane marocchina, sei anni di reclusione, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione dagli uffici legali per sei anni. E’ durata circa sei ore la requisitoria di Ilda Boccassini che, con il pm Antonio Sangermano, rappresenta la pubblica accusa nel dibattimento sul Rubygate. Un intervento nel quale il pm ha messo in fila tutti gli elementi di prova emersi ”esclusivamente dalle carte processuali” e che si è snodato in un crescendo di accuse fino a sostenere che ”in nome della gravità dei reati commessi” e per il suo comportamento processuale (”ancora una volta si è difeso non nel processo ma fuori dal processo”) il Cavaliere ”non merita le attenuanti generiche”. Attenuanti che, in passato, lo hanno ”salvato” nel procedimento del Lodo Mondadori, quello sulla corruzione dei giudici. Per arrivare alla richiesta di condanna a sei anni, pena definita dalla difesa ”altissima”, il pm, dopo aver premesso che l’ex premier è finito alla sbarra per due leggi introdotte dal suo Governo per ”tutelare ancora di più il minore”, ha ricostruito punto per punto la vicenda in base non solo alle testimonianze rese in aula, ma soprattutto alle intercettazioni e ai documenti raccolti nel corso dell’inchiesta.

Ha raccontato di Ruby perennemente in fuga dalle comunità protette e del suo trasferimento a Milano, nel gennaio del 2010, sottolineando che, ancor prima di frequentare Villa San Martino, anche per i parecchi contanti che aveva in tasca, ”non ci sono dubbi che si prostituisse”. E poi del suo ‘sbarco’, a partire dal 14 febbraio di tre anni fa, nella residenza milanese del leader del Pdl dove era stato organizzato ”un sistema prostitutivo” per il quale aveva, lei ”la più gettonata del momento”, ”da Berlusconi direttamente quello che le serviva per vivere in cambio delle serate”.

“Non vi è dubbio – ha proseguito il magistrato – che Karima El Maroud aveva fatto sesso con Berlusconi e ne aveva ricevuto dei benefici”, quantificati poi nei circa 4,5 milioni di euro prelevati, questa è l’ipotesi, dal conto gestito da Giuseppe Spinelli nel giro di tre mesi, dopo che il Rubygate era scoppiato e la minorenne sentita dagli inquirenti ma anche da persone ”di riferimento” dell’ex premier in un misterioso interrogatorio datato 6 ottobre 2010.

Per il pm, poi, in molti nell’entourage dell’allora capo del Governo sapevano che era minorenne: innanzitutto Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti e, ovviamente, Caterina Pasquino, l’amica con cui era andata a vivere. Ed è proprio a causa dell’amica che Ruby il pomeriggio tra il 27 e il 28 maggio venne fermata e portata in Questura dove, dopo esser stata identificata e fotosegnalata avrebbe dovuto essere affidata, come aveva disposto il pm minorile Annamaria Fiorillo, a una comunità protetta. Invece, dopo un susseguirsi di telefonate tra Caterina Pasquino e Michelle Coicecao, la ”prostituta” brasiliana da cui la bella ‘Rubacuori’ si era trasferita e Nicole Minetti, Berlusconi (quella sera si trovava in Francia per un vertice europea) venne avvertito. Da qui la sua telefonata all’allora capo di Gabinetto Pietro Ostuni, la ”’colossale balla” del fatto che fosse nipote di Mubarak, e quindi il suo rilascio.

– C’era una batteria, quasi un apparato militare per proteggerla – ha osservato ancora il pm Boccassini aggiungendo che ”quella notte i vertici e funzionari a seguito di una interferenza del Presidente del consiglio rilasciarono la minore e la affidarono a una prostituta, tramite la Minetti”.

E tutto questo, per il pm, è ”provato” nonostante alcuni testimoni portati in aula siano stati ”costretti a mentire” oppure siano stati ”a libro paga” del Cavaliere, come le ‘Olgettine’ addirittura sentite nell’ambito delle indagini difensive ad Arcore.

L’ira di Berlusconi: “Sentenza da pregiudizio e odio”
”Odio e bugie”. Il Cavaliere attacca sul processo Ruby e la tregua sulla giustizia sembra diventare sempre piú difficile. Il fragile patto dell’Abbazia siglato tra le squadre di Enrico Letta e di Angelino Alfano all’indomani della manifestazione anti-toghe di Brescia, con l’impegno di una moratoria su piazza e comizi, é infatti subito messo a dura prova dal ‘terzo atto’ giudiziario su Silvio Berlusconi. La pesante requisitoria del Pm Boccassini, chiusa con la richiesta di condanna per l’ex premier a 6 anni con l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, é andata oltre ogni piú pessimistica previsione del leader Pdl.

– Schizzi di fango a ripetizione – si é ribellato il Cav .

Dopo la sentenza d’appello di Milano sui diritti Tv che ha confermato la condanna a quattro anni di carcere e la richiesta di Napoli sulla presunta compravendita dei parlamentari, il cerchio si chiude con una ‘accusa odiosa’, quella di prostituzione minorile oltre che di concussione.

– Teoremi, illazioni, forzature, falsità ispirate dal pregiudizio e dall’odio, tutto contro l’evidenza, al di là dell’immaginabile e del ridicolo – ha tuonato Berlusconi facendo peraltro sapere di avere snobbato la requisitoria della ‘nemica’ Boccassini alla quale ”tutto è consentito” perchè protetta dallo ”scudo di una toga”.

– Povera Italia! – ha chiosato infine Berlusconi attorno al quale hanno fatto quadrato tutti i fedelissimi.

Appena giunta la notizia della richiesta di condanna è infatti partita a razzo la contraerea piediellina: con Fabrizio Cicchitto che è andato giù duro parlando di tentato ”assassinio di Berlusconi per via mediatico-giudiziaria”. Mentre gli faceva eco Antonio Leone che dipingeva la Pm Boccassini come un boia con la sua ”ghigliottina giudiziaria”. Con la netta certezza, da parte di Berlusconi e dei suoi che l’obiettivo delle toghe ‘politicizzate’ è quello di ‘farlo fuori’, di condannarlo all”ergastolo politico’ (come ha detto la senatrice Casellati). Una mitragliata di accuse ‘orribili’ di fronte alle quali ”anche la più forte delle querce può crollare”, ha annotato Gianfranco Rotondi che si è addirittura appellato al ‘dovere della preghiera’ per il Cav.

Ma più che una ‘preghiera’, è stato un ‘comandamento’ quello impartito da Enrico Letta alla squadra del Pdl poco prima di lasciare il conclave. ‘Stop ai comizi, e impegno ad affrontare esclusivamente i temi dell’agenda di governo è una decisione di buon senso per risolvere i problemi che ci sono e che non si risolvono con la bacchetta magica”, ha spiegato il premier imponendo delle ‘regole’ di sopravvivenza. Con Alfano che ha ammesso l’esistenza di problemi (lo scontro tra i due su Brescia ha lasciato qualche strascico) ma ha poi detto che bisogna andare avanti e guardare al ”bene del paese”. Una tregua (a tempo) alla quale si è adeguato anche il battagliero Brunetta che nonostante la mina Ruby, ha assicurato: da parte del Pdl ”non ci sarà nessun fallo di reazione” e quindi ‘non ci sono rischi per il governo’. Ma sul bavaglio ai ministri e sulle autonome forme di comunicazione non ha garantito:

– Non credo che i divieti di parlare servano a qualcosa e comunque, tanto non durerà più di 15 giorni…

Le tesi dell’accusa e quelle della difesa
Non c’è ovviamente alcun punto di accordo tra le tesi dell’accusa e quelle della difesa nel processo sul caso Ruby a carico di Silvio Berlusconi. E i ‘nodi’ principali della ‘dialettica’ tra i pm e gli avvocati dell’ex premier risiedono sia nella descrizione di quelle serate che si svolgevano ad Arcore sia nella telefonata che il leader Pdl fece ai funzionari della Questura l’ormai famosa notte tra il 27 e il 28 maggio del 2010.

Mentre la Procura di Milano, infatti, è convinta che a Villa San Martino c’era una ”sistema prostitutivo organizzato” da Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti per soddisfare con tante ragazze il ”piacere sessuale” dell’ex premier, per la difesa, invece, nella residenza del Cavaliere andavano in scena ”cene eleganti e normali”, dove si parlava anche di politica, e non c’erano ”toccamenti o spogliarelli”, come sostiene l’accusa.

Per i pm poi Ruby sarebbe stata una delle ragazze che si prostituivano con Berlusconi, e l’avrebbe fatto quando era minorenne. E della sua minore età, secondo la Procura, ne erano a conoscenza Fede, che la portò ad Arcore, ma anche Minetti e altre persone ”dell’entourage di Berlusconi”. E di conseguenza anche l’ex premier, secondo i pm, era consapevole che la marocchina aveva 17 anni. Proprio per evitare che venissero alla luce i suoi rapporti con la ragazza e quello che avveniva ad Arcore, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, Berlusconi avrebbe fatto ”pressioni” sui funzionari della Questura per ottenere il rilascio di Ruby, quando venne portata in via Fatebenefratelli nel maggio 2010.

Berlusconi, dal canto suo, invece, ha più volte ripetuto di non aver ”mai avuto rapporti intimi” con la ragazza e la stessa giovane lo ha sempre negato. Il Cavaliere, inoltre, ha spiegato in più occasioni che lui non sapeva che la ragazza fosse minorenne e che Nicole Minetti lo venne a sapere quando si presentò in Questura quella notte. Secondo le testimonianze raccolte dalla difesa, la marocchina diceva di avere ”24 anni” e di essere la nipote di Mubarak. Così Berlusconi, sempre stando alla sua versione, sarebbe intervenuto telefonando ai funzionari della Questura per evitare un ”incidente diplomatico”. Secondo i pm, però, i funzionari di polizia disattesero le disposizioni del pm minorile Annamaria Fiorillo che aveva disposto che la ragazza passasse la notte in Questura, in attesa di un collocamento in comunità

Il giro del mondo sulla stampa estera
‘Rubygate, chiesti 6 anni e l’interdizione dai pubblici uffici per Berlusconi”. Così la richiesta formulata dal pm Ilda Boccassini nel processo Ruby rimbalza sulla stampa mondiale, dalla Gran Bretagna agli Usa, con i siti dei principali quotidiani che sottolineano come le vicende giudiziarie del Cavaliere possano destabilizzare la ”fragile” coalizione al governo, della quale Berlusconi è uno dei ”sostenitori chiave”. In Gran Bretagna la notizia è sull’apertura del FINANCIAL TIMES che osserva come il processo giunga ”ad un momento cruciale per il nuovo governo italiano, una coalizione fragile e senza precedenti” tra Pdl e Pd e ora ”c’è il timore che Berlusconi possa destabilizzarla nel caso creda che la sua carriera politica rischi di essere distrutta nei tribunali”.

”Sei anni di carcere e la fine della carriera politica” evidenzia in Germania SPIEGEL ONLINE riassumendo le richieste della Boccassini mentre SUDDEUTSCHE ZEITUNG parla di ”nuovo atto” tra Berlusconi e la magistratura. Il tabloid BILD titola ”Servito a Berlusconi il conto del Bunga-bunga” soffermandosi su ”Ilda La Rossa, il piu’ famoso procuratore italiano”.

In Francia il ”Rubygate” rimbalza sui principali giornali, da LE FIGARO a LE NOUVER OBSERVATEUR fino a LE MONDE che titola ”Duro ritorno alla realtà per Berlusconi”.

Oltreoceano la CNN si sofferma sul processo contro il ”controverso ex premier, coinvolto da anni in frodi, corruzione e scandali sessuali spesso finiti in tribunale”. Per il WASHINGTON POST, infine, la richiesta della Boccassini giunge dopo la conferma in appello delle condanne per il processo Mediaset, ”accrescendo i dubbi sul futuro politico di Berlusconi in un delicato momento per l’Italia”.

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