Saccomanni rassicura l’Ue: “Impegno sui conti non cambia”

BRUXELLES  – L’Italia, ancora una volta sotto esame a Bruxelles, rassicura l’Europa: il nuovo governo ”conferma gli impegni” del precedente e ”tutte le misure che si appresta a prendere non alterano i saldi del 2013”, spiega il ministro Fabrizio Saccomanni.

“Un’agenda ambiziosa” per il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, che comunque si dice ”rassicurato” dalla volontá italiana di proseguire il cammino sui conti giá segnato dal governo Monti. E ricorda che dal quel cammino non si devia:

– Invitiamo il nuovo governo a mantenere il ritmo di consolidamento di bilancio – spiega l’olandese.

L’attenzione dell’Eurogruppo é tutta per l’Italia, che deve rassicurare i suoi partner sulla tenuta dei conti e soprattutto sul percorso di rilancio di crescita e occupazione. E, da parte sua, cominciare a capire che margini di flessibilitá ci sono per svincolarsi dall’austerità che ha tolto ogni margine di manovra al governo.

Il ministro Saccomanni, come da programma, illustra ai suoi colleghi le priorità del governo in materia economica e riesce nell’intento di rassicurarli sul rispetto degli impegni presi con l’Europa:

– Le misure che stiamo prendendo e che affrontano problemi urgenti saranno prese in modo da non alternare i saldi della finanza pubblica per il 201 –  spiega Saccomanni. Per gli anni a venire è un’altra storia, e il ministro non si sbilancia. L’Italia assicura quindi il rispetto dei vincoli del deficit e degli impegni a fare le riforme per rilanciare la crescita che si fatica a rivedere. Ma a parte rassicurare, il nuovo governo non fa alcuna mossa a Bruxelles per ora, perchè aspetta prima che la Commissione europea decida se chiudere o meno la procedura per deficit eccessivo, e lo farà il 29 maggio, accompagnando il verdetto con una serie di ‘raccomandazioni specifiche’ che il Paese dovrà rispettare per non finire di nuovo sotto la lente di Bruxelles. Ma quando la procedura sarà chiusa, sarà difficile per l’Europa opporre un ‘no’ alla richiesta italiana di maggiore flessibilità. A quel punto infatti il governo potrà far valere tutti i benefici di cui gode chi si trova nel ‘braccio preventivo del Patto di stabilità’, ovvero chi rispetta i suoi vincoli. Tale flessibilità consente di mettere in cantiere ‘investimenti produttivi’ co-finanziati dalla Ue che non peseranno sul computo del deficit, e fare manovre ‘anticicliche’, cioè mirate alla crescita.

Se l’Europa è disposta a concedere all’Italia flessibilità sulla riduzione del deficit, e quindi chiuderà un occhio se il percorso di discesa del disavanzo non sarà così costante, non tollererà però più rinvii sul fronte delle riforme. Bruxelles ha già più volte chiesto all’Italia un piano serio per rilanciare la crescita, e ancora non vede contenuti.

Con un debito elevato come quello italiano, che già quest’anno sforerà il 130% del pil, l’Italia è ‘costretta’ a crescere se vuole vedere ridotto il rapporto debito/pil. Del resto a Bruxelles lo ripetono da tempo: l’economia italiana ha raggiunto una debolezza strutturale, ed era debole anche prima della crisi, quindi la prima urgenza è riguadagnare competitività.

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