Siria, si prepara “Ginevra 2” ma crescono le difficoltà

Pubblicato il 14 maggio 2013 da redazione

BEIRUT. – La diplomazia delle grandi potenze cerca con rinnovato vigore un accordo internazionale per metter fine alla mattanza siriana, ma gli sforzi sembrano destinati a scontrarsi sul muro di gomma del regime di Damasco, le endemiche divisioni del litigioso fronte delle opposizioni siriane e le ambiguità contenute nello stesso nuovo piano di pace abbozzato da Mosca e Washington. La scena politica regionale è stata dominata ieri dall’incontro in Russia tra il presidente russo Vladimir Putin, il premier israeliano Benyamin Netanyahu e il capo dell’intelligence militare di Israele (Aman) generale Aviv Kochavi. Netanyahu si è recato in Russia per tentare di bloccare in extremis la fornitura alla Siria di batterie missilistiche S-300. Una volta operative, secondo Israele, quelle batterie rappresenterebbero una minaccia costante per le attività dell’aviazione israeliana anche all’interno del proprio spazio aereo. Putin si è detto a favore di una soluzione politica e ha riferito che lui e Netanyahu condividono l’idea che “la prosecuzione del conflitto militare in Siria è gravida di conseguenze più dannose sia perla Siriache per la regione”.

Dal canto suo, il segretario di Stato Usa John Kerry ha confermato che a giugno si terrà la “conferenza di pace sulla Siria”, definita “Ginevra 2” in riferimento all’analoga e fallimentare conferenza del giugno 2012. Quest’altra iniziativa è promossa da Washington e Mosca, ma non ha ancora incassato le adesioni fondamentali del regime e di parte delle opposizioni siriane. “Se (il governo siriano) decidesse di non sedersi al tavolo delle trattative – ha detto Kerry – sarebbe l’ennesimo grave errore del presidente Assad”.

Il segretario di Stato oggi in Svezia incontrerà il ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov. I due si ritroveranno a giorni in Giordania, dove è prevista una riunione preparatoria per Ginevra 2. Tra i partecipanti attesi vi sono anche i capi delle diplomazie di Gran Bretagna, Turchia, Qatar, Arabia Saudita e Francia. Proprio Parigi ha affermato, tramite il suo ministro degli esteri Laurent Fabius, che l’organizzazione della Ginevra 2 è “molto difficile” a causa delle ambiguità insite nel piano previsto per la transizione politica in Siria: questa – si chiedono osservatori, attori protagonisti e comparse – dovrà avvenire con o senza il presidente Bashar al Assad? A tal proposito, il governo siriano ha fatto sapere di voler conoscere i dettagli della conferenza internazionale prima di decidere se partecipare all’evento. Ela Coalizionedelle opposizioni siriane in esilio, piattaforma sostenuta dagli Stati Uniti, dalla Turchia e dai Paesi del Golfo, già ieri aveva preso tempo affermando di non esser sicura di voler partecipare. Sul fronte delle opposizioni, dopo due giorni di riunioni al Cairo, il fronte dei dissidenti laici ostili ai Fratelli musulmani siriani, che dominanola Coalizione, hanno annunciato la nascita dell’Unione dei democratici proprio in funzione anti-Fratellanza. Sul terreno si assiste, tra l’altro, alla lenta ma regolare avanzata delle truppe di Assad e degli Hezbollah libanesi a sud-ovest di Homs, nella regione frontaliera col Libano. E continua a far scalpore il video choc diffuso domenica di un miliziano anti-regime che ha addentato il polmone, in precedenza si era detto il cuore, di un presunto lealista dopo averlo estratto dal corpo già senza vita. L’atto barbaro è stato condannato dalla Coalizione delle opposizioni, che hanno detto di voler arrestare e processare l’uomo. Quest’ultimo, identificato come Khalid Al Hamad, alias Abu Sakkar, ha parlato con Time – via Skype – affermando di aver agito per vendetta dopo aver scoperto sul cellulare della vittima video in cui si mostrano violenze sulle donne dei quartieri ribelli di Homs. Non è per nulla pentito: “Spero riusciremo a sgozzare tutti gli alawiti. Ho un altro video in cui faccio a pezzi un’altro shabbiha con una sega, come quella che si usa per gli alberi. Voi non vedete quello che ci stanno facendo qui, non vivete quello che viviamo noi. Dove sono i miei fratelli, i miei amici, le ragazze del quartiere che sono state stuprate? Che Dio li benedica tutti”. Intanto, il nuovo bilancio aggiornato – ma non verificabile in maniera indipendente – fornito dall’Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus), ostile al regime, indica che le vittime in più di due anni di violenze sono circa 94mila: 82mila uccisi a cui si aggiungono oltre 12mila dispersi e rapiti. Gli stessi dati erano stati forniti domenica, adesso sono stati rielaborati con nuove conferme, spiega l’Osservatorio.

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