Scintille Brunetta-Boldrini. Vietti: “Toghe non destabilizzano”

Pubblicato il 14 maggio 2013 da redazione

ROMA  – Silvio Berlusconi è rientrato ieri nella Capitale ma, invece del solito vertice con lo stato maggiore del partito, il Cavaliere si è chiuso nei suoi uffici con gli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo a cui si sarebbe aggiunto anche il professor Franco Coppi. Una riunione insomma con l’interno collegio difensivo che arriva all’indomani del processo Ruby e a poche ore da un altro appuntamento sempre legato alle sue vicende processuali.

Berlusconi infatti è stato sentito per tre ore dalla procura di Roma nell’ambito del processo di Bari a carico di Gianpaolo Tarantini. Che la giustizia resti l’argomento ‘caldo’ per il Pdl (tanto da far scandire a Vietti che i ”magistrati non destabilizzano, ma fanno il loro dovere) è ormai un dato di fatto. Nonostante l’ex capo del governo si affanni a ripetere che i ”suoi” problemi giudiziari non hanno nulla a che vedere con la tenuta del governo, la tensione tra le diverse anime della maggioranza continua a crescere. E il livello di guardia preoccupa i suoi ‘alleati’ di governo.

Dal Pd ad alzare la voce ci pensa Alessandra Moretti che bolla come ”inopportuno” lo speciale di Canale 5 sul processo Ruby mentre il presidente della commissione Bilancio Francesco Boccia invita il Cavaliere ”ad accettare il giudizio dei magistrati”. I toni non si placano nemmeno a via dell’Umiltà e lo dimostra lo scontro in Aula tra il capogruppo del Pdl Renato Brunetta ed il presidente della Camera Laura Boldrini. L’oggetto del contendere è la manifestazione di Brescia e la richiesta da parte del Pdl alla presidente di Montecitorio di condannare gli scontri.

– Usa due pesi e due misure – accusa Brunetta e la Boldrini replica:

– Non intervengo su pressioni di parte.

E Brescia finisce nel mirino anche di Magistratura Indipendente che al Csm ha avanzato ufficiale richiesta di un intervento a tutela dei magistrati di Milano. Berlusconi dal canto suo sceglie di restare in silenzio. Dopo il forfait a Quinta Colonna l’altra sera su Rete4, l’ex capo del governo studia la controffensiva. Da un lato starebbe valutando l’idea di una nuova manifestazione in piazza (oggi ne dovrebbe discutere a palazzo Grazioli in una riunione ad hoc), ipotesi suggerita dai falchi pidiellini. Ma c’è chi suggerisce prudenza e tra questi pare anche gli stessi familiari. L’idea infatti sarebbe quella di sospendere le manifestazioni e concentrarsi più sull’offensiva mediatica magari attraverso tv locali. Ecco perchè Berlusconi straebbe valutando l’idea di dare forfait al comizio di chiusura della campagna elettorale ad Aosta scegliendo solo di ‘chiudere’ la campagna elettorale di Gianni Alemanno il 24 a Roma. Sempre con il sindaco di Roma ci sarebbe in programma una cena elettorale domani sera.

La corsia dei processi anche se parallela al momento non mette in discussione la tenuta dell’esecutivo, ma il Cavaliere chiede che Letta passi dalle parole ai fatti.

– Aspetto venerdì il consiglio dei ministri – è il ragionamento fatto con i fedelissimi – per il decreto che sospende la rata di giugno dell’Imu. Si tratta di un primo passo in attesa dell’abrogazione totale.

Anche nel Pdl la sensazione che si respira è che al momento il Cavaliere non abbia nessuna intenzione di mettere in discussione il governo né tantomeno il doppio ruolo di Angelino Alfano, su cui il malumore all’interno del partito è oramai evidente. Certo, sono gli stessi big pidiellini ad ipotizzare che la situazione potrebbe mutare quando a giugno arriverà la sentenza di primo grado sul processo Ruby. Sempre nello stesso mese è atteso il pronunciamento della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento per il processo Mediaset. Se la Consulta dovesse accettarlo il processo tornerebbe indietro ed i tempi si allungherebbero, in caso contrario si dovranno valutare eventuali contraccolpi sugli equilibri della maggioranza.

 

ITALIA 1

Tav, attacco al cantiere: molotov e mortaio a Chiomonte

TORINO – Bombe carta, molotov e persino un mortaio artigianale contro il cantiere della Torino-Lione in Valle di Susa.

– Fatti gravissimi ed esecrabili – li definisce il ministro dell’interno, Angelino Alfano, dando ragione a chi parla di ”escalation” e sottolineando che ”lo Stato non si lascia sopraffare dai delinquenti che forse la notte scorsa volevano uccidere”.

L”atto di guerra”, come lo chiama il presidente della Regione Piemonte Roberto Cota, ha portato alla convocazione lampo, a Torino, di un comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico. Al tavolo, oltre ad Alfano, c’era il ministro per le Infrastrutture Maurizio Lupi, il vicecapo vicario della Polizia di Stato Alessandro Marangoni, il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Leonardo Gallitelli, il procuratore Gian Carlo Caselli e il questore di Torino Antonino Cufalo.

Alfano ha pronunciato un ”grazie di cuore” alle forze dell’ordine e anche alla magistratura ”per la forza e l’equilibrio con cui conduce le indagini sulle vicende valsusine”. L’assalto è stato portato da una trentina di incappucciati: alcuni hanno creato un diversivo sparando bengala e bombe carta, altri hanno bloccato i cancelli con dei cavi d’acciaio sui cancelli per impedire le sortite dei poliziotti, altri ancora si sono inerpicati su un cocuzzolo e hanno scagliato una dozzina di molotov, danneggiando un mezzo.

Le modalità dell’azione e le preoccupazioni per una recrudescenza dell’opposizione al supertreno hanno portato a una serie di decisioni: rafforzare il già nutrito contingente delle forze dell’ordine, allargare la fascia di rispetto del cantiere, creare una task force al ministero delle Infrastrutture fra governo nazionale e istituzioni locali.

– Accelereremo – annuncia inoltre Alfano – la ratifica del trattato fra l’Italia e la Francia, che sarà all’ordine del giorno della prima riunione operativa del Consiglio dei ministri, in programma venerdì.

Ltf, società responsabile della sezione transfrontaliera della Nuova Linea Torino-Lione, parla di una incursione ”di carattere quasi terrorista”, ”l’ennesima aggressione, che mette a repentaglio la vita dei lavoratori”. Modalità e violenza, secondo il sindaco di Torino Piero Fassino, ”richiamano alla memoria stagioni eversive tristi e buie del passato”.

– Se un giorno dovesse andare storto qualcosa e succedesse qualcosa di più grave, tutti quelli che oggi hanno taciuto se ne dovranno assumere la responsabilità – è l’allarme lanciato dal senatore Pd Stefano Esposito, noto attivista pro Tav, mentre il presidente della Provincia Antonio Saitta non usa mezzi termini e definisce ”questa ennesima aggressione un atto di terrorismo”. Unanime la condanna della violenza da parte delle forze politiche. E mentre il dibattito si divide tra favorevoli e contrari all’opera, il ministro Lupi ribadisce che ”la violenza non fermerà un’opera fondamentale e strategica per l’Italia e per l’Europa” e ”a favore della quale si sono impegnati tutti i governi”.

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