Lite sulla Legge Elettorale: in salita i primi 100 giorni di Letta

ROMA – Mentre il Porcellum torna a dividere i soci della maggioranza che sostiene il governo, mostrando nuovamente le distanze che separano Pd e Pdl, Enrico Letta cerca consiglio e confronto in chi lo ha preceduto a palazzo Chigi: in poche ore riceve gli ‘ex’ Romano Prodi e Mario Monti. Vede pure Vincenzo Visco, già ministro del Tesoro. Con loro parla di tutto, ma soprattutto di Europa e dei prossimi cruciali summit Ue (maggio e giugno) dedicati a energia, evasione fiscale, crescita e occupazione.

Il dibattito politico però si concentra su altro. L’idea di Letta di ritoccare subito l’attuale legge elettorale nella malaugurata ipotesi di una crisi che riporti il Paese alle urne, non piace per niente al Pdl. Il partito di Silvio Berlusconi, spalleggiato dalla Lega, fa quadrato nel dire che le priorità sono altre e che il Porcellum va affrontato solo al termine del percorso di riforme istituzionali.

– La legge elettorale non può essere scissa da una riforma della Costituzione – avverte Fabrizio Cicchitto, per il quale le priorità del governo sono altre, a cominciare dalla crisi economica.

Identica posizione la esprimono tutti i maggiorenti del Pdl, compreso Francesco Paolo Sisto, presidente della Commissione affari Costituzionali della Camera che, nel progetto di Letta, dovrebbe presiedere anche la Convenzione. Di tutt’altro avviso il Pd, che difende l’impostazione del presidente del Consiglio.

– Dobbiamo assolutamente evitare di tornare a votare con la legge Calderoli – osserva Anna Finocchiaro, che sottolinea come l’abrogazione dell’attuale testo, ”magari correggendo la legge previgente”, resta ”la prima necessità costituzionale”.

Il Movimento Cinque Stelle pare sulla stessa linea.

– Sicuramente dobbiamo togliere questa legge indegna – tuona Vito Crimi.

A ribadire la linea del governo ci pensa Gaetano Quagliariello (Pdl) che, per nulla intimorito dallo stop arrivato dal suo partito, conferma l’intenzione di incontrare i partiti per verificare se vi siano margini sufficienti ad introdurre una ”clausola di salvaguardia” che consenta di tornare alle urne ”in qualsiasi momento”. Visto che, ricorda il ministro per le Riforme, l’attuale sistema di voto è di ”dubbia costituzionalita”’. Il che non significa rinunciare ad una riforma più ambiziosa sulla base delle modifiche costituzionali che saranno decise, ma avviare un ”doppio binario”.

La strada dei primi 100 giorni, dunque, resta in salita per il governo. E non solo sul terreno delle riforme. Anche sulle misure economiche. Il ministro del Lavoro Giovannini non ha saputo dire se sul rifinanziamento della Cig il governo potrà andare al di là di misure ”tampone”. Anche sull’Imu, secondo dossier caldo sul tavolo del Cdm di venerdì, non è ancora chiaro se le coperture previste dal ministro Saccomanni consentiranno di congelare l’imposta anche sui capannoni, come chiede il Pdl. Anche perchè il governo intende arrivare ai prossimi vertici Ue rispettando gli impegni assunti.

E’ in questo quadro complesso che Letta ha voluto incontrare Prodi, Monti e Visco. Con il primo ha parlato molto di politica estera, di Cina e Medio Oriente, ma anche dei temi europei. A Monti il premier ha chiesto consigli su come affrontare i prossimi summit Ue. La partita è molto simile a quella che il professore ha giocato a giugno dell’anno scorso. Anche ‘l’avversario” è lo stesso: il professore gli ha suggerito di non tentare di isolare la Merkel, sostenendo che per cambiare le cose in Europa bisogna in primo luogo essere credibili. Letta, per parte sua, gli ha riferito del conclave di Spineto e della road map che ha in mente per le riforme. Dallo staff del premier non si esclude che altri colloqui, con altri leader della maggioranza, possano avvenire nei prossimi giorni.

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